Ma cosa ci sarà dentro quei Sacconi? L’eminente ministro racconta barzellette, forse per far dimenticare di essere egli stesso una battuta vivente. E lo fa con sublime gusto per giustificare lo scasso dell’ articolo di 18 e la libertà di licenziamento. Ha accanto Bonanni, il suggeritore e dice che non è così, che decideranno i sindacati se i licenziamenti ci saranno o meno. Basta dire di no e tutto ritorna come prima. Come se non si sapesse che il valore del lavoro è sotto ricatto.

La cosa è surreale. Al povero Sacconi, per spiegare la cosa salta in mente solo la storiella delle suore violentate dai briganti, tranne una. E quando viene interrogata sul motivo risponde: perché ho detto di no. Bonanni fa sì con la testa, forse perché come appartenente alla setta dei neocatecumeni, altra massoneria italiana, è un po’ come una suora.

Purtroppo però ai briganti non ha mai detto di no: né alla Marcegaglia, con la quale del resto si consulta più spesso che con il medico di famiglia, prendendo le ricette confindustriali per telefono né a Marchionne, né tanto meno al governo delle cui mire di divisione del sindacato è una colonna portante. Anzi, si è offerto toto corde all’amplesso. E si può stare sicuri che non combatterà certo contro i licenziamenti come ha fatto con i tre operai di Melfi.

No cari signori, non avete bisogno di ricordare incongrue barzellette: Sacconi ministro e Bonanni sindacalista sono già due barzellette. Di quelle vecchie e tristi che racconta Berlusconi.