Dalla Siria agli Usa per la “crescita”

d36c7832bde630e6b506ea4f2afeffe3-kfgc-u43110907790032ueb-1224x916corriere-web-sezioni-593x443Non volendo, anzi essendo ideologicamente impossibilitata ad accorgersene, la tele- imperiale Cnn, ha fornito uno spaccato del neoliberismo, della grottesca logica in cui agisce e dell’incapacità delle persone di denudare lo scarno feticcio che si nasconde dietro abiti firmati nelle accademie anglosassoni. Per carità è un esempio minimo, ma significativo dell’idiozia contemporanea. Dunque dopo lo stop temporaneo di Trump all’immigrazione da sette Paesi musulmani, ecco che i media legati al vecchio asse di potere cercano di battere sul chiodo e dare spazio all’ “opposizione”:  così la Cnn si dirige sul Vermont e fa una sosta a Rutland dove il sindaco Chris Louras sta cercando di fare del piccolo centro una sorta di capitale per i rifugiati siriani, con un primo progetto per accogliere 25 famiglie entro l’anno.

E’ fin troppo chiaro che i rifugiati siriani in grado di essere comodamente trasportati in Usa sono stati attentamente selezionati dai servizi di intelligence e come è successo per tante piccole comunità dell’est europeo prima, poi dell’asia sud orientale  e infine del medio oriente, si cerca di farne degli strumenti di pressione e di influenza sui Paesi di origine. Questo significa in qualche modo anche soldi, magari qualche agente in più, magari l’ufficetto di un’agenzia governativa e via dicendo, insomma un’occasione per fare “la cosa giusta” come ha detto il primo cittadino e nel contempo ricavarci pure qualcosa. Ma il sindaco ha in mente altro e come ha rivelato ai microfoni della Cnn la sua insistenza per accogliere il centinaio di siriani buttati fuori dal loro Paese grazie a Washington, va oltre queste miserabili considerazioni: il fatto è che Rutland dove esistono cave di marmo e di altri materiali da costruzione di pregio, ha un tasso di disoccupazione del 3%, il che rende difficile alle imprese i ricatti occupazionali e la corsa al ribasso dei salari. Accogliendo invece i siriani ecco che si riapre il mercato, che dalla guerra nel deserto si apre la guerra tra poveri e dunque – come ha detto il sindaco – può “ripartire la crescita”.

Raramente si possono ascoltare parole così chiare su ciò che di più oscuro sta avvenendo in occidente: la crescita viene vista come legata direttamente all’impoverimento della gente essendo essa solo quella dei ricchi.  Più chiaro di così si muore. Ed è ancora più chiaro il rapporto che si è creato in Usa tra lavoro, guerra e società oligarchica. Parecchi dei tycoon fabbricano armi rastrellando di fatto la metà delle risorse pubbliche, spingendo tramite le loro lobby a guerre che a loro volta giustificano e impongono nuovi armamenti: un circolo vizioso che non permette alcun tipo di welfare e pochi interventi pubblici, che vede allargarsi la platea dei poveri, precipitare la dinamica dei salari, costringendo così le amministrazioni legali, in chiaro scuro con lo “stato profondo,”ad affidarsi alla finanza delle bolle per tenere alti i consumi e alla potenza militare per sostenere le proprie multinazionali e per dare centralità al dollaro senza la quale il sistema crollerebbe più rapidamente delle due torri.

Insomma per la creazione di un ricco che è poi l’oggetto teorico del neoliberismo, occorre impoverire e di fatto schiavizzare un enorme numero di persone. Quindi rendiamoci conto di quanto sia imperdibile l’occasione di sfruttare gli effetti collaterali di una guerra per dare vita a questo meccanismo anche dove per una disgraziata serie di circostanze esso non si sia ancora innestato. Si può perdere l’opportunità di fare la “cosa giusta”, tanto giusta da poter dichiarare apertamente che la crescita passa per l’aumento del ricatto occupazionale e dunque l’abbassamento dei salari? C’è da chiedersi se il progressista sia il sindaco soccorrevole o i suoi oppositori ferocemente contrari agli immigrati. Ma soprattutto che razza di mondo è quello in cui viviamo.

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