Gira voce, gira una brutta voce. Mentre il governo farsa butta a mare il Paese pur di salvare se stesso, rimandando di fatto la manovra al 2013-14 e dandocene per ora solo un trailer, un  tam tam insistente, anche se per ora non verificabile, dice che il neo presidente della Banca centrale europea abbia suggerito all’Italia la possibilità di dichiarare fallimento per evitare la fine della Grecia.

No so se sia vero, ma di certo questo brivido che corre sottopelle, si accompagna ai rumors secondi i quali la manovra tremontiana, capolavoro di ingiustizia e iniquità, non basterebbe affatto, che i 43 miliardi siano del tutto insufficienti. E che insomma i conti del governo siano truccati, esattamente come lo erano quelli della Grecia. Qualcosa che si è letta sottotraccia anche nell’ultima relazione di Draghi ala banca d’Italia e anche nella frequente discordanza dei dati con quelli del Tesoro.

Conti tollerati nel caso di Atene nel momento delle vacche grasse, ma insostenibili oggi. Conti giustificati dall’Italia in via semiufficiale con la presenza di una vigorosa economia in nero, che non compare nelle cifre, ma che ha un suo peso economico. Economia in nero proprio per questo tollerata e anzi incoraggiata, tanto chi se ne frega della famosa ggente, della carne da televisione.

Non so se il fallimento italiano sia stato davvero suggerito, se servirebbe a scongiurare un disastro ancora più grande, ma una cosa la so: un governo che si trova a far valere i traffici della criminalità e quelli del lavoro senza diritti per far quadrare i conti, è già un fallimento. Si siamo già falliti anche solo permettendo a una cricca priva di ogni dignità, etica e intelligenza di governare il Paese. Una cricca che si appresta a far pagare alle fasce più deboli della popolazione, i suoi sprechi e il suo potere, senza toccare i suoi affiliati, anzi dando loro dei vantaggi in più.  Ancora un po’ e sarà bancarotta fraudolenta.