Il governo è assente da Bologna, non vuole commemorare e non vuole prendersi fischi. Ma ormai è assente dal Paese, che di fatto è governato da bande e da camarille. E’ quando non è assente, è dannoso con le sue leggi ad personam, con le sue iniquità feroci e banali assieme. Appena il redivivo premier ha fatto sapere di voler prendere lui le redini, immediatamente la borsa è andata giù più delle altre e gli spread sono saliti a un livello tale da mangiarsi la manovra di Tremonti più altri 20 miliardi. Ghe pensi mì forse vale per gli addict del Cavaliere, ma nel resto del mondo e nelle borse è come l’urlo di Chen.

A me viene da  ridere quando i tecnici dell’economia si stupiscono di tutto ciò che accade perché i “fondamentali” non sono tali da giustificare il crollo. Chissà a cosa si riferiscono: non certo a un Paese sgovernato da Berlusconi, con un esecutivo che si regge sui comprati, con un leader che pensa solo alla sua salvezza personale e che domani confermerà la disuguaglianza della manovra, ma cercherà di attenuarne il rigore per i suoi clientes. Chi è che può fidarsi di un simile assetto e che può davvero pensare a un controllo del debito in queste condizioni?

L’unica cosa da fare sarebbe dimissionare il governo e andare alle urne. Però anche questo sembra arduo non solo per la disperata resistenza del Cavaliere, ma anche per le incertezze degli altri. La Lega è inquieta, ma sa che l’acqua in cui ha sguazzato è il berlusconismo e teme di abbandonarlo;  le cosiddette forze sociali che ad eccezione della Cgil e di pochi altri hanno già patteggiato col padrone o ne sono state addirittura socie vogliono un governo tecnico sapendo Berlusconi è  il problema, ma non avendo nessuna intenzione di rischiare un governo di sinistra ( per quanto a sinistra di un  decimo di grado) e persino, dio non voglia, laico; il terzo polo incapace di affrontare elezioni in queste condizioni drammatiche è anche lui tutto per il governo di emergenza. E infine anche il Pd, indeciso a tutto, preferisce la soluzione ponte.

C’è però un motivo di fondo che spinge praticamente tutti ad evitare le elezioni, a parte il desiderio della stragrande maggioranza dei parlamentari di incassare il futuro il vitalizio. E’ che la politica sta pensando di abdicare ai suoi compiti celandosi dietro un governo tecnico dal quale ci si attende una sorta di “macelleria” fatta passare come salvifica e “oggettiva” . Solo dopo il massacro arriverebbero i salvatori con gli unguenti delle promesse. Inutile osservare che non esistono governi tecnici, sono solo governi di persone che non sono dentro gli apparati politici, che è tutt’altra cosa.

Ma anche ammettendo questa possibilità non si sa quanto i mercati possano essere rassicurati da un governo di salvezza nazionale,  mentre nel Paese prosegue la guerra per bande ancor più incarognita dagli eventi e con una prospettiva di un anno e mezzo di vita dentro una continua campagna elettorale e con tutti i nodi e i problemi allo stesso stadio di prima.

Ci sono dei fondamentali ancor più fondamentali delle cifre tecniche e che si riferiscono agli stati, alle comunità, alle capacità progettuali. E paradossalmente  a questi sono molto attenti proprio coloro che pensano allo stato minimo. Dopo vent’anni ci ritroviamo in un Paese tutt’altro che liberale e men che meno sociale avendo il welfare più striminzito di tutto l’Ocse.  Ci ritroviamo semplicemente in uno sfascio che è l’esito finale delle politiche personali e aziendali, della corruzione dilagante che e l’altra faccia di questa concezione managerial oligarchica e di una politica che quando esiste è timida e parassitaria rispetto ai poteri economici.

Altro che fondamentali, siamo fondamentalmente in caduta libera.