Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ma quanto li odio. Io sarei una persona gentilmente leggera. Invece mi condannano a dover prendere sul serio anche le più ineffabili stronzate perché nelle pieghe del loro repertorio di banali ovvietà si cela ogni tipo di insidia ai danni delle persone, in particolare quelle colpevoli di essere più vulnerabili.
“Per aiutarvi a sentirvi più sicure, sapendo che non siete sole”. Scrive il sindaco Alemanno a presentazione dell’agile vademecum con i consigli anti stupro.

Meglio sole che male accompagnate, viene da dire, se a farci compagnia sono emuli di quel personaggio della galleria di Arbore, Catalano si chiamava, prodigo di raccomandazioni e suggerimenti attinti nel trito catalogo dei luoghi comuni più che nel repertorio ricco e collaudato della saggezza popolare: è meglio essere ricchi che poveri, è meglio essere sani che malati.
La Weltanschauung del sindaco di Roma magistralmente tradotta in massime e proverbi per povere di spirito, ochette scapestrate e dissennate ragazzacce, suppostamente traviate dalla smania di autonomia, adotta lo stesso approccio: è meglio non camminare in strade buie. È meglio non indossare abiti appariscenti.
Troppo facile rispondere che sarebbe preferibile che il sindaco garantisse una efficiente illuminazione stradale, che invece di invocare misure speciali, commissariamenti straordinari per arginare gli “antagonisti di professione” che usano le manifestazioni per creare disordine, si adoperasse per garantire, nel limite delle sue competenze, la sicurezza dei cittadini. Che invece di esercitare bestiali e incivili repressioni nei confronti di etnie a lui sgradite, si prodigasse, come da attribuzioni e poteri a lui conferiti, per prevenire i rischi dell’esclusione e dell’emarginazione.

E troppo facile dire che Alemanno è solo l’incauto rappresentante di quella combinazione di valori della destra sessista e regressiva ben miscelati con i principi confessionali di una chiesa retrograda e repressiva, icasticamente riassunti in un’altra massima degna del vademecum: la donna? la piaza la tasa e la staga in casa. E altrettanto facile guardare con sospetto ai fasti della comunicazione pubblica, frequentemente alimentata e finanziata con dovizia per coprire con compiacenti artifizi, con promesse e con lusinghe, le magagne e l’inazione dei committenti. E parlo per esperienza, per responsabilità diretta e per aver letto tempo fa tra i consigli antismog, la raccomandazione a scegliersi un’abitazione nei piani alti, insomma è meglio stare all’attico che in un seminterrato.

Si c’è tutto questo dietro all’idiozia offensiva e provocatoria del vademecum. Ma c’è anche qualcosa di più: la implicita dichiarazione di impotenza a governare qualsiasi situazione di crisi, per incapacità, inefficienza, inadeguatezza. E anche perché far sconfinare le emergenze, anzi alimentarle e gonfiarle a dismisura, serve a dichiarare l’opportunità e la legittimità del ricorso a autoritarismo, oscurantismo, sopraffazione. E serve anche a far pensare che la sicurezza delle persone, sia un problema di ordine pubblico da risolvere con le ronde, i braccialetti elettronici, l’esercito nelle città, i vigili armati e i diritti disarmati. E non invece una questione cruciale delle società complesse, dipendente e condizionata da presupposti e principi di equità, lavoro, istruzione, dialogo, rispetto, informazione, cultura, solidarietà, ascolto.
È offensivo il vademecum del sindaco più inefficiente degli ultimi 150 anni. Per le donne, certo, per quell’esplicito disinvolto e consolidato disprezzo della loro autonomia e dignità. Per i cittadini tutti, vilipesi nei loro bisogni di sicurezza in condizioni di legittimità e armonia sociale. Ma soprattutto per l’intelligenza.