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La malaria italiana

3154 chininoChe questo Paese sia afflitto da una malaria dell’anima è evidente persino a chi vorrebbe nasconderselo, ma l’idea che questo alla fine non tocchi le condizioni materiali della vita è la peggiore delle illusioni: ogni declino economico, morale e ideale, così come ogni sciatteria sull’ambiente si riflette anche sul piano corporale mentre la mente cerca affannosamente sempre nuovi alibi per allontanare l’amaro calice. Oggi ci troviamo di fronte a una bambina morta di malaria, a una ridda di ipotesi malmostose e di mezze verità auto assolutorie che sono appunto il risultato della terzana mentale da cui siamo afflitti, la benda che ci piace metterci per non vedere.

La prima cosa che ho sentito dire è che la zanzara anofele, portatrice dell’agente della malattia non esiste più in Italia: invece i focolai sopravvissuti alla cura del Ddt del dopoguerra ci sono sempre stati e negli ultimi decenni sono stati alimentati dalle rotte commerciali, ma soprattutto dai viaggi di un turismo folle e disperatissimo, che porta gli insetti in aereo e in valigia come rilevano l’Accademia nazionale delle scienze e decine di centri di ricerca in Europa; ma invece  di soccombere a un clima ostile e di sopravvivere solo in qualche nicchia si adattano bene alla progressiva tropicalizzazione del Sud Europa, risalgono vittoriosamente i paralleli per arrivare fino al nord. Il fatto è che le anofele vivono al massimo una ventina di giorni e questo esclude i gommoni o tutto ciò che inventa la malattia xenofoba, come dimostra il fatto che casi di malattia autoctona si devono esclusivamente alla cosiddetta “malaria degli aeroporti”.

D’altro canto 200 italiani ogni anno contraggono la malattia a causa di viaggi e soggiorni in zone a rischio fatti senza la necessaria profilassi a cui se ne devono aggiungere circa 500 stranieri che vengono preferibilmente dall’Africa o meno frequentemente dal Sudamerica. Ma anche in aquesto caso è raro che qualcuno arrivi con la malaria: la quasi totalità dei casi riguarda quelle persone residenti da lungo tempo in Europa che rientrano nel Paese d’origine per visitare familiari e amici non consapevoli di aver perso la resistenza transitoria nei confronti della malattia. Tutti i rimanenti casi riguardano i contagi non attraverso le zanzare, ma con scambio diretto di sangue e si verificano tra drogati e in ambiente ospedaliero.

Ora cosa sia successo davvero a Trento è difficile da dirsi, anche perché la bambina uccisa dalla malaria era uscita dall’ospedale il giorno stesso in cui erano entrati i due bimbi del Burkina Faso che avevano contratto la malattia dopo un viaggio nel Paese d’origine: ma come può essere successo visto che le anofele ufficialmente non esistono e le zanzare nazionali non possono essere vettori di questo tipo di malaria, ma semmai di altri la cui origine è l’Oceania? Non è per caso che i continui tagli alla sanità, mai operati sulle aree opache, ma sempre a danno dei pazienti e dei cittadini abbiano alimentato disattenzioni e negligenze e diminuito controlli, prudenze o tutele che disgraziatamente richiedono soldi, proprio nel momento in cui le condizioni ambientali e umane richiederebbero uno sforzo in più?

Certo di fronte a un caso criptico di malaria potrebbe sembrare un’esagerazione, ma il fatto di cronaca può servire da introduzione a dati ben più inquietanti: nel primo trimestre di quest’anno si è registrato un aumento del 15 per cento dei decessi che comincia a configurare una linea di tendenza e rende meno credibile la frettolosa archiviazione di un analogo aumento verificatosi nel 2014 come caso anomalo e irripetibile. Da notare come questo aumento di mortalità non riguardi solo la fascia della popolazione più anziana, attorno al limite dell’aspettativa di vita, ma anche persone con meno anni segno che siamo di fronte a una caduta delle condizioni di vita e una risposta sempre meno attenta dei presidi di ogni genere che dovrebbero fare da ammortizzatori e che vengono sempre più devastati da una politica complice e da individui che mettono le loro conoscenze (poche) e la loro ipocrisia (tanta) al servizio dei tagli.

La sanità è uno dei settori più sensibili e infatti il demografo Gian Carlo Blangiardo che aveva lanciato l’allarme, ha detto al Correre della Sera: “Credo che stia emergendo una debolezza del sistema sanitario, di cui fanno le spese i soggetti più deboli, a partire dagli anziani”. Ma pare che tutto questo non interessi alla politica e nemmeno ai cittadini che paiono essere ignari del fatto che l’effetto mortalità piace molto ai poteri economici e finanziari globali i quali non si lasciano sfuggire occasione per lamentare l’ “eccesso” di vita. Ma in compenso gli imbecilli, la carne da cannone delle banche e del potere, ci parla di gommoni . Ecco la vera malaria.

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