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C’era una volta l’Europa

il ratto d'europaLa giornata di dibattito organizzata da Eurostop su “Rottura dell’Unione Europea e sovranità economica” mi fornisce l’occasione per falsificare in senso popperiano miti o feticci di cui si circonda l’ Unione continentale e che contribuiscono ad ammortizzare le conseguenze di una politica elitaria, tesa alla disuguaglianza, a umiliare le conquiste del lavoro, a distruggere le tutele e la democrazia stessa in nome del mercato. Se infatti si volesse fare una sintesi estrema degli esiti della discusasione si dovrebbe giungere a una considerazione apparentemente paradossale, ma alla fine corretta e cioè che la Ue dovrebbe essere il primo nemico dell’internazionalismo e non l’alibi dietro cui si nascondono fin troppi sedicenti progressisti.

Non c’è davvero bisogno di analizzare i dati di fatto tanto essi sono drammaticamente loquaci e lo saranno ancora di più dopo le elezioni quando la spada di un governo diretto della troika sarà messo sul piatto della bilancia, quanto invece quell’aura mistica che ha acquisito una possibilità di Europa unita così come si che si è riproposta ad ogni successivo massacro bellico come il santo Graal della pace imperitura, erede diretta di Adam Smith e del capitalismo, ma anche un po’  un po’ dell’illuminismo e perfino di Marx negli ultimi trent’anni, come antidoto opposto all’idea di nazione, responsabile  dei confini, delle guerre, delle false divisioni, della negazione della Ragione o della lotta di classe, ancorché la democrazia stessa, la sua idea di diritto, di rappresentanza e di società si fondino ancora e completamente sulle realtà nazionali che di per sè non c’entrano nulla col nazionalismo.

Non sto qui ad elencare i disastri che il tentativo di eliminare le comunità nazionali in favore di un vacuo cosmopolitismo mercatista e schiavista: li conosciamo tutti e spesso sulla nostra stessa pelle. Quello che qui mi interessa è la decostruzione degli altarini votivi cementificati nell’immaginario delle ultime generazioni, ma già in cantiere dopo il secondo conflitto mondiale: è al loro influsso che si deve la pervicace resistenza a considerare fallita l’idea di un’Europa unita sulle spoglie della società democratica. Innanzitutto non si tratta affatto di un progetto internazionalista: in realtà si configura come estensione delle piccole patrie allargandone i confini, ma mantenendoli verso il mondo altro dell’Asia e dell’Africa, contro culture che non siano omogenee a quella specie di fenice che sarebbero le radici comuni. Lasciamo perdere qui la sociologia profonda che dà tutt’altri orientamenti e indicazioni, ma gli avvenimenti dell’ultimo decennio con l’esplosione di un neocolonialismo europeo in funzione di interessi economici proprietari toglie ogni dubbio riguardo al supposto internazionalismo europeo morto e sepolto fin dagli anni ’80. Questo per non parlare delle nuove ostilità che si sono create all’interno.

Ma anche rispetto al passato si hanno idee del tutto stravaganti: sembra che solo con Erasmus e con Schengen la gente si sia potuta muovere e spostare all’interno di un continente e non sia stata prigioniera dello stato di appartenenza o abbia potuto vendere i suoi prodotti, aprire attività, studiare altrove quando al contrario l’Europa è stato sempre fondamentalmente uno spazio aperto anche nel periodo di maggior fulgore del nazionalismo. Nei primi 3 decenni del Novecento, per esempio, la totalità dei laureati italiani in materie scientifiche passava consistenti periodi di studio (vero) e di specializzazione all’estero, mentre la stessa cosa accadeva per il 60 per cento dei laureati in materie umanistiche. D’accordo, alle università accedeva solo un’elite ristretta e quindi la situazione non può essere paragonata all’oggi, ma ci dà il segnale preciso che non è stata la Ue nelle sue diverse e successive  incarnazioni a crere un flusso di intelligenze. Ancora più sorprese possono venire dall’analisi dei flussi migratori che ormai da decenni è legata ai luoghi comuni dell’America e di Ellis Island con tanto di statua della libertà. Ma le cose non stanno affatto così: dal 1961 al 1940 per eliminare qualsiasi influsso del successivo mercato comune, 4.245 000 italiani sono emigrati in Francia, 1 361 000 in Germania, 1 933 00 in Svizzera e un 1 400 000 in altri Paesi europei contro i 6 080 000 emigrati in Usa e Canada nello stesso periodo. Insomma c’era un bel po’ di movimento attraverso le frontiere compreso un piccolo movimento in entrata di circa 500 mila persone, nonostante le due guerre.

