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Lo statuto matteino

carloalbertoCiò che indigna non è che si trovino degli imbecilli o degli aspiranti bortaborsisti per diffondere porta a porta a nostre spese il verbo renziano e a magnificare la manomissione della Costituzione, ma l’argomento stupido e politicamente volgare di cui si fanno untori. Questa colonna infame ci viene a dire che la resezione del Senato renderebbe più veloce l’iter legislativo, semplificherebbe le decisioni, sarebbe insomma un toccasana molto cool e trendy per le nostre istituzioni invecchiate. Pazienza che si tratti di una balla colossale perché la riforma proposta è confusa, inadeguata, dilettantesca  in grado di rendere tutto più incerto e difficile: non abolisce il bicameralismo e crea nuovi conflitti di competenza,  moltiplica le fasi del processo legislativo e  riduce le spese per il Senato solo di un quinto, mantenendo invece una Camera enfatica e sovrappopolata: si tratta solo di un marchingegno per gettare fumo negli occhi e ridurre con l’inganno la sovranità popolare.

Ma appunto la bugia è il meno in questo caso, alla menzogna quotidiana siamo abituati, il brutto è la confezione ipocrita e stupida nella quale viene smerciata. In un Paese nel quale fino a qualche anno si plaudeva all’esistenza di un dentista incaricato di semplificare l’incredibile surfetazione delle leggi, di aggredire il tumore formatosi dopo decenni di provvedimenti estemporanei, ad hoc, ad personam, ad clientes, comunque poco pensati e di pessima qualità, pare davvero incredibile che ora il giovane sodale in incognito di quello stesso dentista, si preoccupi della velocità di iter legislativi che si sono dimostrati fin troppo prolifici. E’ evidente che il problema non sta nella rapidità, ma nella qualità e nell’intelligenza delle norme che anzi è bene che vengano pensate e ponderate, tanto che il bicameralismo in qualche forma è presente in tutti i grandi Paesi evoluti. Far credere che la velocità sia una una funzione biunivoca della modernità mostra  le orecchie d’asino di chi ha voluto a tutti i costi imporre questa manipolazione costituzionale e le palle di mulo dell’increscioso vegliardo che gliel’ha suggerita. E’ come avere una costosa e complicata macchina sportiva a cui non si fa mai manutenzione o la si fa andando dal meccanico di paese per risparmiare: quando tossisce e si ferma invece di riconoscersi come automobilisti  cialtroni ce la si prende con i progettisti. Questo è in sostanza l’articolo da televendita, l’intollerabile non pensiero dei venditori porta a porta della riforma.

Ora si dice che Renzi e il suo governicchio di bugie e affari opachi, voglia strappare ad ogni costo la riforma costituzionale per rimanere in piedi anche in mezzo alla tempesta che si prepara e che già compare all’orizzonte dei dati economici. E’ certamente vero, ma probabilmente non sufficiente a giustificare l’atteggiamento tetragono e accanito non del burattino, quanto dei suoi burattinai visibili e occulti: se dovesse passare questa riforma confusa e confusionaria, indecente nei contenuti, stupida nella sostanza e  ingannevole negli argomenti, si infrangerebbe un tabù e si aprirebbe una stagione di ferite ancor più profonde all’impianto istituzionale e democratico. Insomma ci stanno provando chiedendo alla fascia assente dell’elettorato di  andare al mare o di votare si per mantenere in piedi un cazzo buffo. Se riescono tanto vale tornare allo statuto albertino, anzi visto che ci siamo, matteino.

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3 responses to “Lo statuto matteino

  • Anonimo

    “E’ come avere una costosa e complicata macchina sportiva a cui non si fa mai manutenzione o la si fa andando dal meccanico di paese per risparmiare: quando tossisce e si ferma invece di riconoscersi come automobilisti cialtroni ce la si prende con i progettisti. ”

