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Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come.

Il rogo della ragione

Landscap

Come siamo finiti così? Ho ancora sotto gli occhi i filmati del 1933 quando a Berlino, sotto la regia del dottor Goebbels vennero bruciati i libri che non erano in accordo con le visioni del nazionalsocialismo: un rito pagano il cui sacerdote urlava i nomi degli autori da bruciare mentre i volumi venivano gettati tra le fiamme. Si era detto mai più e  invece ci risiamo in pieno, il rogo dei libri non è più un corrusco bagliore nella notte perché quasi tutto ormai corre sui bit, è più simbolico, ma altrettanto concreto: non viene sopportata altra verità se non quella del potere incarnata in un’oligarchia dispotica che pretende fedeltà  assoluta e che purtroppo l’ottiene o con le buone della persuasione palese e occulta oppure con le cattive della paura e della repressione. Si è arrivati a punti di caduta morale e intellettuale inimmaginabili fino a qualche anno fa:  in Gran Bretagna per esempio il Guardian (seguito in ltalia dal Manifesto noto quotidiano anticomunista e di estrema destra globalista) cerca di ricattare e delegittimare gli scienziati di punta che hanno firmato la Dichiarazione Great Barrington, nella quale si chiede un approccio più realistico e meno apocalittico alla pandemia. Non vengono affatto confutate le idee espresse nel documento, anche perché sarebbe irrimediabilmente pericoloso innescare un vero confronto scientifico sulla narrazione pandemica, ma si getta solamente fango sulle persone. Per esempio il giornale britannico ha fatto sapere al professor Martin Kulldorff di Harvard, uno dei firmatari della dichiarazione, di stare per pubblicare una sorta di j’accuse nei sui confronti basata sul fatto che egli ha partecipato una volta a un programma radiofonico internet che in precedenza aveva ospitato alcuni antisemiti e negazionisti dell’Olocausto. E allora che relazione c’è fra le due cose? Di più, che relazione c’è con la realtà?  In passato anche il Guardian e la Bbc hanno parlato di questi personaggi equivoci, in qualche caso li hanno anche intervistati, eppure adesso pretendono di essere l’unico verbo pandemico.

Tuttavia finché queste operazioni vengono fatte dalla stampa mainstream, ovvero da strumenti finanziati e dipendenti dalle oligarchie, ci si può indignare, ma si può perfettamente capire il meccanismo di aggressione che si attacca ad argomenti idioti, la cosa raccapricciante è invece che la censura è invocata anche dal basso e da gente che ci si aspetterebbe intellettualmente aperta. E’ bastato che alla New York University il professor Mark Crispin Miller esortasse gli studenti del suo corso di storia e tecnica della propaganda a leggere la letteratura scientifica sull’efficacia delle mascherine contro la trasmissione del COVID-19, perché una studentessa sdegnata da questo sfacciato attentato alla verità ufficiale, cominciasse a twittare contro il docente colpevole di una “malsana quantità di scetticismo nei confronti degli operatori sanitari” chiedendone il licenziamento. E l’università invece di riconoscere in tutto questo un’episodio di ignoranza e di abissale idiozia,  ha dato corda a questi atteggiamenti e ha inviato una lettera agli studenti ( senza dir nulla a Mark Miller) in cui si veniva deprecata questa forma di “disinformazione”, esortando gli studenti a dare retta al Cdc ( Center for disease control) secondo le cui ultimissime prescrizioni le mascherine servono, dopo però aver detto più volte che non servivano. E adesso vuole licenziare il docente per il quale si è aperta un’affollatissima petizione perché venga difesa la libertà di insegnamento.

Va sottolineato che tutto questo avviene nel momento in cui il responsabile del programma per le emergenze sanitarie dell’OMS ha confermato che il rateo di mortalità del Covid 19 è dello 0,14 %, situandosi dunque a un livello inferiore a quello di molte ondate di influenza pur dovendo scontare una massiccia sovrastima dei decessi affibbiati al virus anche in presenza di altre gravi patologie, spesso allo stadio terminale, che normalmente non vengono attribuiti alle sindromi influenzali. In particolare il tasso di sopravvivenza è del 99,997 % da 0 a 19 anni; del 99,98 per cento da 20 a 49 anni: del 99,5% da 50 a 69 anni; del 94,6%  dai 70 in poi. L’Oms non ha comunicato quale potrebbe essere il tasso di sopravvivenza in assenza di altre gravi patologie probabilmente perché si avvicinerebbe pericolosamente allo zero assoluto. Ma anche così ci troviamo di fronte a un’influenza e nulla più, anche se qui e là costellata da una mortalità più alta del normale a causa dei gravissimi errori commessi nei primi tempi, soprattutto con la concentrazione delle persone maggiormente a rischio in ospedali e case di cura. Si tratta di dati ufficiali come richiesto dalla studentessa idiota, eppure su questo viene costruita una apocalisse immaginaria che non ci si può permettere di smascherare pena il rogo , efficacemente sostituito dai licenziamenti, dai silenziamenti, dalle calunnie da parte di gente non diversa da quella che nella Bebelplatz di Berlino si esaltava nei falò dove si bruciava Einstein come Thomas Mann. 87 anni fa, anzi praticamente oggi.


