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I testimoni di Matteo

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

La prossima volte che sentirete una scampanellata, vi consiglio di non aprire. Non saranno gli amabili seppur tenaci Testimoni di Geova, i perseveranti promoter del Folletto, nemmeno il postino con i volantini che inalberano il sapiente barbiccio di Giachetti o il ciuffo birichino del neo -piacione o il sorriso della Madonna del Parto de noantri.

Macché,  potrebbe andarvi peggio, potrebbero essere i boys del plebiscito, scelti magari tra quanti hanno prestato opera di volontariato per l’Expo, promossi per l’occasione a Pr della comunicazione politica, addestrati grazie alle dispense di tecnica di un colpo di stato predisposte dal vecchio barone irriducibile che eroga minacce e intimidazioni, come non ne avessimo avute abbastanza nel settennato più appendice di accorta preparazione del sovvertimento antidemocratico. Potrebbero essere loro, oggetto al tempo stesso di una sperimentazione del marketing adottato dai signori delle vendite piramidali applicato al Putsch dei bulli e di un test della attuazione dei principi cardine del Jobs Act, vaucher, lavoro nero, no profit, retribuito da promesse, annunci, fuffa.

Poveri piazzisti, costretti a un porta a porta senza finalità né di lucro, né tantomeno sociali, visto che la merce in vendita che ci costerà molto cara è quanto di meno propizio e favorevole all’interesse generale, la più contraria al bene comune, la più impopolare nel vero senso della parola, che malgrado equilibrismi centenari, oggi più che mai sta a significare “contro il popolo”.

Aiutato, come si è detto, dagli inverecondi pistolotti del caro nonnino: se vince il No, è finita per il governo e per le riforme, inconsapevole per età e protervia che le sue parole le adotteremmo volentieri come convincente slogan, noi del Si, il giullare dell’anticristo neo liberista e oligarchico ha aperto la valigetta del campionario davanti alla clientela di Firenze, ma è solo una coincidenza: si trovava là, aveva due ore libere  e come non approfittarne?

Venghino signori venghino! Se votate si date fiducia incondizionata al governo che in due anni ha fatto uscire l’Italia dalla depressione e dall’ingovernabilità, dando la sveglia al Parlamento. Se votate si dimostrate di non far parte degli scrocconi, dei parassiti, dei disfattisti, insomma di quelli che sanno dire solo no. se voltate si, contribuite a correggere i torti commessi da quegli incapaci dei costituenti, che hanno redatto norme transitorie per coprire falle, buchi, incompetenze. Se votate si premiate la politica buona, efficiente, quella dei Senatori che si sono aboliti da soli in un autodafè purificatore, contenti del loro sacrificio come tacchini che si rigirano in forno per rosolarsi meglio e soddisfare il palato di avidi cittadini.

Si sa che i commessi viaggiatori sono dei gran cacciaballe, anche se si sentono meglio di Parri, Terracini, Calamandrei, anche se camminano nel solco di Bonaparte, Hitler, De Gaulle, anche se a forza di raccontare bugie quasi quasi ci credono anche loro.

Ma è importante che non ci crediamo noi, anche se a venderci i calzini spaiati, le pentole senza coperchi, dovessero venire i vostri figli,  la domenica mattina, magari nelle ore nelle quali una volta aprivate a quelli che venivano con l’Unità, quotidiano fondato da Gramsci e ridotto a  volantino pubblicitario dell’outlet della partecipazione. Altro che costituente, l’ometto ha bisogno di un ricostituente, perché dimostra di parlare a vanvera per paura. Paura di aver osato troppo trasformando per sicumera un referendum in pronunciamento unanime in suo favore. Paura di perdere le elezioni comunali, come è probabile, così da tentare una manovra diversiva. Paura che perfino i più inclini a credere alla sue baggianate finiscano per capire che il fronte del No non è costituito dai soliti sospetti, sapientoni, stiliti che vivono su un palo per star lontani dal popolo, privilegiati che perseguono la conservazione,  arcaici avanzi novecenteschi, rottami che non si arrendono. Ma che si mobilitano anche i morti, perché è sicuro che starebbero per il No anche Dossetti, La Pira, quelli dai quali il grullo si vanta di essere ispirato, che stanno scendendo in campo tutti quelli che vogliono la conservazione, ma di quel po’ di partecipazione che ci è rimasta, di quel po’ di dignità che ci hanno lasciato, di quel po’ di valori preziosi che tanti anni fa hanno fatto scrivere principi che parlano di lavoro, pace, solidarietà, cose bellissime che il piazzista non potrà mai svendere se noi, noi del No, glielo impediamo.