Quello che voglio dire è che il libero flusso di persone, il libero scambio delle merci. la ricerca e l’intelligenza comune non ha per nulla bisogno della Ue e dei suoi trattati capestro o della sua moneta unica che favorisce i forti, ma può essere realizzato assai più semplicemente e razionalmente, attraverso accordi più leggeri ed egualmente se non più efficaci che lascino intatto il substrato di rappresentanza e di diritti dei singoli Paesi. Evitando la concentrazione della ricchezza, l’oligarchia di comando, la sottrazione di sovranità verso i cittadini che non se la vedono poi restituire sotto altra forma. Anche il gioco dei diversi interessi in mondo che è divenuto globale, può garantire un miglior equilibrio geopolitico rispetto all’oggi dove la totale resa all’imperialismo Usa, prodotto proprio dalle logiche oligarchiche, si somma ai mini imperialismi interni, creando le premesse di una radicale divisione. L’Europa esisteva quando Goethe riusciva a seguire, sia pure per sommi capi, la rappresentazione delle Baruffe Chiozzotte di Goldoni , quando Byron faceva il carbonaro o Shopenhauer si batteva, eccezione assoluta nella sua vita di misantropo, per l’unità di Italia o quando i moti di libertà e lotta si ripercuotevano lungo il continente.  Oggi esiste solo un consiglio di amministrazione che parla inglese.

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38 responses to “C’era una volta l’Europa

  • C’era una volta l’Europa | bondenocom

    […] via C’era una volta l’Europa […]

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  • Anonimo

    e qui:

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  • Anonimo

    “L’idea di nazione è un terreno comune, un grimaldello, con cui le elites con i loro mass media si insinuano nel campo popolare2

    Per difendersi da simili manipolazioni, bisogna attuarne di speculari e contrarie.
    Il concetto/valore di Nazione, in se NON ha nulla di sbagliato, anzi può esercitare attrattiva politica, verso una parte dei cittadini…questo valore VA USATO PER CONTRASTARE LE CLASSI DOMINANTI , IN MODO SPECULARE E CONTRARIO, COME GIÀ DETTO.

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    • Anonimo

      questo in un cotesto di lotta di classe.

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      • Anonimo

        Lotta di classe che in Italia, è estremamente frammentaria e debole, anche perciò bisogna integrarla ed espanderla con ogni mezzo , su ogni fronte, soprattutto quello nazionale/popolare che può garantire un buon grado di coesione.

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    • Anonimo

      la sovra struttura capitalistica in questi anni è molto potente, più potente ed informat(ic)a degli anni ’70, è perciò che bisogna trovare un fronte ampio e per contrastarla, che io ritengo possibile a livello nazionale, in primis.

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    • Anonimo

      Un esempio concreto, di pretesa indirizzata a promuovere il benessere nazionale, l’istituzione di un’ ampio stato sociale (il più possibile universalistico…)indirizzato a tutelare il benessere dei connazionali in primis ( e se ci saranno le risorse, l’ampio benessere di chiunque…), al quale chiaramente dovranno partecipare in modo cospicuo i cittadini ad alto reddito ai quali bisognerà applicare aliquote fiscali più elevate di quelle attuali ( IL CONTRARIO DELLA FLAT-TAX…).

