Una delle colonne portanti della visione del mondo che ci viene inculcata da oltre un secolo a questa parte è che esista uno strumento regolatore di ogni cosa e in qualche modo anche onnisciente che si chiama mercato. I mercati hanno decretato… aspettiamo il verdetto dei mercati… il mercato delle scommesse dice che vince Bolsonaro e invece ha vinto Lula. Insomma ci si vuol far credere che il mercato sia la mano invisibile e il pilota automatico che porta avanti il mondo. Ma naturalmente si tratta di una fesseria, non solo sul piano concreto, ma anche a livello teorico visto che nessuno agisce sempre in maniera razionale e non tutti hanno lo stesso grado di informazione. Non parliamo poi dei mercati azionari che esprimono solo gli orientamenti di una ristrettissima elite. Non lo dico io, ma lo dice Goldmann Sachs che nell’ultimo report ci fa sapere che l’87% delle azioni detenute da soggetti privati è in mano al 10 per cento della popolazione statunitense e il 47%  appartiene all’1%

In sostanza la figura del piccolo risparmiatore non esiste, è solo una creazione di fantasia, perché l’elite può muovere molti più soldi per fare i suoi giochi di Borsa e dunque fa il mercato a sua immagine e somiglianza. I singoli investitori che agiscono autonomamente sono pochissimi, visto che la grande maggioranza dei risparmiatori si rivolge al risparmio (e spesso alla perdita) gestito ossia dà soldi  a banche e fondi comuni che hanno come azionisti di riferimento proprio quell’1%. Questi dati si riferiscono agli Stati Uniti, ma sono sostanzialmente simili anche in Europa, anzi talvolta sono anche più impressionanti: in Italia il 10% della popolazione possiede il 93,3% del mercato azionario. Perciò Goldmann Sachs fa questa incredibile scoperta: l’andamento degli indici di Borsa non rispecchia lo stato economico della classe media, ma dipende dalle scelte di un segmento ristretto di grandi investitori. Chi l’avrebbe mai detto. Il fatto è che, data questa struttura, lo dice sempre la Goldmann, quando i mercati finanziari segnano nuovi record, i benefici non si distribuiscono uniformemente sulla classe media o lavoratrice, bensì amplificano il divario di ricchezza esistente. Mentre quando i mercati finanziari sono in calo ci perde quasi soltanto il 90% che non ha mezzi di manovra.

Questo viene chiamato ciclo del capitale autoreferenziale che potrebbe essere sintetizzato in questo schema:

I consumatori (90%) acquistano beni e servizi da grandi multinazionali che spesso hanno i luoghi di produzione in Paesi a basso costo
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Le multinazionali registrano profitti  e pagano dividendi
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I flussi finanziari (87%) vanno al 10% più ricco che è proprietario delle azioni
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Il 10% più ricco reinveste in borsa, gonfiando gli asset, senza creare posti di lavoro proporzionali e sempre più spesso senza nemmeno avere un sottostante economico per giustificare l’aumento delle azioni.

Questa giostra dura ormai da 40 anni e ha come effetto principale il fatto che anche il potere  si concentra su quel 10%, anzi sull’1% che ha enormi capacità finanziarie. Ciò che conta è quello che vuole che ristretta classe di persone che gestisce i soldi e con essi anche la politica che ha bisogno di denaro, l’informazione che ha le sesse necessità visto che lavora in perdita, ma anche un’accademia in declino morale e intellettuale. Quando esponenti del milieu dell’Ue o dei singoli Stati dicono che non gliene frega nulla di ciò che pensa la gente, esprimono esattamente questa struttura della società neoliberista che di democratico ha solo le  forme, ma non la sostanza. Potremmo chiamarla democrazia Goldmann. Strutturalmente la volontà dell’1% è ovviamente in rotta di collisione con quella del 90% che si vede sottrarre ogni giorno quote di ricchezza e di futuro. Quanto ancora potrà durare prima che qualcuno dica basta, che qualcuno si faccia tiranno o che il sistema imploda?