Le “grida” del caos

E’ praticamente dalla caduta del muro di Berlino che si è cominciato a sentire l’insistente ritornello secondo cui  non esistono più destra e sinistra, all’inizio come un rivolo sgorgante dalla vacua destra bottegaia berlusconiana, poi come fiume in piena che coinvolgeva tutti i protagonisti e infine come verità assodata e universalmente sostenuta: in realtà ciò che è scomparso non è certo l’esistenza di due modi radicalmente diversi di concepire la storia e l’evoluzione sociale, ma è la cultura e la capacità politica di distinguerle, totalmente dissolte  dentro l’immondo pastone ideologico del neo liberismo. Posizioni che quarant’anni fa sarebbero state considerate di destra estrema sono oggi patrimonio di quella che senza vergogna si fa chiamare sinistra e viceversa istanze di sinistra si ritrovano della destra, come se un terremoto avesse cambiato le mappe, disarticolato il territorio. E oggi più che mai questa confusione è chiara, per dirla con un gioco di parole: vediamo una sinistra tetragona nell’asserzione della narrazione pandemica messa assieme se non interamente creata da ambienti e poteri nemici  della democrazia e della rappresentanza, il cui scopo è mettere in crisi le libertà costituzionali, ultimo ostacolo verso un dominio assoluto, con il pretesto in gran parte inventato e la copertura morale di salvare vite; d’altro canto vediamo destre che si aggrappano invece alla resistenza in nome della libertà conquistate e contrarie al fascismo sanitario.

E tuttavia il disorientamento è talmente grande che queste destre pur consapevoli dello zampino che i poteri globalisti hanno nella elefantiasi della questione virale, finiscono per accusare della situazione sinistre non più esistenti da tempo se non per sedicenza e persino fantomatici comunisti ripescati da chissà quale memoria. Non possono nemmeno lontanamente ammettere che proprio la riduzione dello stato, l’odio innato verso la redistribuzione dei redditi, la visione integralista del privato come soluzione ad ogni problema,  abbia portato marxianamente all’accentramento del capitale in sempre meno mani, in poche mega imprese mangiatutto che consentono a queste ultime di pianificare e gestire l’accumulazione di capitale dell’intero sistema economico e dunque anche il potere politico. Una vita a parlar male di Marx per dovergli dare ragione: è davvero troppo, ci si rende conto che è la mega impresa, la multinazionale che ormai minaccia da vicino il piccolo, vuole eliminarlo e tuttavia si continua ad abbaiare nella direzione sbagliata non riuscendo com’è ovvio a coagulare una risposta politica coerente all’attacco. Non parliamo della sinistra ormai completamente aliena dal concetto di stato sociale e di libertà sociali, a tal punto preda della narrazione globalista che ormai riconosce solo diritti individuali e risponde solo ai sintomi del male senza mai chiedersi da dove nasca, così che – tanto per fare un esempio – ha come tema cardine del proprio discorso politico l’accoglienza, peraltro predicata e praticata con ampiezza di finanziamenti proprio da quei centri che poi sono all’origine della migrazioni, sia perché hanno imposto assurde privatizzazioni attraverso la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale decretando l’esclusione di milioni di persone dai servizi essenziali e persino dall’acqua; sia perché sostengono regimi corrotti fino all’osso per poter meglio sfruttare le risorse, sia perché suscitano guerre di carattere economico e/o geopolitico che distruggono interi Paesi. L’ accoglienza acquisisce perciò gli stessi caratteri morali dell’elemosina che è solo un mettersi a posto la coscienza, è al massimo empatia senza un reale valore politico.

