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Ecce carota

ecce_bombo1Questo è un Paese che sta male, che si sta accasciando su una panchina dei giardini pubblici e tenta di aggrapparsi a tutto pur di rimanere in piedi, senza però riuscire a liberarsi dai veleni che lo stordiscono: se sono avute parecchie manifestazioni  in queste settimane di assestamenti psicologici post elettorali in cui il clima è stato particolarmente caldo e i nervi più scoperti. L’evento più impressionante è stata l’intera settimana di cordoglio seguita all’improvvisa scomparsa di Fabrizio Frizzi con interruzioni delle trasmissioni, palinsesti rivoluzionati, dirette di ore dalla camera ardente, trasmissioni speciali, social invasi da messaggi di chi lo ha conosciuto di persona, suppergiù qualche milione di persone, ressa e file chilometriche per l’ultimo saluto. Ora per carità Frizzi mi era anche simpatico, quando non eccedeva nel democristianismo che tuttavia non lo aveva salvato dalle guerre della Rai, nè dalle gigantesche ipocrisie che l’attraversano, era un personaggio che appariva così limpido da conferire una certa spontaneità alle manifestazioni di cordoglio, ma, insomma, alla fine conduceva un quiz, non era Cavour e nemmeno Pertini o Agnelli e nemmeno Mike Bongiorno che i quiz li aveva inventati e per questo ha avuto l’onore di una statua. Siamo ormai così poveri di persone autorevoli ed eminenti, di esempi della speranza da dover comporre le ceneri di Gramsci su Frizzi come in un “ingenuo sforzo di rifare la vita”?

Certe esagerazioni sono sempre la spia di un malessere che lavora nell’ombra e si rivela a sorpresa, un male oscuro  di cui andrebbero esplorate le cause per una diagnosi corretta. Girano invece solo le chiacchiere e le rivelazioni dei soliti informati speciali assieme alle sentenze di certi “medici” con laurea sospetta che spregiano queste manifestazioni “popolavi”, mi raccomando con la erre moscissima, che dicono di non vedere la televisione pur essendo disposte a vendere la madre ai beduini per apparirvi e che fingono di stupirsi di fronte al cordoglio che riguarda un personaggio della cosiddetta tv spazzatura. Si tratta di quel generone benestante e finora ancora garantito, ottuso e salottiero che forma la spina dorsale di una ambigua sinistra tutta di fantasia, racchiusa in una torre candita, circondata da libri mai letti o casomai incompresi, il cui mestiere è vedere gente e fare cose, come eterni prigionieri di Ecce bombo, ma il cui genio consiste nel concedersi toto corde a qualsiasi moda, tendenza, frivolezza e vacuità , facendo però finta di essere ” chi solo nella storia ha vita”. Di quelli che dopo il buonismo da dopocena, se ne vengono fuori con la necessità di cancellare il “diritto di migrazione”. Del resto il personaggio italiano più famoso e conosciuto della contemporaneità è tale Ferragni, scarpara e pezzara, lanciata nell’olimpo della vacuità da quel genio incontenibile e arbiter elgantiarium di Lapo Elkann, per ragioni che non so nemmeno immaginare, ma che salgono comunque dai miasmi insopportabili della stupidità nella quale viviamo.

Ma ecco che a proposito di fare cose, vedere gente, scrivere articoli si assiste a un lento, ma visibile spostamento del milieu socio – giornal – piddino: dopo la epica batosta dal quale presumibilmente il partito intossicato dai veleni renzisti non si rialzerà più, comincia a cambiare con cauta lentezza la narrazione corrente anti cinque stelle. Oggi si arriva persino ad ammettere sia pure ancora in maniera indiretta che i guai di Roma non derivano da due anni di gestione di Virginia Raggi che di certo non ha brillato, ma da decenni di malgoverno che si possono far risalire grosso modo al centrosinistra, con i significativi apporti della destra tassinara. Insomma visto che le tonnellate di contumelie verso i populisti sono serviti a poco, tanto vale recuperare un rapporto con essi. Il trasformismo ricomincia ad usare le sue arti, perché se il bastone non ha funzionato, meglio provare con la carota.

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2 responses to “Ecce carota

  • jorge

    Ricevo e volentieri diffondo.

    Ovviamente la lotta di classe nasce prima di tutto all’interno del singolo paese, ma può e deve avere già una propensione internazionalista, cosa ostacolata dai sindacati nazionali che collaborano con i propri governi ai tavoli della concertazione, tali sindacati mettono in concorrenza le classi operaie delle varie nazioni legandole al proprio “sistema paese”

    Sopraggiunge per questo il ricatto padronale, che dice dovete accettare precarietà e bassi salari se no vincono le nazioni a costo del lavoro più basso e noi vi licenziamo, Ovviamente questo ricatto non sarebbe possibile se la lotta dei lavoratori fosse la cifra comune almeno delle nazioni più importanti

    La lotta di classe non riguarda solo l’ambito sindacale, può e deve porsi sul piano politico, e ciò investe anche il problema della rappresentanza politica, ovvero la lotta di classe è qualcosa di complesso, che alcuni Casi Pietosi vorrebbero ridurre o far coincidere con una lotta senza quartiere contro donne, immigrati, meridionali, forse anche portatori di handicap e chissà chi altri,

    Si tratta di Casi Pietosi che oggettivamente fanno il gioco del capitale transnazionale, in continuità con i sindacati nazionalisti della concertazione, che tra l’altro fanno di tutto per tenere divise anche le categorie interne ai singoli paesi (a maggior ragione è impossibile che i sindacati di regime propongano uno sciopero europeo, magari contro la austerità). Negli ultimi decenni la lotta di casse la ha praticata ogni giorno il capitale contro le masse popolari, ecco invece cosa accade in Spagna, dove solidarizzano lavoratori di piu nazioni europee ;

    È iniziato il primo giorno delle 48 ore di sciopero nel colosso multinazionale del e-commerce, Amazon, in Spagna.
    Con un picco di adesione di oltre il 98% e con un picchetto di oltre 200 facchini, il magazzino di San Fernando de Henares è stato completamente paralizzato.

    Il Governo Rajoy non ha esitato a inviare le truppe dello Stato, ma la determinazione dei lavoratori ha garantito la tenuta del picchetto.

    I facchini del comitato di fabbrica di Amazon appartenenti al sindacato Ver.di hanno inviato una delegazione dalla Germania per portare la propria solidarietà internazionalista alla lotta dei loro colleghi.

    Diversi collettivi e gruppi si sono uniti sin dalle prime ore del mattino al picchetto dei lavoratori, tra questi la Corriente Revolucionaria de los Trabajadores, l’organizzazione femminista Pan y Rosas e un gruppo di operai della Coca Cola, che sono stati accolti con un’ovazione dai facchini. Un gran momento di unità dei lavoratori al di là delle appartenenze di categoria.

    Inoltre, i referenti dei comitati di fabbrica sia della Spagna che della Germania hanno inviato un messaggio di solidarietà ai facchini della GLS di Roma, rispondendo a un messaggio inviatogli. Alla GLS si è in sciopero contro i comportamenti antisindacali dell’azienda in tutta la filiera.

    Fonte : http://www.lavocedellelotte.it/it/2018/03…e-ai-picchetti/

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    • jorge

      ovviamente i lavoratori succitati si sono sganciati dall’apparato di controllo e repressione costituito dai sindacati di regime, dappertutto sempre più screditati

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