Sorpresa: Zygmunt Bauman, l’inventore della società liquida e delle liquidità che si sono succedute a cascata, scivolando poi sulla roccia acuminata del liberismo, ha trovato la fidanzata su Facebook. Un impresa non facile a 86 anni, ma questo si deduce da una sua intervista rilasciata a La Stampa in cui dice “se sei timido e cerchi una ragazza la rete è un dono di Dio”.

Immagino che un personaggio dell’importanza di Baumann non dica le cose per sentito dire, come potrebbe fare il ragionier Mario Rossi in pensione, ma le abbia quanto meno sperimentate di persona. Per questo sono sicuro che il vecchio sociologo si dedichi a clandestine storie virtuali: per quanto imbarazzante è sempre meglio del sospetto della banalità.

Purtroppo Bauman sceglie l’esempio della seduzione seriale per svalutare il gigantesco impatto politico e umano che la rete ha assunto in molte parti del mondo. E se riconosce che essa è stata fondamentale per esempio nelle primavere arabe, ritiene che essa abbia solo un effetto a breve termine, un effetto miccia per così dire e infatti argutamente domanda a sua volta a l’intervistatore “Egiziani e tunisini hanno forse idea del loro futuro?”.

No di certo, ma non ce l’avevano nemmeno i francesi che si radunarono sotto la Bastiglia senza bisogno di telefonini o di internet e se è per questo nemmeno i marinai dell’incrociatore Aurora. Non so se il vecchio professore si renda conto che ormai il 90 per cento della comunicazione (sull’informazione in quanto tale la cosa è diversa) avviene attraverso le varie reti digitali è che quindi queste sono non solo la miccia ma il germe su cui si costruisce il futuro oltreché una tribolata trincea di libertà.

Forse c’è  qualcosa dell’invidia del futuro in queste considerazioni, forse c’è anche quella sindrome di torre d’avorio che prende molta parte dell’intellighenzia, quando si tratta di accedere a mondi che non riconoscono di default la loro importanza e la loro “altezza”, nonostante una certa adesione al principio di autorità.

Ma soprattutto si legge le righe dell’intervista la paura per strumenti di comunicazione che non sono controllabili e normalizzabili, dove sono in agguato i Breivik, dove i contenuti non hanno l’imprimatur di un qualche editore, non sono selezionabili a priori da una qualche istanza. E infatti in un crescendo tumultuoso dello scontato e del sentito dire ecco che salta fuori la differenza tra la rete e la comunità reale:  “La prima è il luogo della libertà. La seconda della sicurezza. Sulla comunità si può contare come su un vero amico. E’ più affidabile. Ma anche più vincolante. Ti controlla. La rete è libera, ma serve soprattutto per i momenti di svago. E per uscire dalle relazioni in fondo basta spingere il tasto delete.”

Si decisamente sono le solite cose trite e ritrite sulla solitudine esistenziale che non riescono a cogliere le novità, la rivoluzione che nasce dalla possibilità di relazioni estese invece delle audizioni estese, ma passive di radio e televisione che pure sono state un strumento formidabile di condizionamento. Ed ecco perché Bauman potrebbe essere un ottimo seduttore virtuale. E talvolta anche un pessimo sociologo virtuale