Imitazioni radicali

Proprio belusconiani dentro, frutti marciti in questi vent’anni. Qualcuno dice che hanno salvato Berlusconi per avere il rinnovo della convenzione di Radio Radicale. E loro nei modi cari al canagliume che di volta in volta si rivolge alle pandette o le rifiuta come regime dei giudici, replicano:  “Per chi con qualsiasi mezzo dovesse diffondere o rilanciare notizie false e tendenziose preannunciamo il ricorso all’autorità giudiziaria”.

Bè è una sfida, allora dirò subito una cosa assolutamente falsa e tendenziosa: li chiamo radicali. Anche se non hanno nulla di ciò che furono un tempo e scilipoteggiano per le elemosine del potere. Altro che diritti civili: non solo hanno salvato il ladro di democrazia con la loro falsa testimonianza di fiducia, ma hanno anche creato una rottura insanabile nel Pd che adesso sarà ancora più esposto sul piano della laicità.

Si, direi un bel risultato politico che naturalmente prescinde dal fatto che siano stati determinanti o meno nel salvataggio: è semplicemente un passo in più verso il parlamento dei comprati, l’osceno mercato, il degrado delle istituzioni e della democrazia. Ecco dove sono finiti gli eredi del Mondo di Pannunzio: nel piccolo squallido mondo degli interessi di bottega. Perché si è capito che l’unico sciopero che non faranno è quello del denaro: possono rinunciare al cibo, all’acqua, ma senza i piccioli muoiono all’istante.

Direi che sono l’edizione più cool dello squallore, se non temessi di depistare il sordastro Pannella. E certo qualcosa di marcio e di maligno si dev’essere annidato da sempre dentro il partito se esso ha partorito i più illustri voltagabbana plurimi della storia repubblicana. Forse, chissà, era quel separare i diritti civili da quelli sociali che li ha fatti diventare da formazione di punta a refugium peccatorum delle più deludenti ambiguità politiche italiane.

Ma insomma la radio è salva: va in onda un giorno da pecora.