      Per attuare delle politiche di un livello di autonomia così elevato, bisogna uscire dall’euro e recuperare il massimo grado di sovranità nazionale.

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      • Anonimo

        Uno stato sociale di tipo nordico, scandinavo, tipo quello degli anni ’80, che in buona parte c’era anche in Germania…. per stato sociale intendo , in senso lato … la formazione lavorativa,detassazione degli studi , anche quelli universitari, POSSIBILMENTE UN REDDITO DI BASE , come quello che stanno tentando di IMPLEMENTARE IN SVIZZERA , A ZURIGO, anche senza troppa lotta operaia, di classe.

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      • Anonimo

        per dire ( anche senza la mitica lotta di classe , all’itaGliana che negli ultimi 30 anni NON ha servito a nulla…forse è migliore QUELLA SVIZZERA

        http://iniziativa-redditodibase.ch/

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      • Anonimo

        Se internazionalismo ci deve essere, allora potremmo guardare a questi cittadini svizzeri, che, quanto meno dell’impegno ce lo mettono… impegno che poi, magari dovrà essere corroborato qui in Italia da lotta di classe e scioperi generali…coaudiuvati anche da uno spirito di coesione nazional-popolare.

        Iniziativa di reddito di base, in CH…che IN ITALIA PROPPRIO NON ESISTE !!

        E dire che una volta i leghisti avevano ammirazione per la Svizzera…

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      • Anonimo

        Se non fosse reddito di base potrebbe e un reddito minimo di accesso al lavoro, indicizzabile all’inflazione reale (!), per legge, posto ad un livello dignitoso, chessò di 1200/1300 netti euro mensili, magari detassando l’irpef per quei livelli di reddito, ed aumentando di converso, a parità di condizioni, le aliquote , non solo irpef ma di qualunque forma di tassazione diretta per i redditi elevati.
        Andrebbe ristretto il regime di tassazione sostitutiva per introiti elevati, che verrebbero fatti rientrare nella fiscalità diretta.
        Per far ciò ci vuole un enorme peso/coesione politici, che si può intravvedere in un contesto nazional-popolare.

        La Repubblica di Cina, è uno Stato nazional/popolare… provi Lei Jorge a tentare di trovare un lavoro normale in Cina facendo concorrenza in casa loro AI LAVORATORI CINESI… potrebbe scoprire CHE LE LEGGI CINESI, SOSTANZIALMENTE GLIELO VIETANO !

        Ben difficilmente Lei Jorge riuscirebbe anche involontariamente riuscirebbe a praticare dumping sociale e salariale in Cina …Lei come straniero, in Cina sarebbe controllato in vario modo, quello che qui in Italia, non si riesce a fare con gli immigrati.

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      • Anonimo

        ed in Giappone, quali diritti hanno gli stranieri?

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      • Anonimo

        La Cina è, un paese Sicuramente più socialista dell’ItaGlia ( con tanto di condizione di colonia USA-UE-NATO, con interferenze vaticane , ecc…) …ecco come da quelle parti vengono trattati gli immigrati:

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  • jorge

    Dice Anonimo

    “Allora ci si può affidare al quel centinaio ca. di intellettuali , auspicando che un 40% dei quali sia disponibile a scendere in politica, Il resto lo possono fare le classi subalterne.”

    “La strategia di cooptazione di una minima parte di borghesia illuminata o di intellettuali, a secondo di come li si voglia definire,è una strategia strumentale indirizzata a perseguire i propri scopi, non un atto estemporaneo , destinato a far subire le scelte altrui (di detti cooptati…) a scapito delle classi subalterne”

    Se l’alleanza dovesse essere questa, allora si tratterebbe di una classe che si ricompone e si costituisce come soggetto politico.