Tutto questo caos, tutto questo disorientamento fa sì che il nuovo autoritarismo non trovi alcuna opposizione in un Parlamento in stato confusionale che si lascia benevolmente esautorare purché corrano gli stipendi e gli affari, nei corpi intermedi dello stato aggrappati unicamente ai residui privilegi e a una popolazione che è facile spaventare con i media., mentre “gride” manzoniane del tutto assurde assoggettano le persone “al volere arbitrario d’esecutori d’ogni genere”, come viene detto magistralmente nei Promessi sposi. Purtroppo Manzoni non conosceva il canagliume idiota dei governatori regionali e quindi non poteva immaginare fino a che punto si possa arrivare su questa strada. La resistenza alla manipolazione mediatico sanitaria con la quale si intende farla finita con ciò che rimane della democrazia reale è affidata a ristrette pattuglie peraltro escluse dal mainstream della comunicazione che cercano di sottrarsi alla servitù volontaria e alla fase terminale dell’ occidente, ma senza una reale efficacia, rimanendo sempre un progetto che non si traduce in realtà, una promessa non mantenuta  mentre si sta letteralmente demolendo la scuola pubblica e la stessa sanità sulla quale si è costruita la narrazione distruttiva.


I brogli della lista Pandemia

Come nei più classici brogli elettorali vengono arruolati anche i morti per far vincere la lista Pandemia e trasformarli in contagiati o deceduti da Covid. E’ accaduto che un geometra fiorentino, Lorenzo Vieri, si è visto recapitare a casa l’esito del tampone rinofaringeo per il virus Sars-Cov-2, fatto a suo figlio Guglielmo. Peccato che il figlio sia morto 18 mesi fa all’età di un mese a causa di una gravissima malformazione, mai rilevata durante la gravidanza: ma il tampone glielo avrebbero fatto il 29 settembre di quest’anno. L’esame è stato richiesto da un certo Istituto medico toscano che risulta essere un poliambulatorio privato e presenta uno strano risultato: ” non rilevato”. L’ incidente di percorso nella grande commedia pandemica introduce all’oscuro capitolo dei tamponi che oltre ad essere del tutto inaffidabili costituiscono un fiorente mercato: se ne fanno oltre  150 mila al giorno in media, naturalmente pagati dallo Stato, ma in realtà non c’è modo di sapere quanti di essi siano stati effettuati realmente e quanti invece possano essere di fantasia: un tampone non fatto, ma pagato produce un lucro notevole che moltiplicato migliaia di volte può arrivare a diversi milioni in breve tempo. Ma in questo caso l’eventuale truffa sarebbe a rischio zero perché lo Stato stesso ha interesse ad aumentare il numero di tamponi purché essi testimonino della terribile incombenza del virus e permettano tutte le operazioni di massacro sociale, svendita di sovranità e cambiamento autoritario che la razza padrona cova da decenni.

Difficile che un caso del genere sia isolato e nasca da da un semplice errore, ma al di là dell’incidenza che possano avere fenomeni di volgare speculazione e di lucro, il vero problema è che per la prima volta nella storia della medicina ci troviamo di fronte a una diagnosi per così dire asimmetrica: ossia la presenza di Covid rappresenta un notevolissimo guadagno economico per la struttura in cui essa viene effettuata, per quella in cui avviene un eventuale ricovero, nella totalità dei casi a causa in realtà di ben altre e gravi patologie, ma anche per il personale medico e paramedico che fronteggia la cosiddetta pandemia e che certifica la causa dei decessi. Questo avviene quasi dappertutto, anche se con modalità diverse a seconda della struttura dei sistemi sanitari e costituisce di per sé una grave alterazione della base numerica: il fatto che la presenza di coronavirus sia premiale così come lo sono i certificati di morte non rende possibile statistiche credibili perché è come se in un sondaggio una certa risposta comportasse un premio in denaro e un’ altra no. Se domani di decidesse di eliminare gli “incentivi” pandemici e una diagnosi di Covid implicasse uno svantaggio economico la malattia sparirebbe d’incanto dal panorama medico nel giro di un minuto. Perciò chi esprime opinioni contrarie a quella apocalittica diventa un traditore non della scienza che in questo frangente è stata messa sotto i piedi, ma del portafoglio.

