Oggi, mentre è ancora in forse il referendum sul nucleare a causa dell’arroganza del governo e dei suoi affaristi di riferimento, leggo della svolta mite ipotizzata da Ilvo Diamanti e di un futuro gentile ipotizzato e forse solo sperata da Anna Lombroso, proprio su questo blog.

Purtroppo non riesco ad essere ottimista perché non so se la volontà di cambiamento riuscirà ad essere compresa dalle forze che ora hanno intercettato il voto in uscita dalle prepotenti e insolenti fumisterie berlusconiane, non so nemmeno se per molta parte dell’elettorato ci sia una volontà o soltanto un umore recuperabile con qualche variazione nella farsa quotidiana.

Ma anche se le cose andranno faticosamente avanti, non vedo mitezza nel cambiamento, ma piuttosto una grande incertezza, una cautela timorosa che già oggi si evidenzia e sboccia nelle trame ultra moderate dei soliti noti, con baffi, baffetti e non, nelle parole incerte o nei refoli di retorica che ogni tanto spirano con andamento di scirocco.

Non vedo sia una migliore disposizione all’accoglienza, all’umanità, alla vita civile e sociale liberata dalla prigionia nella quale le singole persone sono state respinte. Né avverto nuove speranze nelle ribellioni che ogni tanto si manifestano. No, non vedo mitezza, vedo un grande grigio che si stende dopo quasi due decenni di illusioni e di fumo begli occhi.

E fin da ora faccio una scommessa: anche se domani il Cavaliere fuggisse verso le isole felici, felici per noi naturalmente, tutta la sua lunga corte dei miracola fatta da servitori senza ritegno, da mentecatti della peggiore specie, da gente che si è venduta o nel migliore dei casi da mediocri, rimarrà a galleggiare sulle onde. Cambierà in qualche modo casacca e tornerà ad occupare il cuore del futuro.

Ecco perché da mesi  mi sforzo di dire che i referendum sono cruciali e anche la piazza in qualche modo lo è: perché sono la premessa e l’innesco di un nuovo spirito di partecipazione e di intervento. Di un ritorno alla coralità e di connessione  tra le persone, della percezione di un destino comune in positivo e non solo a ricalco sugli errori e i miserabili miraggi del passato. Se qualcuno si aspetta che i partiti possano liberarsi da soli, in quel mercatino della pulci che è diventato il Parlamento, dalla camicia di forza di apparati, interessi, ambizioni, contraddizioni che si sono ormai incrostate come un tappeto di alghe temo che si sbagli.

Ciò che oggi ci appare come mite, ci sembrerà domani come un rimanere sulla soglia.  Purtroppo sono pessimista, e come dice quella celebre frase L’ottimista proclama che viviamo nel migliore dei mondi possibili; il pessimista teme che possa essere vero.