    Io la metafora del (s)governo-(s)guida del paese la definirei così:
    noi classe subalterna siamo in un autobus per il quale abbiamo pagato i biglietto ( tasse…) , affinche il coducente ( colui che (s)governa il veicolo-paese…) ci porti sani e salvi verso la meta desiderata…
    ecco puntualmente succede che il mitico conducente ( conducator,o duce, leader, fuehrer che dir si voglia), piuttosto che portarci sani e salvi alla meta prestabilita ed auspicata, ci porti giù per la scarpata, ed altrettanto puntualmente cominci a dare la colpa alla segnaletica stradale, che secondo lui non sarebbe chiara, all’ autobus che non funzionerebbe a regola d’arte … in realtà con il tempo pur tra mille dissimulazioni da parte del valente conducente, ed entourage di compari, qualche passeggero inizia sospettare che il conducente sia regolarmente ubriaco mentre guida e comunque non i possesso dei requisiti psico fisici per condurre correttamente i veicolo, e pur tentando di dissuadere dalla guida spericolata cotanto conducente tramite ammonimenti vari ( referendum…), ma a nulla servono detti conducenti , il conducente ubriaco ed incapace di guidare osservando le regole della circolazione persevera nel condurre l’autobus verso il baratro, con ovvia inquietudine dei passeggeri che hanno pagato regolarmente ed alcuni abbondantemente il biglietto, per ritrovarsi in una simile deleteria situazione ed un simile autista che non si capisce bene chi lo abbia messo in quel posto e chi gli a abbia impartito i reali ordini di guida, totalmente diversi da quelli che interessano alla maggioranza dei passeggeri.

    Ad u simile fenomenale autista, urgerebbe l’immediata ed occhiuta revisione revisione della patente per guida in stato d’ebrezza e sforamento dei parametri alcolemici( hybris…).

    Urgerebbe capire chi abbia dato in realtà ad un simile autista le indicazioni sulla meta da raggiungere puntualmente differente, e più dannosa da quella prestabilita-pattuita.

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  • Roberto Casiraghi

    Nonostante sia vero che la resezione del senato sia teoricamente un mezzo colpo di stato (ecco perché Renzi la vuole avallata dal popolo italiano), anche le leggi proclamate a colpi di fiducia sono un mezzo colpo di stato che espropria il Parlamento delle sue prerogative eppure la cosa va avanti da decenni indisturbatamente e senza che si aggrottino molte ciglia di addetti ai lavori o di italiani con il cuore politico dalla parte giusta. Anche il disattendere le pronunce della Corte Costituzionale riguardanti governi eletti con leggi elettorali giudicate non conformi alla suprema carta sono un mezzo colpo di stato. Tante altre cose sono o sanno di colpo di stato (compresa quest’ultima iniziativa di Matteo Renzi che, sotto il pretesto dell’informazione, ha come effetto inevitabile l’intimidazione del corpo elettorale italiano, e quindi un aprioritario falsare il risultato del referendum, perché non c’è niente di più intimidatorio che bussare fisicamente alla porta di casa nostra e chi non lo capisce… amen).
    Ma il massimo “colpo” di stato è quello che ci ha nascosto meticolosamente per qualcosa come 70 anni che la nostra amata Italia non è affatto uno stato che possa subire “colpi” ma una colonia impotente che deve accettare di essere diretta da classi dirigenti scelte da ambasciatori esteri e con gli scossoni e i “colpi” che questi ambasciatori decideranno per noi e per il nostro bene. In questo senso, e nonostante l’ovvietà che voterò comunque per mantenere questo straccio di Costituzione rimaneggiata e dimidiata che ci resta, mi chiedo se lo scopo del presente referendum non sia per caso quello di poter dire in caso di vittoria renziana che “il progresso ha battuto la reazione” e in caso di sua sconfitta che il popolo ha comunque approvato implicitamente la Costituzione del Fiscal Compact e dell’assoggettamento all’UE oggi vigente, risultato che per Renzi e i suoi sodali europei non sarebbe da poco.
    In questo articolo si parla di statuto albertino ma che altro è la nostra vecchia elogiatissima Costituzione repubblicana, perfino nella sua prima stesura, se non una riedizione 2.0 di quelle carte dei sommi principi elargite al popolo dai monarchi ottocenteschi per fargli credere che fosse il primo motore del divenire politico? Tanti bei principi tutti derogabili, tutti reinterpretabili e tutti, come vediamo adesso chiaramente, modificabili a comando.
    Se non approfittiamo del caos che oggi ci circonda per capire come è strutturata veramente la politica e la società, cosa è vero e cosa è fasullo, chi ha potere e chi non ce l’ha, credo che perderemo una grandissima occasione per aprire gli occhi sulla realtà. Che è poi l’unico beneficio che ci riserva questo secolo di vacche magre e disorientate.

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