Ecco come provvedimenti di tipo retributivo, contributivo o assicurativo che appaiono a prima vista come necessari per combattere il male, in realtà lo creano e lo perpetuano impedendo che le prese di posizione contrarie dilaghino e dissolvano la narrazione. Questo è un problema generale della scienza moderna dove la tesi che per molte ragioni intellettuali o economiche risulta più gettonata diventa premiale per le carriere e si diffonde a macchia d’olio al di là della sua consistenza: il fatto è che la ricerca è passata, in poco più di un secolo, da poche migliaia di persone impegnate a milioni e questo sta avendo un impatto drammatico non solo sulla qualità, ma sull’indipendenza. Comunque non è questa la sede per trattare il problema generale, ma bisogna avvertire che c’è del marcio in Danimarca ed è tale che a volte il nauseabondo odore della menzogna si percepisce chiaramente. non solo nell’episodio riferito, ma per esempio in una ricerca fatta dal Cdc americano nel quale si è scoperto che il 74% di positivi portava sempre la mascherina che così diventa il miglior veicolo di infezione, rilevata peraltro con tecniche del tutto inaffidabili.


Attaccatevi al tram

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Immagino la vostra delusione se avevate incautamente pensato che toccasse essere grati al Covid per aver messo in luce antiche magagne, inique disuguaglianze e turpi traffici, con l’auspicio che così nulla tornasse come prima.

Ieri chiamata a rispondere sulla crisi del trasporto pubblico la garrula ministra “competente” ha intrattenuto gli astanti con i suoi capricci rococò: magnifiche sorti delle funivie, e poi “buoni mobilità alternativa”, per l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, di veicoli a propulsione prevalentemente elettrica, quali segway, hoverboard e monopattini e per l’utilizzo dei servizi di mobilità condivisa a uso individuale, anche con il generoso sostegno di incentivi del welfare aziendale, così apprezzato  a pari merito da imprese e sindacati, i primi che sfruttano due volte i lavoratori i secondi che esprimono la loro nuova vocazione per la consulenza in materia di fondi e assicurazioni e benefits .

Questo esecutivo si sta proprio distinguendo per una formidabile capacità “elusiva” dei problemi, dimostrando un ineguagliato talento nel caricare scelte, responsabilità e  colpe sulle spalle “cittadini” esonerando chi governa a tutti i livelli, centrale e periferico.

E dire che la garrula ministra stavolta avrebbe dovuto fare i conti col fuoco amico, con un target  cresciuto in anni in virtù del processo di consegna del “riformismo”  all’impianto ideologico  neoliberista, con  privatizzazioni camuffate e mutazione delle aziende di servizio pubblico in greppie clientelari,  interessate al profitto da accumulare aumentando le tariffe e abbassando gli standard di qualità delle prestazioni, secondo la regola in vigore che impone di socializzare le perdite e capitalizzare i guadagni.

Tanto che perfino l’ex sindaco di Napoli, pur non abilitato alla “pretesa di innocenza”, ha pubblicato una foto dei bus cittadini strapieni di viaggiatori.

Tanto che Asstra, l’associazione delle aziende di trasporto pubblico locale urbano ed extraurbano in Italia, sia di proprietà degli enti locali che private,  ha lanciato un grido d’allarme: in previsione di una riduzione ulteriore del valore del coefficiente di riempimento dei mezzi attualmente consentito (80%)  è impossibile  conciliare il rispetto dei protocolli anti Covid-19 e garantire allo stesso tempo il diritto alla mobilità per diverse centinaia di migliaia di utenti ogni giorno, con il conseguente rischio di fenomeni di assembramento alle fermate e alle stazioni.

Solo nelle ore di punta mattutine, hanno dichiarato,  si rischierebbe infatti di non poter soddisfare la domanda di circa 550 mila spostamenti ogni giorno (scenario al 50%), arrecando un notevole disservizio quotidiano all’utenza”. Nell’ipotesi di riduzione al 50% della capienza massima consentita, verrebbe impedito a circa 275 mila persone al giorno di beneficiare del servizio di trasporto sia per motivi di studio che di lavoro“.

È perfino banale sospettare che gli associati dell’Asstra, la crème delle varie Atac, Atm, Anm, così come la ministra, i sindaci in carica  e gli ex a volte traghettati in società, fondazioni, incarichi prestigiosi, non siano stati né siano soliti spostarsi in tram, bus, metropolitana, funicolare, preferendo di gran lunga le auto blu, cui si sono convertiti, necessariamente dicono, perfino quelli il cui  temporaneo successo è stato assicurato dalla guerra ai privilegi. 

E  il caso ormai leggendario della Panda Rossa, dimostra comunque che l’esemplare e dimostrativa rinuncia a certe prerogative non garantisce il buon amministratore.

