Chiunque sia stato a New York o a Los Angeles al di fuori di viaggi organizzati non può che mettersi a piangere o a ridere per questa batracomiomachia sui taxi: sa che laggiù, pur essendo liberalizzati i costi non sono sostanzialmente differenti dai nostri, che esistono comunque i tassisti abusivi e per quanto riguarda la west coast c’è anche una notevole disorganizzazione, presenza di intermediari e tempi d’attesa piuttosto lunghi. Ora, che il sistema delle licenze distribuite dai Comuni come una sorta di bene permanente che può essere lasciato in eredità oppure comprato e venduto, faccia parte di quel perenne medioevo italiano regalatoci da una politica sempre collusa e in cerca di scambi, non significa affatto che ci si possa attendere più di tanto dalle liberalizzazioni che vengono presentate come un’ineffabile motore di sviluppo.

Se ci vuole togliere la soddisfazione di raffrontare i prezzi dei taxi con licenza liberalizzata o meno si può andare su questo sito http://www.worldtaximeter.com  e confrontare le situazioni delle maggiori città americane ed europee. Forse lo farebbero anche il premier e i ministri se solo sapessero usare il computer e la rete. Le tariffe sono abbastanza aggiornate e anche se il calcolo di attesa nel traffico è una media sulle 24 ore, quindi soggetto a molte variazioni nel corso della giornata, restituisce una panoramica d’insieme realistica. E’ abbastanza chiaro che con costi chilometrici che in Italia arrivano quasi al mezzo euro per chilometro e sono abbastanza simili per l’Europa, non è che si possa scendere più di tanto nelle aree raffrontabili. Ed è così che che pur dentro una ridda di criteri diversi per far correre il tassametro la sostanza è più o meno la stessa: euro più euro meno. Anzi tenendo contro del minor costo di carburante, auto e manutenzione negli Usa i taxi potrebbero essere considerati notevolmente più costosi.

Non c’è alcun mistero: il tassista guadagna meno ed è più povero, anzi spesso è un immigrato di recente, ma la differenza non va in tasca al cliente, bensì alle società che gestiscono il servizio. Infatti solo le persone più ingenue possono pensare che le cosiddette liberalizzazioni si tradurranno in un effettivo vantaggio economico. E solo quelle in aperta malafede possono sostenerlo sui giornali e farci calcoli sopra: ma si tradurrà invece nella creazione di società di taxi, di grandi studi legali, nella moltiplicazione di ipermercati e superfarmacie: tutti soggetti forti e ben intenzionati a fare cartello verso i quali i cittadini avranno alla fine meno potere contrattuale.

Il piano portato avanti con pervicacia, cancella qualche stortura creandone di più grandi e inquietanti: perché l’obiettivo finale del piano si propone di radicare ancor più dentro la società italiana l’oligarchia che già la domina, ma che in qualche maniera trova ancora resistenza nelle piccole attività personali e familiari. Le liberalizzazioni sono un nome bugiardo: non alludono a più libertà, ma a servitù maggiori.

*Glaver in inglese significa chiacchierare, farfugliare, dire cose false o volte a infinocchiare