 

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6 responses to “I testimoni di Matteo

  • Anonimo

    “Esposito del Pd, un modo per dire che i pennuti sono pronti a finire in tavola il giorno del ringraziamento: alias i politici accettano di ridursi le poltrone abolendo il Senato eletto e quindi danno il buon esempio a tutto il paese.”

    Ridurre il numero di parlamentari in itaGlia significa :

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    • Anonimo

      ridurre il tasso di rappresentatività democratica e ridurre la possibilità che fra i tanti politicanti cialtroni o corrotti, possa spuntarla un politico almeno un po’ capace ed onesto, oltre che democratico ( tipo, particolarmente nella politica itaGliana, “uno su mille ce la fa”…).
      Non serve ridurre il numero di parlamentari !!
      Mentre è strettamente necessario ridurre di ca. il 50% i loro lauti ricompensi, per una forma etica di risparmio in periodo di crisi che fra l’altro farebbe scendere dal modo delle stelle i politicanti strapagati , drogati da cotanta perlopiù immeritata e viziata ricchezza, a rendere più riflessivo i politicante o politico di turno!

      Se e solo se,poi fra il branco di pecoroni politicanti, riuscisse a spuntarla un politico in gamba,onesto, capace, democratico,autonomo delle influenze imperialiste o colonialiste, alla verifica dei fatti ,

      beh, gli si potrebbe sempre dare il corrispondente dell’attuale ricompenso di un parlamentare ( cioè i doppio dello stipendio che dopo la necessaria riduzione del 50%da implementare fin da subito) .

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  • Roberto Casiraghi

    Siamo proprio alla marcia su Roma, anzi peggio, si marcia direttamente sulla popolazione inerme. Incredibile! Secondo la Stampa (di cui riproduco l’articolo qui in fondo visto che è a licenza Creative Commons 4.0) ognuno dei 10.000 comitati è forte da 10 a 50 persone. Una forza d’urto immensa dove il governo, che dovrebbe essere neutrale e lasciare al popolo la decisione, si fa parte in causa e va addirittura a intimidire le famiglie casa per casa! Spero che adesso qualcun’altro capisca che il fascismo fu la stessa cosa, una imposizione delle grandi potenze di allora (America in testa) per creare sullo scacchiere della geopolitica i soldatini neri da contrapporre ai soldatini rossi già precedentemente predisposti per poi fare bum e creare il solito centinaio di milioni di morti innocenti che serve all’economia per ripartire.
    La storia si ripete ma, a distanza di qualche generazione, chi se ne accorge? Non tutto è identico ma chi ha l’occhio clinico può vedere i segni premonitori. Io poi vedo segni anche là dove non esistono ancora e mi atterrisco. Non è che la prossima guerra mondiale sarà sostanzialmente inter-europea? Una sorta di guerra di secessione che avrà il compito di “unire” finalmente l’Europa in un unico stato che sarà “cementato” dalle comuni sofferenze patite e con gli immigrati come casus belli fittizio al posto degli schiavi? Cause di secessione ci sono già, i paesi vengono fatti soffrire in modo tale che possano individuare falsi bersagli della loro sofferenza, i greci e gli italiani contro i tedeschi e viceversa, gli stati del nord “formiche” contro gli stati del sud “cicale”, l’Inghilterra contro i paesi dell’Est e la Russia contro tutti. In più una raggera di paesi in cui la democrazia è già collassata, compreso il nostro. Già altre volte ho sottolineato la difficoltà di percepire il disegno complessivo che ci sta attraversando ma questa nuova uscita di Renz e della sua “squadra d’assalto” è talmente traumatica nella sua enormità da sconsolarmi. Forse la guerrà è davvero più vicina di quello che pensavo.