    Se cooptare una minima parte di classi abbienti non significa subire scelte altrui, allora le classi subalterne, allora si tratterebbe di una classe che si ricompone e si costituisce come soggetto politico

    L’idea di nazione non avrebbe nessun ruolo in una cosa del genere, ci sarebbe la ricomposizione di una classe, quindi il collante sarebbe quello degli interessi, cioè il più forte dei collanti

    ——————————-

    1) L’idea di nazione è un terreno comune, un grimaldello, con cui le elites con i loro mass media si insinuano nel campo popolare, per richiedere la solidarietà nazionale dei sacrifici (perché staremo tutti meglio, per le future generazioni)

    E la realtà, è ciò con cui ci hanno fregato fino ad ora. Dipingere l’idea di nazione come qualcosa che avvantaggia le classi popolari è pura fantasia, parlare di cosa dovrebbe essere l’idea di nazione significa esporre i propri sogni rifiutandosi di guardare in faccia alla realtà
    ———————-

    2 la lotta di classe, quindi la ricomposizione di classe, è una cosa reale, si guardi a cosa è successo in Grecia, anni e anni di proteste popolari, ciò che prima o poi potrebbe avvenire pure in italia.

    Purtroppo in Grecia le masse popolari non avevano raggiunto una sufficiente autonomia dall’ideologia del capitalismo, e si sono fatte fregare dal partito di Tsipras, espressione dalla fazione di sinistra della elites greca
    ——————–

    3 La Grecia ci fa capire cosa succede ad affidarsi ad una fazione borghese rinunciando alla autonomia di classe,

    Citare le difficoltà della lotta di classe, o dichiarare a torto la sua totale inesistenza, non cambia che è del tutto illusorio affidarsi alla guida di questa o quella fazione borghese

    ————————————

    La realtà sociale non funziona come un blog, un telegiornale o un forum, che fissano lo sguardo sul presente e basta, non sul passato e non sul futuro. In proposito una autocitazione

    ” Le masse hanno potuto imporsi, poiché non erano esposte al ricatto della delocalizzazione all’estero e della globalizzazione in generale, con tutta la controffensiva anche ideologica che il ricatto ha consentito, Verso la fine degli anni 70, in italia più che altrove, ma comunque dappertutto, il reddito complessivo si era spostato a favore delle classi subalterne in una misura storicamente mai vista prima”

    Ebbene, questa così forte fase di lotta di classe è avvenuta in maniera del tutto spontanea, contro i sindacati ed il pci, Inizio per la rabbia degli immigrati merdionali nel triangolo industriale.

    Erano di origine contadina, e del tutto estranei alla logica ed alle organizzazioni sindacali della classe operaia locale, portatrice di saperi artigianali non più utili nella nuova fabbrica fordista

    Erano giovanissimi ed anche senza competenze professionali, si vedevano negare la casa in affitto dalla popolazione locale, perché erano meridionali e tenevano la gallina in casa.

    Maltrattati da tutti, anche perché ritenuti una specie di esercito di riserva, spontaneamente a metà degli anni 60 accorsero alle sede della Cisl a torino, che era a piazza statuto, Iniziò una durissima contestazione al sindacato, ed una serie di scioperi selvaggi nelle fabbriche,

    Parallelamente nelle università partiva la contestazione dei giovani studenti, essi erano un ceto intellettuale ( non allocchi imbalsamati come bagnai e compagnia), e cominciarono a stabilire rapporti con tutte le fabbriche,

    Come le api impollinano i fiori, gli studenti ricomposero la classe, questa con le sue lotte attirò a se settori che mai avevano concepito la minima sindacalizzazione o coscienza di classe, ed anche la vecchia classe operaia prima ostile

    Ne venne una potentissima spinta di classe che duro più di dieci anni, continuamente boicottata dai sindacati e dal Pci, che alla fine dovettero rincorrerla, il Pci alla fine riusci nel suo intento di spaccare i lavoratori predicando l’austerità con Berlinguer, La classe operaia legata al pci ed al sindacato accetto i sacrifici della svolta dell’ Eur (ma ci volle tutto lo sforzo di convinzione di una cosa enorme come il Pci di allora), ,

