Anna Lombroso per il Simplicissimus

Dal primo ottobre i servizi in rete delle pubbliche amministrazioni saranno accessibili solo con il sistema pubblico di identità digitale (Spid), la carta d’identità elettronica (Cie) o la carta nazionale dei servizi (Cns). Così tutti potranno godere delle formidabili opportunità della rivoluzione digitale introdotta, perfino da noi miserabili misoneisti impermeabili alla modernità, grazie agli uffici della casta sacerdotale rappresentata da Draghi e Colao, che come è risaputo affidano le moleste incombenze del caso in capo alla cittadinanza,  a una pletora di segretarie e assistenti pagati da noi.

Eh si perché io per esempio sono così tenacemente riluttante a addestrarmi e formarmi per fare il mio ingresso nel grande reset che avevo lasciato scadere la carta d’identità, facendomi catapultare repentinamente nella zona grigia delle vite nude, private dell’identità e dell’appartenenza, senza documenti e senza green pass come un clandestino.

Però ho avuto modo di scoprire così i vantaggi  di questa “radicale semplificazione della pubblica amministrazione, con dati anagrafici, certificati, cartella fiscale e sanitaria accessibili comodamente da casa, evitando code agli uffici pubblici e utilizzando un’unica registrazione”.

Non vi sembri quindi un esercizio di interesse privato se mi riferisco al caso personale di una persona, io, di istruzione universitaria, buona cultura, elevato grado di informazione e che per ragioni professionali ha raggiunto uno standard non disprezzabile di conoscenza informatica, che ha la improvvisa e sorprendente  rivelazione del potenziale di esclusione e discriminazione che può essere messo in atto a danno dei cittadini, tutti, non solo i tardivi digitali, gli anziani, le famiglie che a detta dello stesso Colao non sono attrezzate per la Dad, lo smartworking,  e manco per entrare nel sito dell’Inps.

Da subito l’unico vantaggio raggiunto con la semplificazione digitale è stato quello di entrare nello spirito del romanzo Comma 22 basato sul regolamento cui dovevano obbedire le forze armate e che al numero 22 recitava:  «Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo

La guerra alla burocrazia che vede impegnato l’esercito dei cittadini ha come prima trincea proprio lo Spid, l’agevole sistema di identificazione che consente, attraverso l’utilizzo delle stesse credenziali (nome utente e password), di accedere a tutti i servizi pubblici online abilitati e senza il quale non puoi ottenere il desiderato appuntamento con i servizi anagrafici del Comune di Roma, dove, e altrimenti che rivoluzione digitale sarebbe? ti presenterai personalmente di persona con tutto il ponderoso incartamento, cartaceo come insinua la parola stessa.

Peccato che per ottenerlo lo sprovveduto che ha scelto di stare fuori dalla comunità, debba esibire all’ufficio postale, dove avrà ottenuto un appuntamento dopo essersi affiliato al loro sistema obbligatoriamente online, un documento valido, quello per il quale sta in trincea senza successo.  Stessa regola vale per conquistare lo Spid direttamente online, a pagamento, o in un patronato, ugualmente a pagamento, ma anche il quel caso occorre la carta d’identità valida, quindi sei comunque “pazzo”, fuori dalle regole e dal consorzio civile.

Con un residuo di spirito di iniziativa, sempre per fare un caso personale, ho deciso di rivolgermi ad altra alta autorità e con la modica somma di euro 42 e poi altri 70, sono in attesa del passaporto, grazie a una procedura svolta “fisicamente” in uffici reali, davanti a persone vere che non mi hanno sottoposta a dileggio e riprovazione per non aver seguito prassi “alla portata di tutti” secondo la superciliosa impiegata dell’ufficio postale che mi aveva messa alla porta per  inadeguatezza informatica non prima di aver misurato la mia temperatura corporea, e che mi hanno fatto provare l’emozione di lasciare le impronte digitali come in una serie di Netflix.

Lo so, adesso sorrido della mia avventura in attesa di equipaggiarmi dello Spid che mi permetterà di recarmi a presentare la documentazione per ottenere la carta d’identità digitale a Acilia nella prima data utile e disposizione il 25 gennaio. E sorriderete anche voi, che magari avete testato le meraviglie dell’accesso al paradiso digitale scaricando la app Immuni, che aspettate il lasciapassare nella comoda versione su smartphone.

Mentre sospetto che non possano leggermi milioni di esclusi dalle mirabili sorti e progressive che ci vengono offerte dalla modernità, che anche in questo caso pare proprio avere l’intento esplicito di incrementare e aggravare le disuguaglianze.

Parlo di anziani, scampati al Covid, ma che provano l’accelerazione della morte civile, quella che ti condanna alla dipendenza da altri “pratici”, ovviamente mercenari o parenti poco inclini all’assistenza, che con un certo fastidio per i rincoglioniti sbrigano le loro faccende burocratiche, parlo dei pensionati che già costretti a aprire un contro, dotarsi di bancomat, hanno tentato la strada di accedere ai servizi Inps seguendo la trafila di ottenere mezza password online, in attesa dell’altra mezza inviata per posta. Parlo di famiglie che abitano, peggio per loro, in aree nelle quali la fibra ottica, la banda larga, la rete gratuita appartengono alla favolistica o alla fantascienza.

Per tutti loro l’alternativa a pagamento è la consegna totale a quel circuito di badanti sbrigafaccende, i patronati che ha segnato la conversione del ruolo di rappresentanza degli sfruttati in capo ai sindacati in quello di sfruttatori impegnati nel rafforzamento delle attività di consulenza minima quotidiana e di più reddita vendita di prodotti del Welfare aziendale, fondi, assicurazioni, assistenza privata.

Sono i nuovi analfabeti condannati alla marginalità coltivata accuratamente per tradurre questa specifica ignoranza in servitù, riducendo l’accesso a qualsiasi processo decisionale, nutrendo un timore insanabile nei confronti di autorità intoccabili, immateriali e crudeli,  impedendo perfino alla conoscenza dei propri dati, del sè nella società,  in modo che non si abbia cognizione dei proprio diritti.