Aspettando e disperando

Sono le 10 e 30 del mattino quando comincio a scrivere questo post e quindi non si sa ancora chi la spunterà nella battaglia elettorale americana fra Trump e Biden né quali saranno i tempi e i modi per accertarlo. Ma una cosa è abbastanza chiara ed è vitale per qualsiasi sistema che ambisca ad essere davvero democratico: la valanga Biden che per mesi società di sondaggi, giornali e televisioni hanno dato per sicura e con percentuali bulgare non c’è affatto stata. La distanza fra previsioni e realtà è talmente  grande che non può essere attribuita ad errori grossolani o anche un cattivo lavoro: è stata invece volontaria, cinicamente studiata per favorire il “proprio” candidato o quando meno quello quello a cui tenevano i maggiori clienti dei sondaggisti che peraltro sono anche quelli che detengono la maggioranza dei mezzi di informazione determinando così un corto circuito mortale per la libertà di informazione.  Da due mesi a questa parte le società che svolgono ricerche di mercato e dunque anche di mercato politico ed elettorale, consapevoli di avere alterato la realtà oltre ogni limite, hanno cominciato a far presente che esisteva una parte dell’elettorato trumpiano che si sottraeva al sondaggi per paura di ritorsioni e che questo ovviamente influenzava i sondaggi: bene  quando ci si trova di fronte a questi fenomeni, peraltro assolutamente frequenti nella statistica politica, essi vengono registrati e si trovano degli algorismi per correggerli, almeno parzialmente . Ma in questo caso non è stato fatto perché la previsione si è trasformata in propaganda e tale  mutazione è stata resa possibile dal fatto che l’errore avrebbe alla fine pagato di più in termini economici ovvero in termini di nuovi contratti per future indagini di mercato che non una corretta analisi.

Quindi si può tranquillamente dire che le le cosiddette democrazie si sono trasformate in società di mercato dove chi ha le leve del potere fa il bello e il cattivo tempo, crea favole assurde come il russiagate e ha agganci e risorse per tenerle in piedi per anni,  oppure costruisce narrazioni inesistenti per sostenere guerre o sanzioni di vario tipo o ancora contribuisce a trasformare una sindrome influenzale in peste bubbonica in maniera da aumentare in  proprio potere e anche in questo può trovare vaste complicità nella scienza medica come le trova nella scienza statistica. Il duello Trump – Biden è in realtà il prodotto di tutto questo perché da una parte il presidente in carica ha commesso errori su errori che sono stati sottolineati in ogni minima virgola , anche se come si dice non ha provocato nuove guerre, cosa che evidentemente spiace a molti con i miliardi in cassa, ma l’avversario è un reazionario in piena crisi senile di cui l’informazione ha nascosto volontariamente e pervicacemente il ruolo di golpista in America latina e gli episodi di gravissima corruzione che lo concernono. Insomma si tratta di un duello che rappresenta in pieno il declino non solo dell’impero, ma dell’intero occidente e che soprattutto evidenzia come sia venuto a mancare quell’equilibrio fra pesi e contrappesi che sono alla base della teoria e della pratica della democrazia: quando si predica il profitto infinito e quando tale profitto serve ad acquisire le filiere informative che sono alla base della percezione e della conoscenza, portando ad uno stato costante di alterazione della realtà, saltano tutte le basi per una dialettica politica che non sia patologica.

Naturalmente non dico nulla di nuovo, ma purtroppo ogni giorno porta una nuova conferma di questa deriva e finché non si affronterà  questo nodo reso assolutamente decisivo dalla moltiplicazione in scala logaritmica della comunicazione, non potremo dirci realmente libero, nemmeno per scherzo.

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