Anna Lombroso per il Simplicissimus

Uno spettro si aggira per la rete: Indignados, Indignati sempre, l’Antifascista, Casa del popolo, Comunisti dialettici, facciamo rinascere il Pci. Chi si domandasse con sorpresa come mai non è stata esercitata una stretta censoria sui social network da parte di un governo che invece mette il bavaglio della censura su tutto, dall’antimafia alle nostre inclinazioni sessuali, dalle intercettazioni alla televisione di stato, che peraltro si è offerta deliziata dalle proposte indecenti, beh se qualcuno se lo chiedesse potrebbe darsi una risposta sconfortante.

La resistenza virtuale non mette una gran paura. Mica siamo in Siria, mica siamo in Cina, mica siamo in Iran. Qui i guevaristi, gli irriducibili di pane e Gramsci, molto citato e pochissimo letto, quelli che sullo chevet hanno Marx resistono a colpi di link e a suon di copiaincolla. Qualche giorno fa una ultrà alla mia garbata richiesta in cosa consistesse il suo antifascismo mi ha risposto appunto che il suo impegno è “amplificare pensieri e idee contro”. Io invecchiando ho maturato una certa idiosincrasia per il “contrismo”, malattia civile del Paese che si schiera contro anche a miss Italia. Ma che poi si rivela “pro”, almeno in un certa misura, per una maggioranza di governo che è contro il Paese l’interesse generale e tutti gli altri. E soprattutto pro domo sua, perché da noi, ammettiamolo, personalismo e familismo sono diffusi e radicati. Come d’altra parte la ricerca di riferimenti magari più autoritari che autorevoli, figure e pensieri “forti”, ben confezionati attraverso l’esercizio di chi invece di ascoltare il pubblico e essere depositario del senso comune, ha avocato a sé il compito di costruire la cosiddetta opinione pubblica.

Così la quotidiana trincea dei ribelli in rete si consuma per lo più nell’infaticabile citazione e nella riproposizione dei pezzi delle star dei giornali partito o degli autorevoli quotidiani, sbattuti là senza commento, in una specie di “anima mia” nostalgica e ingenua, un collage di pensierini altrui. Pensare produrre qualche idea verbalizzarla scriverla condividerla sottoporta a obiezioni critiche ragionarci insieme deve essere considerata una perdita di tempo potendo invece dedicarsi con alacre dinamismo a quell’affaccendarsi bi partisan che caratterizza la nostra contemporaneità. E che è così magistralmente rappresentato dalla manovra del governo, metti cava, pesca una pensata di qualcuno e sbattila là, senti un’obiezione di qualche altro e toglila. Si sembra il brulicar dei vermi sulla carogna tutto questo attivismo. E siccome ritengo invece che la sinistra un tempo si sia formata producendo idee valori principi ed anche utopie maturate e alimentate dallo scambio e dalla dialettica, che se ne distacca in nome di un iperattivo affannarsi per esistere, per apparire, per manifestarsi, mi inquieta.

Io ho una grande aspettativa dalla rete, guardando altrove. Guardando il formidabile servizio che ha reso ai cantieri aperti della democrazia e della libertà in tante geografie. E mi auguro che qui non si riduca ripetere e moltiplicare patologie e anomalie: l’apatia, come mancanza di pathos e di incapacità o impotenza a desiderare. Che non replichi quel leaderismo che si accontenta della virtuosità della denuncia. Che non produca un nuovo isolamento solipsistico e nevrotico di cavie nelle loro gabbiette. Sembriamo finiti nella camera degli specchi di un luna park dive ci illudiamo di essere sempre in scena, sempre noi moltiplicati per tanti e rassicurati che qualcuno pensi al posto nostro e finisca per rappresentarci. Uso il “noi” per simpatia nei confronti della collegialità. Ma in realtà per fortuna e anche per una certa passione calvinista per il lavoro, non mi fido molto e non sono solita abbracciare entusiasticamente le opinioni e le analisi di certi pensatori molto compromessi, che preferiscono sentirsi dentro al potere come dei guardoni, essere ammessi, essere blanditi, che scuoterlo. E tanto meno mi piacciono quelli che invece di contribuire a generare opposizione, continuano a chiedersi ma chi la farà nascere? Chi la guiderà? Chi sarà il papa straniero? Ma tu che fai? Ecco, ma tu che fai ha sostituito io faccio, io farò, io voglio. E “sono indignato” ha sostituito “io ho un sogno”. “Ho un’idea, voglio un futuro”