Non si sono spenti nemmeno gli echi della strimpellata di Felice Confalonieri alla mini kermesse di VeDrò, il pensatoio di Enrico Letta, formato boudoir, che arriva la proposta di questo pezzo di centro sinistra: accogliere il banchiere Profumo nel Pd. E certo non a pettinare le bambole. Ma probabilmente come candidato per il dopo Berlusconi.

Due giorni fa avevo previsto (qui) che il nipote di Gianni avrebbe fatto una mossa a sorpresa indicando il succedaneo di Berlusconi nell’area industrial-bancaria, Montezemolo o qualcun altro. Ma sapete mica è lungimiranza, è solo che le propensioni dei nostri politici sono così ovvie  che non ci vuole molto a capire dove vogliono andare a parare.

Un’ovvietà che nasce solo all’interno delle logiche manovriere e di pensieri così lontani dalla sostanza della politica, da essere scoperti pur essendo implicati in mille trame. Ma questa candidatura di fatto alle primarie, appena nascosta dalla normale ipocrisia del linguaggio, ha qualcosa di perversamente metafisico perché ad Alessandro Profumo, ex ad di Unicredit, il centro sinistra dovrebbe affidare un riscatto dalla crisi economica e dalla macelleria sociale conseguente, innescata proprio dalla finanza e dalle banche sulla base di ideologie economiche da destra profonda. E, tanto per non farci mancare nulla, dovremmo delegarla proprio a lui che è stato il banchiere italiano più invischiato nella “modernità” dei titoli spazzatura ed evidentemente più propenso a navigare nell’oceano liberista.

Non oso nemmeno domandarmi che cosa faccia ritenere ad Alessandro Profumo di essere idealmente vicino al Pd, i motivi potrebbero essere molti, anche se non ne trovo nessuno che non mi lasci profonde  inquietudini. Ma ancor meno oso domandarmi perché una parte del Pd ritenga di dover lanciare nell’arena politica Profumo, andando contro tutte le analisi prodotte finora dallo stesso partito e contro il sentire di gran parte della sua area elettorale.

Non è bastata evidentemente la batosta elettorale dell’ultima volta a far comprendere al Pd che questa cooptazione di banchieri e imprenditori non paga, che è meglio mettere insieme qualche idea per uscire da questa Italia indecente che attaccarsi a un qualche antiberlusconi da vendere all’elettorato. Perché certo Profumo non è Calearo, ma l’operazione è la stessa.

Ma temo che non sia affatto così, che la lezione sia stata recepita, ma che un maligno istinto pavloviano costringa il partito a guardare al centro e che una parte minoritaria, ma influente del partito militi nel centro sinistra pur essendo ormai smaccatamente conservatrice. Pardon, ogni tanto uso ancora qualche parola che appartiene a una vecchia terminologia. Adesso i conservatori che ci hanno messo in queste condizioni si chiamano “moderni”. E infatti cosa c’è di più fresco, giovane, cool delle braghe di tela?

Certo dopo essere fallita l’operazione di avere una banca, ci si prova col banchiere.