Sentenza pronunciata, lavoro condannato

Anna Lombroso per il Simplicissimus

E la chiamano riforma. Invece a ben guardare è la conclusione di un processo intentato da un giudice degno dell’inquisizione, da avvocati, ma dell’accusa, che sono i partiti, da sindacati chiamati senza diritto di parola nel contesto di quella che è stata definita una “istruttoria” e un imputato, già condannato ben prima della indegna rappresentazione, il lavoro. Questa brutta pièce, come i processi alle streghe, a Giordano Bruno, a Galileo, a Sacco e Vanzetti si poteva anche evitare, che tanto l’imputato era già condannato.

Un governo autoritario, anzi dispotico, senza essere autorevole, di parte grazie all’appartarsi colluso dei partiti, sordo e sprezzante della critica, separato dalla gente e dai bisogni, perché non vuole nemmeno conoscerli ben accomodato nello spazio siderale dei privilegi, ha messo in scena la liturgia edificante della negoziazione non per interesse a una qualche forma di consenso ma unicamente per rappresentare esemplarmente la sua muscolare potenza impositiva. E la vittoria di una ideologia e di un pensiero unico egemonico: i padroni sono padroni e i lavoratori devono tornare ad essere schiavi, grati e appagati dall’arbitrario e discrezionale giudizio insindacabile – e mai parola fu più appropriata – di chi tiene i cordoni della borsa, che paga, poco, prende e caccia secondo i suoi bisogni.

In un paese senza lavoro, ma moderno, una riforma del lavoro avrebbe dovuto occuparsi di creare crescita per promuovere occupazione, per favorire competenza e concorrenza, per rimettere in moto produzioni e consumi. Invece secondo un disegno ormai noto, secondo una strategia già testata in Grecia, qui più facile in assenza di opposizione, un governo commissariale e commissariato, impone un regolamento straordinario per rendere ordinari i licenziamenti isolato e estemporaneo rispetto a qualsiasi ipotesi di sviluppo, un boccone avvelenato imbottito di menzogne. Se si pensa alle dichiarazioni di interesse nei confronti dei giovani, che possono essere estromessi da un posto di lavoro entro i 35 mesi e, se assunti, licenziati nel rispetto delle leggi vigenti grazie alla cancellazione dell’articolo 18. Se per ottenere un sussidio è necessario aver lavorato 52 settimane continuativamente. Se è ormai dimostrato emblematicamente che la flessibilità indicata come motore salvifico della crescita è solo discrezionalità senza regole e precarietà.

L’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori poneva un limite alla libertà di licenziamento nelle aziende private con più di quindici dipendenti, quello della «giusta causa». Non toglieva la libertà al padrone di licenziare, ma stabiliva un limite affinché essa non fosse puro arbitrio, cioè una decisione discrezionale in forza di un’asimmetria di potere. Rispecchiava quindi il principio fondamentale della democrazia, che è il riscatto dal dominio, cioè dall’essere soggetti alla decisione altrui, senz’altra ragione che la volontà di chi decide. Si dirà: ma nella sfera economica vale la libertà di disporre ciascuno della sua proprietà. E invece così non è in una democrazia costituzionale, nella quale la legge fondamentale riconosce certo il diritto di proprietà, ma riconosce anche che essa non è un fatto esclusivamente privato, anarchico, anche perché nessuna proprietà esisterebbe senza il potere dello Stato, al quale tutti contribuiscono, anche coloro che vivono di salario.

Così si sono ottenuti due risultati ambedue lesivi dello stato di diritto, dello Stato e della democrazia: abbattere i pilastri dell’edificio di conquiste e garanzie dei lavoratori, erodere le architravi della sovranità statale in materia di relazioni industriali e sociali e infliggere una ferita insanabile alla democrazia. Ieri sera un parterre padronale intriso di quel pragmatismo che altro non è che sciagurato e ripugnante cinismo ha impartito una lectio magistralis su come è giusto e buono che il mercato abbia il sopravvento su regole, diritti, carte costituzionali. E, con beffarda irrisione della storia e del mandato che un popolo ha affidato ai suoi rappresentanti, ci ha illustrato la necessaria e inevitabile disfatta dei partiti che dovrebbero avere a cuore gli interessi dei lavoratori, ma anche degli altri, soggiogati e piegati da una accondiscendente capitolazione alla controriforma.

Ci diranno che dobbiamo sacrificare un po’ di garanzie in nome della necessità e dell’opportunità. Ma in quel po’ è contenuto il significato del valore del diritto che si vuol cancellare. Perché un po’ meno di diritto significa nessun diritto; poichè un po’ meno giustizia significa meno giustizia; poiché un po’ meno libertà significa nessuna libertà; perché un po’ meno democrazia significa fine della democrazia.

