Ce l’aveva fatta puntando sulla paura e sulla sicurezza, sfruttando, grazie ai media messi a disposizione da patron Silvio, ogni episodio di violenza e soprattutto la vicenda una donna stuprata ed assassinata a Tor di Quinto. Certo l’avversario era Monsignor Rutelli, ordinato da papa Walter e dunque Alemanno aveva vinto a mani basse.

Ma com’è tipico della cialtroneria politica  di questi anni, alle parole non sono seguiti i fatti e non per cattiva volontà, ma per impotenza intellettuale ad analizzare e affrontare i problemi nella loro complessità. Nell’eterno bar sport di questo Paese le soluzioni sono sempre facili e si può gridare eureka se l’oliva affonda nel Martini. Ma poi.. poi la realtà è un’altra cosa e così Roma è diventata sempre più insicura: gli omicidi irrisolti e gli episodi di violenza si sono moltiplicati assieme al senso di insicurezza. La capitale è diventata più simile al suo sindaco che nei memorabilia della sua vita ha pestaggi e molotov, tutti fatti rigorosamente “non commessi”. Eh sì, perché prima di dedicarsi alla più facile sistemazione di parenti e affini, egli stesso è stato parente ed affine.

C’è però una ragione per questa esclalation di violenza e lo stesso Alemanno la cita orgogliosamente: si tratta dell’influsso perverso di “Romanzo criminale”, la serie televisiva che narra le imprese della banda della Magliana, tratta dal libro di De Cataldo. Questa sarebbe la ragione e non l’assalto delle mafie che vengono di lontano e per nulla contrastate, non quella corruzione strisciante di cui il sindaco stesso si è fatto promotore con parentopoli, non l’odio e l’estraneità di cui Alemanno è un portatore non sano, anche se si sforza disperatamente di nasconderne i sintomi. Tante vale chiedersi se dentro questa decadenza civile, in questo disorientamento non ci si sia anche lo zampino di Pasquino e di Belli. E dove vogliamo mettere Ellroy, anche i suoi scenari sono diversi?

Francamente mi chiedo se proprio in questa assurda e patetica giustificazione, non si possa scorgere la radice del degrado. Il potere affidato a nullità assolute, quasi in  alterco con la democrazia, la convinzione di darla a bere con una scusa qualsiasi perché tanto il potere e le relazioni sono in grado di salvarti anche dalla conclamata idiozia. E non vorrei sembrare offensivo, è solo che sto leggendo L’idiota di Dostoevskij.

Così il poliziotto Alemanno, rivelatosi incapace di trovare soluzioni, ma solo presunti colpevoli senza prove, ci confessa indirettamente che persino la divisa era falsa, rubata nella sartoria teatrale di S&B. E ora tenta di sostituire il manganello con il tubolario della politica trovato nei fondi di magazzino.