    La classe operaia più giovane e legata alla nuova sinistra non ne voleva sapere, e nelle fabbriche si venne alle mani, su questa spaccatura si infranse uno dei più grandi episodi di lotta di classe in italia, capace di spostare quote importantissime di reddito dalla borghesia verso i lavoratori
    ———————————-

    Lei deve essere relativamente giovane, quando deride la lotta di classe sputa sul piatto in cui ha mangiato finora, un piatto che la lotta di classe le aveva fornito e che le è stato sottratto in nome della solidarietà nazionale ((cioè dei sacrifici), una roba iniziata appunto da Berlinguer e dal Pci con la svolta dell’Eur

    Lagnarsi su un forum preso come semplice sfogatoio dei propri pregiudizi contro donne ed immigrati non serve a niente, cerchi di capire qualcosa della attuale composizione del mondo del lavoro e delle sue dinamiche, ed ormai è necessario farlo almeno a livello europeo. Potrà forse abbozzare qualche strategia che non sia di puro risentimento per il mondo che va male, ciò che porta ad affidarsi alla borghesia come se si trattasse di mamma e papà nella famiglia della nazione,

    Non si faccia trovare impreparato dalla storia, essa prima o poi busserà anche alla porta di casa sua, viviamo in una epoca di trasformazioni a volte improvvise, e lei (come tanti) rischia di farsi trovare intento a criticare la puzza d’aglio dei filippini, come già fu per coloro che criticavano gli immigrati dal sud perché avevano la gallina in casa (pregiudizi eurocentrico-colonialisti)

    Tanto, a seguire Bagnai o Zingales, o comunque senza lotta di classe, rimarranno nella attuale situazione, se non peggio, anche i suoi pronipoti

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    • jorge

      l’immigrazionismo si blocca bloccando l’imperialismo, anche quello italiano , che distrugge i paesi d’origine degli immigrati, a non non ne viene niente, ma ad eni, selex ansaldo, leonardo (finmeccanica) ed anche a tante piccole e medie imprese si, che a noi ci pagano con i contratti precari,

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  • Anonimo

    La giurisdizione in Italia ?

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  • Anonimo

    In senso più filosofico :

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  • Anonimo

    Zingales nell’ultimo video da me postato dice che è di fondamentale importanza essere bene informati per contrastare le distorsioni del capitalismo…beh, a me pare che le classi subalterne NON siano bene informate sul come difendersi dagli eccessi delle oligarchie capitaliste !

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  • Anonimo

    Maduro nella difficile partita in Venezuela ha tentato di coinvolgere democraticamente la maggioranza del popolo-Nazione… se in Italia si vorrà un cambio di paradigma (!) bisognerà fare qualcosa di SIMILE ( non uguale…).

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    • Anonimo

      Le sole classi subalterne, in senso stretto ( lavoratori, proletari….) in Italia , Non riuscirebbero a resistere, ad una simil strategia della tensione ( o esportazione di democrazia, per esprimerci secondo i dettami della neo lingua…) , tipo quella che sta avvenendo oggi in Venezuela.

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    • Anonimo

      Parte del cambio di paradigma per me consiste nell’uscita dall’euro, possibilmente “da sinistra” ammesso e non concesso che le classi subalterne riescano a darsi un “svegliata politica”.

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  • Anonimo

    Lei Jorge vorrebbe affidare il cambiamento di paradigma ad una sorta di fatalistico “divenire storico” … questa specie di attesa fatalistica è uno dei grossi difetti di gran parte delle classi subalterne, le quali dovrebbero imparare ad elaborare contro strategie di difesa e di attacco contro le oligarchie capitaliste o di derivazione capitalista ( struttura e sovra struttura…) e le loro strategie di lotta di classe al contrario.

