Nel febbraio 2023, il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha affermato che l’innalzamento del livello del mare causerà un “esodo di massa di intere popolazioni su scala biblicariprendendo in maniera indecorosamente ridicola un leit motiv che è stato per decenni il manifesto del catastrofismo climatico e che è ritornato in auge come spauracchio per imporre Net Zero con le due speculazioni triliardarie. Peccato che l’avanzamento dei mari sia soltanto un mito, perché nel mondo reale questo non sta accadendo e anzi avviene esattamente il contrario. Già una ricerca olandese del 2016 aveva scoperto, basandosi sui dati satellitari che dal 1985 il mondo aveva effettivamente guadagnato più terra, invece di perderne, con un guadagno netto delle aree costiere di circa 13 mila chilometri quadrati. E una recentissima ricerca ha stabilito che i bacini fluviali dell’Himalaya che erano stati portati come esempio di scuola di perdita di territorio, stanno invece guadagnando terreno tanto che il Bangladesh ha registrato una crescita del 13,7% delle sue coste a partire dal 1990, così che la superficie del Paese è passata da 134.382 chilometri quadrati a 137.656.

Tutto questo è davvero sorprendente perché il mitico aumento del livello dei mari avrebbe dovuto sommergere intere nazioni e invece si sta verificando il contrario. Molti piccoli stati insulari nel Pacifico stanno crescendo in termini di dimensioni a causa di accrescimenti naturali, ma ciò non ferma una campagna verde mondiale per dirottare enormi quantità di denaro per pagare “riparazioni” climatiche completamente inventate e che poi finiscono nelle mani dei soliti noti. Forse qualcuno dovrebbe dirlo all’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) delle Nazioni Unite che utilizza un noto modello climatico per suggerire che un aumento delle temperature globali di 4°C porterà a un possibile aumento del livello globale del mare di un metro entro la fine del secolo. In realtà a causa dei movimenti della terra, l’aumento del livello del mare può essere molto difficile da misurare e spesso ci troviamo a fronte di dati che vengono rivisti al ribasso dopo osservazioni più attente, ma fidandosi dei mareografi che tuttavia hanno una precisione di un centimetro, si nota un aumento che va da 1,3 a 2 mm all’anno non i 13 mm previsti dall’Ipcc.

Ma non basta: nel 2020 un sedicente sondaggio condotto su “oltre 100 specialisti” stimava un possibile livello globale del mare di 1,3 metri entro 80 anni, cosa che porterebbe all’abbandono di numerose città tra cui Miami, New York, Venezia e Bangkok. Indovinate chi dà credito a questa previsione del tutto priva di elementi fattuali? Ma il Wef naturalmente che comunque è socio e compare dell’Onu. Anzi adesso si dice che il livello dei mari potrebbe aumentare molto più di quello previsto e peraltro smentito dai fatti. Fino a due metri addirittura. Il problema è che spesso i risultati di modelli climatici sbagliati vengono assunti come dati di fatto da nuovi modelli mettendo il turbo al catastrofismo. E siccome quest’ultimo rappresenta un vantaggio in termini di soldi e carriera questa assurda catena di Sant’Antonio climatica va avanti a gonfie vele. Del resto man mano che le previsioni catastrofiche non si realizzano si alza la posta in gioco in maniera da tenere alta la tensione presso un’opinione pubblica che si accontenta di slogan.