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Alfano, profeta del lavoro senza salario

angelino-alfano-giorgia-266533_tnIl lavoro non si paga. Dal cuore nero del governo, dalla placenta dei job act e della distruzione dei diritti, emerge la prova del nove di una mentalità radicata  e oscena che si incarna al suo meglio nel ministero dell’Interno, guidato dall’intelligente, onesto, abile, specchiato Angelino Alfano. E’ proprio il Viminale  che ha lanciato un bando per il conferimento di un ambito “lavoro autonomo” non pagato destinato a fare da “supporto tecnico di alto contenuto specialistico nelle attività e nei processi finalizzati alla comunicazione e all’informazione pubblica istituzionale relative alle attività che si svolgono nei centro di prima accoglienza, in stretto raccordo con l’ufficio stampa del signor ministro”. Sapevamo che Alfano è un signor ministro e come potrebbe essere altrimenti visto che cerca non un collaboratore generico e alle prime armi da non pagare, ma uno a cui si richiede un’alta specializzazione, l’iscrizione all’albo dei giornalisti professionisti, tre anni di esperienza nell’ambito della comunicazione istituzionale e un’ottima conoscenza dell’inglese visto che il suo compito sarà fra gli altri quello quello di curare i rapporti con la stampa estera.

La filosofia che si era delineata con l’Expo si fa dunque strada e sale dalle acque torbide dei pescecani delle tangenti fino ai massimi livelli istituzionali, ma con un significativo progresso: non si cercano più avventizi di buona volontà per improvvisarsi standisti in cambio di un panino, ma professionisti  con esperienza e con compiti delicati che dovrebbero essere svolti “a  titolo assolutamente gratuito”. Una mossa talmente assurda che ha persino destato dal sonno la Federazione della Stampa la quale giustamente sostiene che questo bando offende la dignità del lavoro giornalistico e le migliaia di precari che lavorano nei media già pagati malpagati (quando vengono pagati). In realtà però offende qualsiasi lavoratore e qualsiasi attività.

Il bando scade domani a mezzogiorno e vedremo se qualcuno si presenterà ansioso di lavorare gratis. Non credo che ci sarà anima viva, soprattutto adesso che il ministero è stato sbugiardato nella sua ricerca di personale a paga zero: non nascondiamoci dietro un dito, la cosa è talmente paradossale che probabilmente si voleva proprio che nessuno si presentasse, tranne una sola persona evidentemente già scelta e probabilmente affine dall’intelligente, onesto, abile, specchiato ministro, da compensare successivamente e senza destare sospetti o reazioni in un ambiente delicato come quello dei media. Una comune gabola come tante nella “malavita” pervasiva del Paese dove il merito è solo una triste e abusata presa in giro, ma questa volta non non sono stati usati i consueti metodi di selezione a priori dei vincitori, si è scelto di poter sfacciatamente proporre un lavoro senza paga come se tutto questo fosse ormai già sdoganato nell’immaginario della gente.

Del resto proprio ieri un altro ministro, il raffinato, probo e galantuomo Poletti ha fatto sapere che il sistema dei buoni lavoro per i più precari, detti voucher perché sembri una vacanza alle Maldive e perché un po’ di inglesorum aiuta sempre a confondere e a fregare, sono dilagati, sono fuori controllo e perciò sarà opportuno rivedere il meccanismo, naturalmente a danno dei lavoratori in stato di maggior disagio. In poche illuminanti parole capiamo che si deve probabilmente a questo “lavoro accessorio” introdotto dal job act  l’aumento statistico dell’occupazione. Ma evidentemente non basta; altro che lavoro accessorio, si naviga verso il lavoro come accessorio e Alfano è il suo profeta.

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