    Bisogna saper giocare di attacco , Non solo ed esclusivamente di contro piede/difesa.

    Oggi con la UE e la zona euro la situazione È PARTICOLARMENTE COMPLESSA per le classi subordinate, da sole, sembrano proprio non farcela a contrastare gli attacchi dell’oligarchia capitalista.

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  • Anonimo

    l”a lotta di classe sorge in genere quando sta per esaurirsi un’intera fase storica dell’economia capitalistica, è stato così alla fine del fordismo, o prima ancora quando finiva la fabbrica con gli operai detentori di forti capacità artigianali

    La lotta di classe scoppia anche in relazione ad una tendenza alla guerra, con conflitti crescenti o addirittura con conflitti devastanti,

    In genere ci vuole un buon mix di tutto ciò, e molti segnali indicano che qualcosa del genere è ai suoi primordi”

    Lei affida il cambiamento auspicabile ad un divenire storico quasi inesorabile…solo che questo divenire storico , lo accenna Lei stesso comporterà violenze di vario tipo, articolandosi sostanzialmente nel lungo periodo; o accenna ad azioni particolarmente violente delle classi dominanti che porteranno ad una reazione e ad un cambiamento di paradigma.

    Tra le prime contestazioni che Le si possono fare , c’è la classica Keynesiana, informata ad una visione di benessere economico ( e sociale…), collettivo: nel lungo periodo siamo tutti morti (!!).
    In secondo piano Lei dice che le politiche capitalistiche delle classi dominati determineranno una forzata reazione delle classi subordinate….dando implicitamente in questo caso, quasi per scontato che siano le classi dominati a condurre il gioco… ma allora, perche le classi subalterne, in modo critico (!!),non potrebbero sfruttare qualche out sider della borghesia “illuminata” per trarne vantaggio/tutela per se stesse ?

    Una volta raggiunti effetti desiderati tra cui la creazione di una classe dirigente derivata ( formata da… interna alle…) direttamente dalle classi subalterne, NON ci sarebbe più bisogno di rivolgersi a borghesi illuminati.

    Veda, a riguardo, chi potrà essere il probabile successore di Roul Castro.

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    • Anonimo

      La strategia di cooptazione di una minima parte di borghesia illuminata o di intellettuali, a secondo di come li si voglia definire,è una strategia strumentale indirizzata a perseguire i propri scopi, non un atto estemporaneo , destinato a far subire le scelte altrui (di detti cooptati…) a scapito delle classi subalterne.

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  • Anonimo

    “Anonimo continua a postare gli interventi di questo o quel intellettuale, studioso, cattedratico, ma sono singole soggettività, sono “intellettuali” non è una parte, per quanto piccola, della borghesia di comando”

    Allora ci si può affidare al quel centinaio ca. di intellettuali , auspicando che un 40% dei quali sia disponibile a scendere in politica,

    Il resto lo possono fare le classi subalterne.

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  • jorge

    Dice Anonimo ;

    Nelle sue teorie sulla lotta di classe del tutto spontanea che dovrebbe auto organizzarsi non si sa bene secondo quali criteri e fondamenti, che Lei Jorge , appunto, non dice, mi sembra scorgere una buona dose di demagogia, o di aspirazioni pesantemente velleitarie ( che a ben vedere NON porteranno, ancora una volta, da nessuna parte…) …

    Chi ha mai parlato di lotta di classe del tutto spontanea ?

    il problema è un’altro, Anonimo vuole affidarsi alla guida di strati borghesi illuminati, ovviamente non può essere questo o quel singolo personaggio, magari valido, postato oggi o domani,
    Anonimo continua a postare gli interventi di questo o quel intellettuale, studioso, cattedratico, ma sono singole soggettività, sono “intellettuali” non è una parte, per quanto piccola, della borghesia di comando
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    Anonimo vuole affidarsi ad una borghesia illuminata, allora si tratta di una una parte di quella classe dirigente che finora ha implementato il neoliberismo., dirigenti, manager, finanzieri, quadri dell’economia etc, magari primari della medicina, star delle professioni e del giornalismo , notai, dirigenti,di ogni settore e chi piu ne ha piu ne metta…la parte illuminata di quanti negli ultimi decenni hanno avocato a se la quasi totalità della ricchezza prodotta in italia

    Non esiste altra borghesia illuminata, bisogna affidarsi alla guida di questa gente, economicamente e sociologicamente uguale ad una fazione “retriva” consorella?

