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Terrorismo e agenti provocatori

nintchdbpict0002900549121In altri tempi avrei detto “come volevasi dimostrare”,  formula ancora applicata ai tempi delle mie elementari durante le ore di aritmetica, se non fosse che in questo caso dovrebbe essere applicata ai conti che non tornano della narrazione occidentale. Il sospetto più volte espresso in questo blog che le azioni terroristiche compiute in Europa,  potessero anche avere una sponda in un sottofondo opaco, in un intrico inestricabile di fanatismi ciechi , disperazione, isolamento, delinquenza comune, radicalizzazione e servizi segreti o parte di essi ancora più segreti e sfuggenti, oggi trova finalmente un qualche margine di riscontro. Non che le tempistiche spesso a ridosso di appuntamenti elettorali o referendari, le bizzarre dinamiche pressoché fotocopiate con documenti lasciati i bella vista e uccisione finale quanto disutile degli attentatori, il tortuoso sentiero delle armi che qualche volta porta a gente legata ai servizi, il fatto stesso che si tratta quasi sempre di personaggi  ufficialmente “sorvegliati” ma in realtà liberi di andare e venire a loro piacimento, non instillassero forti perplessità sulle tesi ufficiali.

E tuttavia si aveva sempre l’impressione di fare un passo troppo lungo rispetto alla realtà percepita ovvero quella riferita a piene mani e passivamente dai media. Oggi però qualcosa è cambiato: da un’inchiesta giornalistica del Berliner Morgenpost e di Radio Berlin Brandenburg è saltato fuori che il famoso attentato al mercatino di Natale in cui hanno perso la vita 12 persone, fosse stato ordito in prima persona non dal tunisino Anis Amri, autista del camion della morte poi ucciso in Italia grazie a una sorprendente casualità, ma fosse stato in qualche modo stimolato e suggerito da una “persona di fiducia” del Kriminal Amt del NordRhein – Westfalen, chiamato in codice VP-01 ossia Vertrauer person ( persona di fiducia) numero 01.

Secondo l’inchiesta delle due testate giornalistiche questo signore nel 2016 avrebbe frequentato per mesi i cosiddetti ambienti radicalizzati nell’area che va tra Dortmund a Dusseldorf,  ufficialmente per infiltrarsi nei gruppi islamici con il nome di Murat, ma nei fatti alla ricerca di qualcuno disponibile ad atti di terrorismo. Anzi come un viaggiatore di commercio che si porta dietro il campionario, avrebbe offerto a quelli che contattava anche diverse tipologie di attacco, compresa quella del camion lanciato sulla folla e dispensando consigli su come mimetizzarsi meglio, per esempio tagliandosi la barba. Come premio per l’azione il neo terrorista sarebbe stato aiutato ad andare in Siria per combattere a fianco dell’Isis, cosa che tra l’altro spiegherebbe la fuga a sud di Amri e il suo essere beccato invece al fuori dei confini tedeschi. Ad avallare questa dinamica ci sono diversi testimoni implicati nella vicenda tra cui uno sentito più volte dalla polizia, un altro intervistato direttamente da Radio Berlino e da molti altri che parlano per tramite dei loro avvocati difensori: a tutti costoro, frequentatori del gruppo islamista Abu Walaa il reclutatore dell’Isis che fu arrestato a novembre 2016, il misterioso personaggio di fiducia avrebbe suggerito un attacco terroristico dicendo, “parliamo più di kalashnikov e meno di preghiere”, oppure “uccidiamo questi miscredenti”. A sostegno di questa tesi c’è da considerare che la posizione  di questi testimoni, tutti sotto inchiesta si aggrava a seguito di queste rivelazioni e ci sono naturalmente anche le tonnellate di sms di VP-01 a tutti gli implicati e ad Amri in particolare. Ma anche stranissime cose, come ad esempio gli inviti a colpire inviati al tunisino, tre mesi dopo la sua morte, da un informatore spagnolo presente in Sudan.

Qui entriamo in un campo dove l’ambiguità  è così spessa che si può tagliare con il coltello e deve pure essere bello affilato: gli uomini come VP-01 dovevano semplicemente infiltrarsi e riferire su possibili piani di attacco o dovevano fare gli agenti provocatori suggerendoli essi stessi, nonostante il pericolo che questo comportava? Il personaggio specifico di cui parliamo ha agito in proprio molto al di là dell’incarico affidatogli o ha invece secondato degli ordini ufficiali o dei suggerimenti per così dire privati di qualche responsabile? La polizia è in grandissimo imbarazzo e ammette errori ed omisioni, ma naturalmente una risposta chiara e documentata non la si avrà mai, a meno che non si scopra qualche carta secretata o qual che imbarazzante rapporto, ma di sicuro almeno il dado è stato tratto perché da oggi i dubbi e le perplessità di fronte alle versioni ufficiali non potranno più essere considerati come puro e deteriore complottismo, ma come volontà di comprendere a pieno le cose e gli arcana imperii.

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3 responses to “Terrorismo e agenti provocatori

  • Anonimo

    chi vuole, legga:

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    • Anonimo

      L’ultima parte di sto Pappalardo, quando parla di 200 parlmentari, il presidente della repubblica anche capo del governo ( una specie di repubblica presidenziale ( autoritaria…) ecc…
      beh, dice delle baggianate.

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    • Anonimo

      Insomma, sto Pappalardo con il suo fare retorico, sembra avere individuato bene qual’è il problema democratico dell’Italia, Ma Non ha individuato la soluzione del problema .. proporrebbe come soluzione un “tacon peggio del buco” ( o quasi…).

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