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13 responses to “Sentenza pronunciata, lavoro condannato

  • gandhi

    si si …ma non si tiene conto dei nepotismi familismi e clientelismi dilaganti in Italia…l’abrogazione dell’art. 18 in Italia equivale a penalizzare pesantemente chi non ha santi in paradiso…e così abbiamo completato una sequela di iniquità legislative a carico delle fasce sociali più deboli che sono iniziate con il (s)governo Monty …

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  • sergio

    Lavoratori?…. voi?…. “coacervo”… ma chi sei? forse un altro “prof” .. non un lavoratore, altrimenti useresti altri toni, condivisibile ciò che affermi, (ma è sempre la solita solfa “politichese” che sento tutti i gg) ci vuole un linguaggio nuovo e sopratutto CHIARO perchè in questo paese assistiamo ad un completo stravolgimento del senso delle parole mistificando la realtà, faccio un es: decr. “salva italia” = distruzione di una parte del ceto medio; “cresci italia” = iva al 23% e licenziamenti “facili”. Questa gente (CLASSI POLITICHE ATTUALI E PRECEDENTI) dovrebbe stare in galera per ALTO TRADIMENTO AL POPOLO ITALIANO invece li fanno senatori a vita… nella classifice dei paesi corrotti siamo davanti solo all’ Huganda, non abbiamo un piano industriale nè energetico, dobbiamo ripensare un NUOVO modello di sviluppo, cosa produrre e COME produrlo………. l’ art 18 è solo un simbolo per delle “prove” di dittatura che pian piano ci faranno accettare e achi non sta bene pazienza andrà all’ estero……. basta mi sono stancato… ciao a tutti e buona vita

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    • max9000

      TUTTI I REATI SI FANNO IN NOME DI QUALCOSA O PER QUALCOSA
      MA IN QUESTO CASO SI TRADISCE LA BUONA FEDE DI PERSONE CHE FANNO FATICA A VIVERE CON STIPENDI DA FAME.

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  • alessandro

    che marea di stronzate, nefandezze e pie illusioni… lo statuto dei lavoratori poveri schiavi vi hanno sempre preso per i fondelli, è certo che fino a quando si organizzerà una struttura produttiva con gerarchie piramidali non ci sarà statuto o altra idiozia che possa permettere al lavoro di acquistare dignità e performance… il modello isola orizzontale, il principio di libertà di scelta, il rispetto delle prerogative, la decongestione da quel abominio di leggi leggine decreti circolari che danno ai vostri capi (lo stato, i commercialisti, i datori, gli avvocati, i consulenti i manager…) la legittimità di “regolarvi” è la keynote dove iniziare una vera riforma (rivoluzione?) partendo DA ZERO…

    la sicurezza sul lavoro NON DEVE ESSERE RELEGATA AD UN COACERVO DI MISURE FANTOZZIANE INCOMPRENSIBILI ANCHE A SCIENZIATI MA UN COMPENDIO DI PRINCIPI CASO PER CASO CHE lavoratori e operatori (basta con “dirigenti” o stronzate simili) studiano secondo LE LORO SPECIFICHE ESIGENZE con la libertà di adottare o meno misure che solo loro ritengono idonee per la loro realtà produttiva!
    la stessa cosa per le BUSTE PAGA, nemmeno un laureato ad Harvard riesce a comprenderle, basta!
    PAGA INTERA DIRETTAMENTE NELLE TASCHE DEI LAVORATORI E SACROSANTO DIRITTO DI OGNUNO DI DECIDERE COME USARE QUEL DANARO!

    e son lì con l’art. 18, buffoneschi…

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  • fabiomln

    Non abbiamo più il tempo di aspettare che un partito del popolo (ma quale???) vada al potere e che forse faccia l’interesse anche dei cittadini e non solo di qualche banchiere. Per allora saremo tutti fritti, molti si saranno suicidati (e spero che il sangue di questa gente ricada sui mercenari che ci stanno governando) e saremo ancora più schiavi.
    In questo momento c’è bisogno di agire pacificamente ma con determinazione. Concordo, 2.500.000 di persone devono farsi sentire presidiando il proprio paese e chiedendo che la loro volontà (che rappresenta la maggioranza) venga applicata. Questi signori devono capire che il paese non è cosa loro. L’hanno costruito i nostri padri e noi facendoci il culo tutti i giorni. Il paese NON è cosa loro.
    Se pensano che l’articolo 18 vada modificato, facciano un referendum e poi vedremo. Chi cacchio è Monti o la Fornero? Chi li ha eletti? Come possono permettersi di farsi interpreti del volere della gente? Non c’è più una sinistra ma almeno se passa questa legge saranno spazzati via … il PD sarà un ricordo (fastidioso) nei libri di storia.