    La massa può seguire una fazione borghese, questa si farà supportare dalla massa per riuscire a prevalere su l’altra fazione. Ma appena sarà riuscita a prevalere sull’altra fazione, si alleerà con la fazione bastonata per non cedere i propri privilegi, sono sempre la stessa classe,

    Quindi la massa si sarà fatta strumentalizzare, il suo peso sarà servito solo a cambiare gli equilibri interni alla borghesia , ma come massa resterà nelle stesse condizioni di prima
    —————————————-

    Se ci limitiamo alla prima repubblica, la società di classe, con tutto il peso della sua ingiustizia, si è in parte superata, solo a seguito delle grandi lotte operaie iniziate già negli anni 60,

    Anonimo parla di una coesione nazionale che non è mai esistita, gli sfruttatori hanno sempre sfruttato, ed hanno ceduto qualcosa solo rispetto alla lotta di classe,

    Anonimo, e non solo lui, confonde la situazione delle economie nazionali chiuse, e di quel pò di benessere generale che in esse si è realizzato, con un atteggiamento nazionale e solidaristico delle classi dirigenti. Non è stato così, nelle economie nazionali chiuse è stata la pressione dal basso a permeare l’economia e lo stato in senso solidaristico. Se si aspettavano delle presunte parti illuminate della borghesia, quel relativo benessere non ci sarebbe mai stato

    Le masse hanno potuto imporsi, poiché non erano esposte al ricatto della delocalizzazione all’estero e della globalizzazione in generale, con tutta la controffensiva anche ideologica che il ricatto ha consentito, Verso la fine degli anni 70, in italia piu che altrove, ma comunque dappertutto, il reddito complessivo si era spostato a favore delle classi subalterne in una misura storicamente mai vista prima
    —————————————-

    Proprio per questo, la borghesia , e particolarmente quella illuminata, ha sposato la causa della globalizzazione, proprio per correggere lo spostamento di ricchezza avvenuto a favore delle classi popolari, E Anonimo ed anche il Simplicissimus vogliono affidarsi proprio a questa gente, o a qualche ulteriore fazione di essa,, Il miglioramento delle condizioni di vita delle cassi subalterne può venire solo dalla loro iniziativa autonoma, e sempre stato così nella storia e mai potrà essere diverso in futuro

    Non serve citare costituzioni, alti concetti morali e politici, spirito nazionale, dichiarazioni di qualche intellettuale o giudice costituzionale ( gli intellettuali non hanno mai contato niente e mai hanno fatto la storia),

    Noi siamo confrontati ad un potere REALE che è quello BORGHESE, cioè di quel terzo degli italiani arricchitosi col neoliberismo (come in effetti scientemente aveva progettato di fare). Nella storia questa gente se ne è sempre sbattuta delle classi subalterne, ed ha lisciato il pelo alle stesse solo quando doveva coinvolgerle in qualche guerra mondiale imperialista, anche le promesse con cui parte delle masse sono state mobilitate per l’unità d’italia sono state disattese

    Citare le difficoltà della lotta di classe, o dichiarare a torto la sua totale inesistenza, non cambia la situazione descritta, e del tutto illusorio affidarsi alla guida di questa o quella fazione borghese

    ——————————————

    Circa la lotta di classe poi, questa ha le sue dinamiche, in genere inizia ad opera di una generazione nuova che si affaccia sulla scena della storia,

