Archivi tag: 70° compleanno

Settant’anni di rivoluzione

hgvjbkjhjsdgcvshjcEra proprio il primo ottobre di 70 anni fa che Mao proclamò la nascita dell Repubblica popolare cinese nella piazza Tien’anmen di Pechino, davanti alla Porta della Pace Celeste, quasi a significare una cesura assoluta col vecchio e liquefatto mondo imperiale cinese, ma in qualche modo anche una continuità col passato. La fondazione di un regime che inalberava la falce e il martello su un’area immensa non fece certo piacere agli Stati Uniti che avevano fatto di tutto per impedirlo, foraggiando a più non posso un generale corrotto e opportunista, Chiang Kai Shek che aveva raggiunto il potere civettando con i sovietici per poi fare strage di comunisti e che negli anni ’30 invece di difendere il Paese contro l’invasione giapponese ( del resto aveva passato buona parte della sua vita nel Sol Levante del cui esercito aveva fatto anche parte) usava tutta la forza disponibile per tentare di sconfiggere l’armata di Mao. Ma a quel tempo la cosa non impensierì più di tanto Washington che proprio in quel periodo doveva vedersela con l’esplosione della prima bomba atomica sovietica che ridisegnava i rapporti di forze ( vedi nota) : la Cina dopotutto era un Paese estremamente arretrato sia per cause interne che per i costanti tentativi di colonizzazione occidentale attuati anche attraverso il commercio dell’oppio e ci sarebbero volute, così si pensava, molte generazioni perché potesse diventare un problema.

Sebbene appena due anni dopo la proclamazione della Repubblica popolare il suo esercito fosse riuscito a cacciare  gli americani dalla Corea del Nord e persino ad accerchiare il grosso delle forze Usa ( i marines così valorosi nei film aspettarono che fosse un reggimento turco a sacrificarsi quasi interamente per spezzare l’accerchiamento) nessuno immaginava o voleva immaginare che la Cina comunista sarebbe divenuta in qualche decennio l’elemento cardine della politica planetaria: a impedirlo non erano solo le condizioni di partenza, ma anche la convinzione che un regime comunista non sarebbe stato in grado di portate l’ex celeste impero a un ruolo di primo piano nell’economia. Anzi questo era l’argomento principale della narrazione capitalista: visto che era difficile contestare il principio di eguaglianza e di lotta allo sfruttamento, si diceva che il sistema dell’economia pianificata non funzionava e che non permetteva l’abbondanza che invece il capitalismo e il mercato garantivano.

Per questo molto a lungo si è ignorata la gigantesca crescita cinese che sottraeva alla povertà e alla fame centinaia di milioni di persone, pur in mezzo a contraddizioni ed errori,  in un processo che per dimensioni non ha eguali nell’intera storia e ci si si soffermava al contrario su alcune narrazioni sospette o talvolta di pura invenzione come quelle di Piazza Tien’anmen con il famoso uomo davanti al carro armato, della mitica costituzione tibetana custodita dal Dalai Lama, per finire con oscure notizie di rivolte nelle regioni occidentali che nessuno ha mai mostrato e dimostrato, ma prima ancora sulle vittime della rivoluzione culturale che oggi sappiamo furono tra dirette e indirette mezzo milione e non le cifre di assoluta fantasia che ancora circolano: praticamente un decimo di quelle prodotte dalle guerre occidentali negli ultimi decenni. Tuttavia quando non è stato più possibile negare l’ascesa manifatturiera cinese e anche il benessere diffuso che di alcune delle regioni punta si è detto che questo era dovuto al fatto che in realtà il Paese era diventato capitalista, nonostante la presenza di pianificazione statale in ogni settore, la  massiccia presenza del pubblico nelle attività economiche e il fatto che  tutto il sistema bancario e creditizio sia in gran parte statale e le eccezioni siano sotto lo stretto controllo statale. E’ meraviglioso leggere i report del capitalismo che è riuscito nell’impresa di far calare i redditi di centinaia di milioni persone per darli ai grandi ricchi, biascicare di inefficienza o poca efficienza del sistema cinese. C’è in questo il lato becero e patetico di chi guida il declino dell’occidente, negandone i motivi di grandezza e respingendolo verso  forme di oscura satrapia del denaro. Non voglio nemmeno entrare in questioni accademiche che riguardano le ideologie, anche perché la Cina fin dal primo ottobre del 1949 ha rappresentato una via diversa.evolutiva del comunismo rispetto a quella sovietica non fosse altro perché è stata una rivoluzione contadina e non operaia, ma in generale in occidente non si è capito molto del né del Paese di mezzo né della rivoluzione culturale, non riuscendo ad uscire dai propri schemi e ad afferrare, da vecchi colonialisti nel cui inconscio è sempre fissata l’idea di supremazia, che nelle condizioni storiche in cui si è affermato il maoismo riscatto popolare e riscatto nazionale- culturale hanno coinciso, cosa che ha reso quanto mai forte la rivoluzione vigorosamente sopravvissuta agli errori commessi dal grande timoniere e agli assalti esterni.

Rimane il fatto che all’ascesa della Cina e alla sua peculiarità di approccio ai problemi si deve lo scardinamento del mondo unipolare realizzatosi dopo  lo sfaldamento dell’Unione sovietica, qualcosa di assolutamente inimmaginabile 70 anni fa e tuttora incomprensibile per l’occidente che non riesce a prenderne pienamente atto.

Nota Per alcuni anni dopo la fine della guerra circolarono piani e ipotesi di riprendere il conflitto, ma questa volta contro l’Unione sovietica. E’ noto il piano Unthinkable espressamente voluto da Churchill nell’estate del ’45  che comprendeva anche l’utilizzo delle forse naziste superstiti: irrealizzabile al momento, ma comunque mai abbandonato, aggiornato e messo in sonno caso mai se ne presentasse l’occasione. La bomba sovietica del ’49 lo fece definitivamente affondare.

 

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: