Del caso Martone ormai sappiamo tutto: il singolare concorso con il quale è diventato prof a Teramo, i contatti del padre con la P3 e dell’Utri per sistemare il figlio, le pratiche oscene di un’Italia malata e oligarchica. E conosciamo anche bene l’arroganza di questo enfant prodige prodotto nel laboratorio della corruttela e dei favori dei vlasti. Sarebbe però un errore consideralo un semplice incidente di percorso, un’altra mela marcia dentro un cestino dove già ne sono comparse parecchie: certo si potrebbe scherzare su quel nome da coiffeur, su quello sguardo dilatato che trova una qualche esplicazione in alcuni passaggi del suo blog, per non parlare della folgorante banalità che esprime, del passaggio repentino dal berlusconismo di fondo alla critica dei quindici anni passati con il cavaliere: l’opportunismo è una scienza innata e vale mille concorsi.
Si, la tentazione è forte, ma vale la pena resistere, perché Martone non è affatto un incidente, è invece il mainstream della classe dirigente italiana tanto che nello stesso esecutivo molti – fatte le distinzioni di epoca e di posizione – hanno storie non dissimili: precocissime affiliazioni accademiche, inesplicabili inserimenti in Cda di peso, incarichi ottimamente pagati, assunzioni rapidissime al soglio del potere. Certo Michel mon bel, spicca per la diamantina purezza con cui è figlio di papà, ma questo non offusca la prassi ereditaria che coinvolge quasi tutti a parte quei pochi che un papà putativo e onorato se lo sono accaparrato.
In questo caso però la gioventù e la limpida arroganza di Martone è un vantaggio perché ci mostra ciò che l’esperienza e l’età consiglia ad altri di stemperare e nascondere sotto il tappeto. Basta leggere il suo blog o avere seguito le sue performance televisive, nelle quali è solito presentarsi non sotto le vesti giurista, ma di economista, per capire molte cose: Michel si propone di slegare “questo paese bloccato”. Ed è straordinario come proprio l’esempio vivente del blocco che impedisce il ricambio, che offende la meritocrazia e l’equità consideri necessario che gli altri rinuncino a tutele e diritti per rendere più dinamico il Paese. E’ il limite psicologico, politico e alla fine anche fattuale dell’attuale governo: quello di essere un’espressione di classe che considera tutto sub specie statistica, dall’alto di un privilegio nel quale il popolo è solo un’espressione numerica. Che conosce solo le tessiture teoriche, ideologiche, la realtà rarefatta dei piani alti.
Il rischio è quello di non tenere in nessun conto una realtà che non si conosce, situazioni concrete del tutto ignorate, sofferenze sconosciute e così può accadere che persino le buone intenzioni abbiano un risvolto inquietante: come la possibilità di aprire società a costo zero, che va benissimo, ma senza notai e controlli così che la criminalità possa servirsi di picciotti pulitissimi, gli evasori possano dedicarsi alla costruzione di scatole cinesi per i loro scopi e i corsari di un’economia vuota e senza scrupoli possano meglio sfruttare la precarietà. Del resto quando nascono le obiezioni, basta prendere un amico della Fullbright che scrive sul Financial Time per farsi avvolgere d’incenso e tutto torna a posto. Si, Profumo d’incenso che poi trapassa alla provincia italiana dell’informazione la quale scopre le mafiette accademiche del giovane Michel, ma sorvola sulla altre.
Così va in questo mondo. E chi non è fa parte è certamente uno sfigato, non si può negare.


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le nostre origini sono state inquinate profondamente dal cattolicesimo, pertanto non cercate paragoni con popoli occidentali protestanti, accontentiamoci di essere quello che siamo, piccoli mafioncelli beneficiati dal perdono prima confessionale e poi eucaristico.
Per noi ci sarà il premio nell’aldilà
e fatela finita co sta destra, sta sinistra, operai, politici, smettetela de frignà, neanche i laici atei di sinistra hanno mai impedito alla longa mano del vaticano de infilasse nelle tasche di chi lavora, quindi convertitevi e pregate
la verità è che Martone ha una faccia che assomiglia a quella di Gramsci e in italia dove l’ignoranza è dominante, la faccia conta di più del resto. La sinistra lo vede come la reincarnazione del migliore, che a questo punto può dire tutte le fregnacce del mondo.
@ANONIMO: intanto proviamo a liberarci col voto libero, poi passeremo a forme altrettanto democratiche e civili, ma palesemente più incisive: sputtanamenti mediatici, denunce, class action, raduni in situ, pressioni varie, lettere aperte, manifestazioni di piazza, ecc.
E dopo ancora è bene prepararci già per una vera rivoluzione pacifica!
…dai su orami è risaputo siamo tutti con il movimento 5 stelle, questa gente deve andare a casa!!!!
@mirco, la tua citazione è perfettamente appropriata, andrebbe tatuata in fronte alla rovescia agli elettori del PD, PDL e consimili perchè la leggano tutte le mattine allo specchio.
@Dom55: mi sa che proprio questo è il problema. Lorsignori, come Martone, la Gelmini, i fratellini Elkann, non hanno mai lavorato un sol giorno nella loro vita. E difatti hanno la tipica spocchia del parassita mantenuto nei confronti di tutti quelli che, oibò che schifo, devon portare a casa il pane usando quotidianamente le proprie mani e la propria testa, invece della lingua. Il pensiero che siano proprio loro e i loro cari babbucci e mammine la causa del disastro non li tocca minimamente. Ed è proprio perchè sono quel che sono, arrivisti incompetenti, viziatissimi e privi del pur minimo senso della decenza, che non ce li toglieremo mai di torno con un voto.
Ma ciò che mi sembra veramente irricevibile da questi “semplicemente scarsi” che siano o non figli di papà è quanto asseriscono per loro di: “saper fare qualcosa, di aver lavorato sodo”.
Io li vorrei con con noi:
in un cantiere, in un ospedale, in un terreno agricolo, in un bosco, in mare, in un posto di lavoro normalissimo e potergli dire su qualche cosa da farsi: “bene, ora scrivi cosa devi fare, spiegacelo e facci vedere come fai ciò che hai scritto e spiegato”.
Ma sapete quante risate ci faremmo?
Allora facciamo almeno una cosa, mandiamo a casa tutti i politici attuali e cerchiamo di votare persone nuove, di chiara e comprovata esperienza di rinunce alle scorciatoie politiche, e noi elettori diciamo loro chiaramente appena ti guasti ti mandiamo a casa (es. democrazia partecipata proposta dal Movimento 5 stelle).
in tutto questo potete andare a prendervi cosa dice Pier Camillo Davigo sulle organizzazioni mafiose.
( cito liberamente perche’ non mi ricordo le parole esatte )
” Si potrebbe pensare che in tempi duri come questi convenga fare il picciotto, invece no, e’ importante sapere che chi entra come picciotto, cioe’ come militante qualsiasi, non imparentato coi capi mafia non ha in alcun modo possibilita’ di fare carriera, viene sfruttato, sottopagato e spesso deve beccarsi colpe altrui, magari anche andare in carcere.
La carriera nelle organizzazioni mafiose la si fa solo in quanto appartenente alla “famiglia”.
Ecco, se cogliete le similitudini….
La patria di Nepote non a caso è stata l’ italica penisola. Il merito non è mai stato un criterio decisivo in Italia e da qui lo stupore di millenni di storia comunque gloriosa. Non riteniamoci comunque dei diamanti solitari della meschineria, visto gli esempi provenienti dal resto del mondo (la dinastia comunista della Corea del nord ad esempio). L’ unica soddisfazione per gli “sfigati” è quella di poter far sapere a questi paladini del demerito cosa pensiamo di loro: SIETE DELLE COLOSSALI MERDE
…e io che da sempre sono ecoomicamente povero e giunto a 37 anni ho solo la terza media cosa sono? Illuminatemi scienziati del sociale! …o ma non si vergognano, nemmeno un rossore, un colpetto di tosse, un raschiolio alla gola…nulla…si vede proprio che questa gente non sa proprio cosa significa guadagnarsi la pagnotta e fare vita di stenti…
E noi laureati prima dei 28 anni ma condannati a navigare incerti in un futuro di stages gratuiti, “le faremo sapere”, capi che non ti rimborsano le spese né pensano ad alcun compenso perché “questo” è ancora “prelavoro” (altra gente magari viene pagata sotto i tuoi occhi), raccomandazini sfacciate, Trota vari che entano a pié pari col tappeto rosso sotto i piedi…. Noi, dico, cosa siamo? Sfigati, incazzati o magari Martone ci addebita altri difetti e se sì quali?
Tra le mie fortune (sic) annovero anche la conoscenza con un paio di “Trota” (figli di papà, nipoti di zio ecc.) che mai hanno avuto bisogno di sbattersi in alcun modo, visto che le porte gli venivano già aperte e ben lubrificate da genitori e parenti…. i veri sfigati, tolta la rabbia che mi suscitano, sono loro, ottusi e fieri di sé, pronti a farsi largo ballonzolando a calci per il cognome che portano.
Per non parlare delle trotesse che, passando nei giusti letti e spremendosi non le meningi ma altri e diversi organi, non debbono manco chiedere (salvo poi accusare tutti gli altri d’essere coglioni e assumere arie da santa Maria Goretti)…..