    Ed anche quando la concentrazione dei capitali raggiunge un determinato livello alto,per cui è la struttura produttiva stessa a fornire motivo di socializzazione ai settori delle classi subalterne prima del tutto divisi, Oggi il livello di concentrazione è altissimo rispetto alle vecchie economie chiuse, ma non alto rispetto alle macro.aree in competizione tra loro che emergono dalla globalizzazione

    la lotta di classe sorge in genere quando sta per esaurirsi un’intera fase storica dell’economia capitalistica, è stato così alla fine del fordismo, o prima ancora quando finiva la fabbrica con gli operai detentori di forti capacità artigianali

    La lotta di classe scoppia anche in relazione ad una tendenza alla guerra, con conflitti crescenti o addirittura con conflitti devastanti,

    In genere ci vuole un buon mix di tutto ciò, e molti segnali indicano che qualcosa del genere è ai suoi primordi, Se così non fosse, Anonimo e molti come lui continueranno a lagnarsi, ad invocare moralismi costituzional-nazionalisti, ed a disfogarsi a questo modo delle rogne che lamentano (sempre che non siano professionisti del piangi e fotti)
    ————————————-

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    • Anonimo

      Io per borghesia illuminata intendo mid-class, NON oligarchia domiante… in senso lato la mid-class fa parte di quel 65% di classi subalterne…NON elite oligarchica … out sider.

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  • Anonimo

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  • Anonimo

    Bagnai e altri economisti, parlano di deflazione in modo generico… in realtà se di deflazione si può parlare bisognerebbe riferirla alla specifica salariale, mentre per molti prezzi e tariffe la situazione è di stagflazione… penso ognuno abbai notato aumenti dei prezzi negli ultimi 5 anni di prodotti al super mercato, dei prezzi dei pubblici esercizi … spesso la stagflazione deriva da rendite oligopolistiche o monopolistiche in ambito territoriale, oltre che da inopportuno aumento delle imposte indirette tipo IVA ed accise che incidono sul prezzo al consumo ed incentivano i commercianti a praticare dei piccoli ricarichi sui prezzi non chiaramente percepibili dai consumatori-lavoratori .
    In un contesto di questo tipo piuttosto che blaterare di una regressiva flat tax, si dovrebbe PENSARE CHE sarebbe opportuno INTRODURRE MECCANISMI DI FISCAL DRAG ( RECUPERO DEL DRENAGGIO FISCALE…) sugli scaglioni di reddito irpef, che adrebbero appunto indicizzati all’inflazione REALE ( e qui l’individuazione dell’inflazione reale, in realtà stagflazione, sono alquanto ,volutamente criptici , un po’ come l’individuazione del tasso di disoccupazione sonstanziale…) solitamente maggiore di quella nominalmente dichiarata.

    Se non si porrà scrupolosa attenzione alla stabilità ottimale del reddito reale e di quello disponibile delle classi subordinate, beh, allora ci saranno sempre problemi di domanda interna, ma anche di domanda aggregata.

    In altre parole rimarremo a lungo in stagnazione o recessione.

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    • Anonimo

      “In altre parole rimarremo a lungo in stagnazione o recessione.”

      Magari innescando pericolose dinamiche pro cicliche di detta stagnazione/recessione.

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  • Anonimo

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  • Anonimo

    per dire:

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  • Anonimo

    si può vedere:

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  • Anonimo

    “Non sto qui ad elencare i disastri che il tentativo di eliminare le comunità nazionali in favore di un vacuo cosmopolitismo mercatista e schiavista: li conosciamo tutti e spesso sulla nostra stessa pelle.”

    Il pro immigrazionismo e “cosmopolitismo” ( indiscriminato e ideologico…), avrà il solo nefasto effetto di saldare le perversioni fasciste delle classi dominati , con l’esasperazione delle classi subalterne italiane.

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