Si sta diffondendo l’idea che la pace sia vicina, che il piano di pace in 28 punti presentato da Trump sia in realtà già stato discusso al massimo livello tra Washington e Mosca e che dunque tutto sia stato concordato. Questa sorta di speranza e di fede in un accordo diretto tra Putin e il presidente americano è sempre stata alla base dell’ottimismo serpeggiante espresso da molti analisti in questo Paese, ammesso e non concesso che ve ne siano in mezzo alla folla di opinionisti. E il fatto che si stia operando perché Zelensky e il suo fidato consigliori Jermak, coinvolto nello scandalo della corruzione, accettino il piano, aumenta la sensazione che ormai il tempo volge al bello. In realtà il piano di Trump è complessivamente un disastro, può essere al massimo un canovaccio sul quale intavolare discussioni, ma così com’è risulta inaccettabile. Apparentemente concede alla Russia il Donbass e la Crimea, prospetta la fine delle sanzioni e accontenta Mosca per quanto riguarda l’adesione di Kiev alla Nato che verrebbe solennemente esclusa, ma dietro le concessioni si nasconde pur sempre l’idea di un’Ucraina armata e pronta a colpire i russi. Si tratta di un piano ambiguo che non smentisce e nemmeno copre le intenzioni occidentali.

Innanzitutto il piano prevede che l’esercito ucraino sia “limitato” a 600 mila uomini. Limitato? Per un Paese dove ormai vivono 20 milioni di persone e nel quale se tutto va bene ne torneranno qualche centinaio di migliaia, significa una cifra enorme, configurando l’immagine di un Paese in stato di guerra ed è, tanto per fare un paragone concreto, come se l’Italia avesse 1 milione e ottocento mila soldati. Questo stato di fatto viene corroborato con l’affermazione che gli aerei europei da combattimento verranno concentrati in Polonia. Non c’è alcuna traccia della smilitarizzazione che la Russia chiedeva e per giunta l’adesione di Kiev all’Ue, anch’essa inclusa in questo delirante canovaccio, renderebbe le cose ancora più equivoche nel caso della formazione di un esercito europeo. In ogni caso si tratta di una presa in giro perché le forze armate ucraine nel loro totale assommavano a meno di 300 mila uomini all’inizio del conflitto.

Oltre a tutto questo la Russia dovrebbe inserire per legge una politica di non aggressione nei confronti dell’Europa che in realtà non ha mai minacciato, dovrebbe accettare la perdita di Zaporizia la cui centrale nucleare sarebbe gestita dall’Aiea, l’agenzia atomica dell’Onu che in realtà è in mano americana, basta vedere come questo organismo, formalmente internazionale e neutrale, abbia fatto da delatore per permettere ai sionisti di uccidere scienziati nucleari iraniani. Come se ciò non bastasse non è nemmeno sancito un vero e proprio ritiro dell’Alleanza atlantica perché uno dei punti del piano dice: Si prevede che la Russia non invaderà i Paesi vicini e che la Nato non si espanderà ulteriormente”. Insomma siamo ancora alle previsioni, alle promesse elusive e non ai trattati veri e propri da cui l’Occidente complessivo rifugge perché non vuole contenere la propria aggressività. Per il resto non viene nemmeno previsto che vengano restituiti alla Russia i f ondi congelati nelle banche occidentali, ma che essi vengano utilizzati dagli Usa per la ricostruzione, ricavando il 50 per cento dei profitti di questa operazione. L’Europa a sua volta dovrebbe metterci altri 100 miliardi. E badate bene: mentre Mosca sarebbe chiamata a sbloccare i beni europei congelati dopo le sanzioni, i beni russi ora bloccati verrebbero “investiti in progetti di investimenti americano – russi che implementerà progetti congiunti in aree da definire. Questo fondo sarà finalizzato a rafforzare le relazioni bilaterali e ad accrescere gli interessi comuni al fine di creare una forte motivazione a non tornare al conflitto”.

In pratica chiacchiere, anzi teatro e affarismo da quattro soldi. A parte la palese intenzione degli Usa di papparsi l’Ucraina (si vedano qui tutti i 28 punti per accertarlo), com’è nello spirito di Trump, il senso di questo piano lo troviamo proprio nell’ultimo punto dove si parla del cessate il fuoco dopo la firma dell’accordo. In realtà esso nasce proprio per ottenere una tregua prima che l’esercito russo schiacci il regime ucraino. Le concessioni, (tra cui il ritorno al G8 che alla Russia non importa un fico secco), sono volte solo per cercare di fare cadere Mosca nella trappola di miele come fanno le piante carnivore. A leggere bene i punti di questo delirio parrebbe che sia la Russia ad aver perso il conflitto perché ancora una volta nega nella sostanza i termini della pace che Mosca vuole, ossia smilitarizzazione dell’Ucraina, distruzione del regime nazista (le cui malefatte verrebbero invece interamente condonate) e neutralità che, ovviamente con un Paese entrato nella Ue, non può essere realmente possibile a meno che la stessa Ue non rinunci alla Nato e si dichiari a sua volta neutrale. Insomma un piano di pace che rassomiglia piuttosto a un piano di guerra differito. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.