La televisione è ormai così trash che finisce per  prendersi gioco dei drammi di questo Paese, per darla in pasto all’incompetenza e al cinismo degli squallidi personaggi che vivono di ospitate. Oggi su Rai Uno imperversava Giletti a parlare di Genova. E magari sarebbe stato interessante ascoltare assieme a Marta Vincenzi, un climatologo, un esperto di ambiente, un sociologo, un  qualche tecnico di opere idrauliche. Invece c’erano Maria Giovanna Maglie, l’ex idrovora di soldi rai, nota incompetente in qualsiasi campo, un meteorologo dell’areonautica (cosa ben diversa da chi studia il clima), un carabiniere e solo alla fine è comparso Mario Tozzi, subito sommerso dal berciare della Maglie e da Klaus Davi, il nullmediologo spazzolato che è una statua vivente alla futilità esangue del berlusconismo.

E Giletti che si beava della “discussione” da lui virilmente condotta, mentre in sottofondo scorrevano le immagini di repertorio dell’alluvione e le urla delle persone mentre l’acqua spazzava via tutto. Virilmente, proprio così:  secondo lui le donne sono inadatte a condurre talk show perché per tenere a bada gli ospiti “ci vuole una fisicità maschile”. E’ a gente di questa risma, che si affida l’informazione sulle tristi pagine di questa Italia. Infatti e durato poco: subito dopo il virile Giletti si è dedicato assieme a Fiorello a giocare con la carta igienica.

Ancor peggio è andata su Canale 5 che nel parterre aveva nientedimeno che straccio Liguori, notissima autorità in fatto di clima, aho che ffà ,piove? Cecchi Paone che, non si sa come, passa per divulgatore scientifico non sapendo nulla di scienza e nemmeno di divulgazione e lo psicologo – psicopatico Meluzzi, altro solerte collezionista di gettoni.

Insomma siparietti, spettacolini, vaniloqui di cialtroni e incompetenti ad ampio spettro, chiamati ad esercitarsi  su una tragedia che si porta dietro ampie e complesse responsabilità collettive oltre che una enorme massa di problemi per il futuro. Nell’attuale linguaggio politico si chiamerebbe una presa per il sedere, un’offesa alle vittime, un’ insulto all’informazione sia pure quella enfatica e un po’ vuota di oggi.

Anche  un affronto al buon gusto, ma questo è secondario: la turba che ha occupato la televisione sta lì proprio perché non ha idea di cosa sia.