È del tutto irrazionale, ma purtroppo abbastanza frequente che le sconfitte o anche il non raggiungimento degli obiettivi all’origine di un conflitto portino a più guerra invece che a tentativi di pace come sarebbe auspicabile.  Gli esempi sono innumerevoli e il più celebre è quello della guerra totale dichiarata dopo la sconfitta di Stalingrado. Non ci possiamo perciò stupire più di tanto se invece di prendere atto della sconfitta in Ucraina, i leader europei, come una sorta di colonna infame, non sanno rispondere che aumentando la posta anche se militarmente sono in mutande e nel prossimo futuro metteranno economicamente in mutande i bravi cittadini che partecipano diligentemente alla farsa delle “elezioni europee” dove si eleggono personaggi che hanno la stessa capacità decisionale di miss Riccione.

Ma il “più guerra” è anche la chiave per comprendere il senso del bombardamento dell’ambasciata iraniana in Siria che è ovviamente nient’altro che un atto terroristico: aver ucciso il  generale Mohammad Reza Zahedi del Corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane che si trovava a Damasco su invito del governo siriano, non cambia assolutamente nulla dal punto di vista dei rapporti di forza. Zahedi sarà sostituito e la resistenza contro Israele continuerà come previsto anche se ovviamente ci saranno azioni di vendetta. Tuttavia l’attacco può essere visto come un altro tentativo da parte del governo israeliano di creare un conflitto aperto con Hezbollah al confine settentrionale e questo non perché il governo sionista speri in una facile vittoria, anzi, ma perché l’intensificazione degli scontri e magari pure qualche batosta spinga il mentecatto della Casa Bianca ad intervenire direttamente a ripulire il caos creato da Netanyahu che di fatto è dentro un vicolo cieco. L’operazione è stata studiata con attenzione visto che le strutture diplomatiche sono protette dalla Convenzione di Ginevra, violando apertamente il diritto internazionale e mostrando di fregarsene visto che Washington, altro stato canaglia, non farà certo questione per questo. Ma di fatto ora l’Iran ha una ragione per un attacco devastante se solo volesse.

Tuttavia la provocazione al fine di allargare la guerra è talmente chiara che nessuno cadrà in questa trappola. Hezbollah e l’Iran stanno permettendo a Israele di dettare il ritmo della battaglia sapendo che proprio questo lasciare il sionismo di fronte ai suoi stessi incubi ne minerà fatalmente l’esistenza: Biden sta attualmente mandando altre 1.800 bombe da 2.000 libbre in Israele e non è difficile capire dove verranno utilizzate, ma la crudeltà inutile trascinerà nello sprofondo la coppia canaglia.Tutto ciò non fa altro che peggiorare le cose per il governo sionista  che da una parte non riesce ad avere ragione di Hamas e non pare avere altra strada che continuare la strage nella striscia di Gaza, come se questo non avesse terribili conseguenze future. Solo un allargamento del conflitto può salvarla da stessa ed è ciò che sta cercando di fare con queste azioni di pirateria che tuttavia presentano un carattere infantile ed emotivo. D’altra parte – mutatis mutandis – è ciò che sta succedendo con l’Ucraina dove attraverso dichiarazioni interventiste, spostamento di mezzi e reparti, nonché atti terroristici la Nato cerca di allargare un conflitto che già è stato irrimediabilmente perso. Purtroppo però la storia ci insegna un’altra cosa: che “più guerra” quasi senza eccezioni  significa anche “più sconfitta”  per chi si lascia trascinare in questa logica. Si vede che l’Europa non ne ha avuto abbastanza.