Non ci viaggiavano prima, tantomeno ci viaggiano adesso, non hanno subito le attese interminabili a Via Labicana senza pensiline, pioggia o solleone, non si sono spintonati sul 56 dal Quartiere Adriano passando per Via Padova, non hanno patito insieme a altri 3600 forzati sulla metropolitana di Scampia. Così era inevitabile che al termine del tavolo sul trasporto pubblico si arrivasse alla determinazione di adeguare il termometro alle esigenze della febbre, confermando che la soglia di riempimento dei mezzi è fissata all’80%.

Che poi, ammettiamolo,  i mezzi pubblici, vista la proverbiale inefficienza, insalubrità, costrizione inevitabile a mescolarsi con il popolaccio, sono monopolio esclusivo di quella plebe che vive ai margini, meritatamente  estromessa dai centri cittadini in quanto lesiva del decoro,  cui si sono aggiunti via via i recenti condannati alla marginalità, gente che non poteva pagare il mutuo, gente che non poteva sostenere affitti elevati, disoccupati e sottoccupati che – non è una leggenda metropolitana – si fanno la guerra con gli immigrati per conquistarsi le borgate. E quelli nuovi di zecca, quelli che stanno pagando il prezzo disperato del governo dell’emergenza (l’ISTAT  segnala che nel secondo trimestre del 2020 il tasso di occupazione nella fascia d’età 15-34 anni è sceso al di sotto del 40%, e da febbraio a luglio sono stati persi 598.000 posti di lavoro), quelli estromessi dal mercato, commercianti, esercenti, artigiani.

E  d’altra parte dopo la veloce repressione non solo morale dei primi scioperi all’inizio del lockdown dichiarati dai cittadini/lavoratori di serie B, chiamati a sacrificarsi per quelli di serie A in cambio della definizione di martiri del dovere, le eventuali  proteste sono state catalogate o come virulenza negazionista, oppure come il molesto ma insignificante manifestarsi dell’indole al vittimismo e alla lagna della marmaglia.

Dalla tribuna morale al pulpito di una quarantena civile e politica  durata più di mezzo secolo, un ceto che conserva ancora magri privilegi grazie  ai quali si sente protetto, immune e “esentato” dalla solidarietà  ha potuto officiare i riti del distanziamento, del lavoro agile, della didattica a distanza, sentendosi oggi autorizzato a lanciare l’anatema contro il popolino bizzoso e renitente.

Le facce di tolla che hanno completamente interiorizzato il fatto che “non c’è alternativa”  e che sono state, prima, tra i fan dei tagli alla spesa pubblica, e che poi hanno dottoreggiato, chiamandosi fuori, sui crimini  commessi nel chiudere  presidi sanitari sul territorio, sulle mancate assunzioni di personale sanitario, sull’umiliazione  del personale, oggi si accodano a che incolpa la “gente” della nuova virulenza, effetto del malcostume irresponsabile di chi sentito l’odor di licenza si è dato a bagordi, orge, rave.  

È stato facile convincere che il problema sia il virus e non il sistema che l’ha promosso, ancora più istintivo far credere che gli effetti perversi del mercato: austerità, disuguaglianze, privatizzazioni, espropriazione dei poteri statali, inquinamento, si contrastino con gli strumenti del mercato.  

E infatti le risposte, dopo la manualistica del bon ton sanitario e sessuale, sono sempre le stesse: favorire le soluzioni private e individuali,  rafforzare il marketing dell’elettrico, vedi mai che la Fca dismetta il brand delle mascherine, spingere l’acceleratore sullo smartworking, così estemporaneo disorganico e inefficiente da far capire anche i più riottosi chi ne trae giovamento: contratti anomali, riduzione delle retribuzioni, disponibilità h24,  estromissione delle donne dal mercato del lavoro in favore del part time.  E mobilità, intesa come imposizione di una flessibilità che va a danno dei lavoratori, delle madri di famiglia, dei genitori, degli insegnanti,  degli studenti, costretti a una elasticità di orari che condizionano i tempi dell’esistenza, in modo da impegnarli in prima persona  a tamponare i guasti.

In sostanza a  noi, che saliamo sui mezzi pubblici dopo lunghe attese, ci spintoniamo, diamo un’occhiata a Immuni per monitorare le vicinanze pericolose, stanno dicendo “attaccati al tram”, una delle tante declinazioni del pensiero del Marchese del Grillo.


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