    ARTICOLO DA “LA STAMPA” (autore Carlo Bertini) a licenza Creative Commons tratto da http://www.lastampa.it/2016/05/03/italia/politica/renzi-via-alla-campagna-per-il-s-boschi-testimonial-mila-comitati-T14HCmVkrI2wofIdZ0stnN/pagina.html riproducibile a norma della licenza leggibile qui: https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/

    INIZIO ARTICOLO

    La campagna dei cinque mesi 15 maggio-15 ottobre assume un profilo militaresco, strategia e tattica studiate al millimetro perché la posta è troppo alta e perché la battaglia finale si disputerà dopo una tornata di comunali ad alto rischio: la prima data fatidica dunque è il 15 maggio, lì partiranno i 10 mila comitati per il sì al referendum costituzionale, dalle dieci alle cinquanta persone l’uno, «una gigantesca campagna porta a porta, casa per casa» con decine di migliaia di volontari. Che nei voleri del premier e della sua squadra d’assalto dovranno entrare nelle case degli italiani, sul «modello testimoni di Geova», scherza un dirigente, «per darti una brochure e spiegarti perché va votata la riforma». Insomma se è vero quello che dice il premier che «dopo due anni di cambiamento radicale la sfida più grande parte adesso»; se è vero che lui ci mette la faccia e si gioca la pelle – «io sono in prima fila», garantisce con piglio da comandante in campo – nella sua war room si sta mettendo a punto tutto, fino all’ultimo dettaglio: dal format stile primarie 2012, con Renzi che dopo aver venduto il sè stesso rottamatore oggi vende quanto fatto nei due anni al governo, al tour dei teatri italiani e sequenza di uscite tivù; fino al profilo che avrà la Boschi eretta a testimonial della sua riforma, che testerà nel suo giro d’Italia la tenuta del suo gradimento dopo gli scossoni di questi mesi dovuti all’affaire banca Etruria.

    TESTIMONI DI GEOVA

    «Noi scegliamo di andare a vedere da che parte sta la gente. Io ho bisogno che ci siano 10 mila comitati in tutta Italia perché ora diventa un bivio tra l’Italia che dice sì e quella che dice solo no», dice il premier nella rampa di lancio scelta per dare il “la”, il teatro Niccolini di Firenze. I fedelissimi in prima fila, il «giglio magico» dei Lotti, Bonifazi, Ermini, Parrini, è caricato al massimo e lui non li delude. Ad un certo punto mostra una spilla, «tacchino e felice di esserlo», regalo del senatore Esposito del Pd, un modo per dire che i pennuti sono pronti a finire in tavola il giorno del ringraziamento: alias i politici accettano di ridursi le poltrone abolendo il Senato eletto e quindi danno il buon esempio a tutto il paese. È solo uno dei refrain della campagna del referendum costituzionale, Renzi li sta analizzando meticolosamente con il guru della comunicazione Jim Messina che seguì la campagna di Obama nel 2012. Un sequel di parole chiave, studiate per far presa e con uno scopo preciso: far capire ai cittadini come cambia la loro vita, quale impatto la riforma avrà sulle loro esistenze, che benefici possono avere da un sistema istituzionale più snello. Eccone alcune: «Porteremo gli italiani a votare per dire sì al futuro e no alla vecchia politica». Oppure: «Per scegliere se rimettere le lancette indietro di due anni!». E ancora: Finalmente con questa riforma non ci sono più senatori. La politica ha indicato la strada! Aspettiamo il giorno in cui saranno gli altri a farlo, sindacati, associazioni di categoria». Applausi e ovazione come quando cita il partigiano Sarti presente in sala per dire che le radici della Costituzione affondano nella Resistenza. Un assaggio della campagna dei cinque mesi. Racconta chi non usa giri di parole, tratto comune nel giro renziano, che il vero timore però è un altro: non tanto quello del referendum in sè perché le armi per vincerlo sono molte e tutte cariche; quanto del modo in cui ci si arriverà, se indeboliti o meno dalle amministrative che sono un terno al lotto.

    UNIONI E NUOVO MINISTRO

    E non è un caso che Renzi mostri proprio in questa sede la sua determinazione a portare a casa legge sulle unioni civili con la fiducia alla Camera l’11 maggio: un modo per avere una bandiera da sventolare con l’elettorato più di sinistra in tempo utile per le urne del 5 e 19 giugno. Avanti tutta sulla legge che dà un profilo di sinistra al governo, mentre la nomina del nuovo ministro dello Sviluppo, cioè del prescelto Chicco testa, arriverà in settimana.

    FINE ARTICOLO

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