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  • Anonimo

    C’è un italiano in piazza di Montecitorio da 8 mesi e sta invitando tutti gli italiani a raggiungerlo e rimanere ad oltranza come sta facendo lui da 8 mesi per un’ Italia libera istituendo la Democrazia Diretta e partecipativa, ma purtroppo nessuno (io ci sono andato una volta 21/09/11) ha mosso il c… dal divano e lo ha raggiunto. Su facebook “presidio ad oltranza piazza montacitorio” c’è anche un sito omonimo dove potete informarvi. Lui si appella all’ art. 50 della costituzione, il capo gabinettodella Camera gli ha risposto che non essendo un partito nessuno lo ascolterà, ma se arrivano in piazza 2 500 000 di persone, sarà ascotato… vi rendete conto?! dovremmo veramente andarci in massa e non muoverci.. pacificamente, preticando la non violenza. Su questo argomento c’è stata la censiura più totale dei media

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  • frankramsey1903

    La manovra Monti è stata la pura e semplice riproposizione delle stangatine di Andreotti con blocco della scala mobile e aumento della benzina. La differenza è che sono cambiate le condizioni di sovranità del Paese. Infatti con la concessione di questa alla BCE, fatta senza consultare il popolo con la firma del trattato di Maastricht, queste azioni non vengono mitigate con altre che permettono comunque ai cittadini di sopravvivere. Quindi l’arroganza del potere arriva fino a vendere, con grandi pubblicità sulla stampa ormai di parte, degli scenari in evidente contraddizione con la realtà e che annunciano future sciagure per la maggior parte dei cittadini.
    Se vogliamo salvarci occorre stroncare lo strapotere del sistema economico sul sistema politico. Infatti siamo stati fuorviati dalla critica ai pulcinella della politica (gli ultimi governi della repubblica sia di destra che di finta sinistra) che hanno solo creato le condizioni per sostituire i politici con degli amministratori dei fondi messi a disposizione dalla BCE per far funzionare lo stato e alimentare lo scassatissimo sistema bancario occidentale (più volte fallito e salvato con le strette sul lavoro). Naturalmente fare gli amministratori di grandi quantità di denaro pubblico ha determinato lo stato di capillare corruzione del sistema con perdite economiche che sono ben maggiori della stimata evasione fiscale.
    Per uscirne c’è un solo modo: cambiare le regole iniziando dall’aumento della riserva obbligatoria portandola al livello di quella cinese. Nessuno l’ha mai detto, ma non è la compressione del reddito dei lavoratori il mezzo per controllare l’inflazione, ma piuttosto il controllo della quantità di moneta. Le banche fanno il 92% della moneta mentre lo stato arriva ad un 8%. Quindi occorre controllare il grosso, cioè il 92% e l’unico modo è regolare la riserva obbligatoria in funzione delle necessità di moneta.
    Poiché la riserva obbligatoria al 20% comporterebbe il fallimento della stragrande maggioranza delle banche, contemporaneamente occorre creare una banca nazionale di credito allo sviluppo che con un capitale molto inferiore a quello del fondo salva stati può dare credito alle imprese ed alle famiglie, ma sulla base di criteri bancari razionali e non speculativi.
    Infine occorre nazionalizzare la Banca d’Italia per poter emettere e controllare una moneta nazionale con parità sull’euro per riportare alla legalità lo strappo alla costituzione realizzato con il trattato di Maastricht sottoscritto senza chiedere l’assenso del popolo alla cessione della sovranità ad una banca privata.
    Naturalmente, a corollario, i politici attuali devono andarsene tutti, per alto tradimento e si devono indire nuove elezioni con nuovi partiti che saranno obbligati a fornire nel loro programma una indicazione su come promuovere lo sviluppo e soprattutto come ripartire il reddito tra stato, cittadini e capitale.
    Secondo me sarebbe opportuno che venisse introdotta la regola che chi è in età di pensione non può essere eletto e non può avere incarichi di nessun genere sia nello stato sia nel privato
    Penso che questi elementi dovrebbero essere la base per il riscatto non solo dell’Italia, ma di tutta l’Europa ormai assassinata dal prevalere del sistema finanziario sulla politica.
    Se il potere politico è potere economico è chiaro che se la moneta bancaria è il 92% del totale e l’8% è quella della stato il rapporto tra potere dello stato e quello della finanza è 8 a 92.
    Bisognerebbe fondare un partito costituente con il programma sopra indicato.
    E’ inutile lamentarsi, siamo sotto dittatura. I ministri ed i sottosegretari fanno discorsi che fanno pugni con la logica perché devono seguire degli ordini che confliggono con i principi di base della democrazia.

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  • lorenza

    ddobbiamo scendere in piazza e rimane rimanere ad oltranza fino a che non rusciamo a toglierli di li, come hanno fatto in ISLANDA, denunciarli per abuso di potere

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  • Anonimo

    Dobbiamo scendere in piazza e mandarli via, come hanno fatto in ISLANDA, e denunciarli per abuso di potere.

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  • fabiomln

    Mi faccio solo 2 domande. Sono sufficienti a spiegare tutto.
    Prima: come mai la Spagna è con tassi di disoccupazione ben più alti dei nostri benché ci sia libertà di licenziare da sempre?
    Seconda domanda: cosa aspettano tutti gli italiani rincoglioniti (mi ci metto anche io) a scendere in piazza ad oltranza fino a che i loro diritti non vengono recepiti?

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  • max9000

    CON QUESTI PROVVEDIMENTI SUL LAVORO SI TORNA INDIETRO DI 50 ANNI.E LE COSE NON MIGLIORERANNO.SI CREERANNO TANTI DISOCCUPATI E IL MOBBING AUMENTERA’.

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