E’ quasi un contrappasso, una vendetta il fatto che nella tornata referendaria siano presenti i quesiti per respingere il nucleare e la privatizzazione dell’acqua. Due progetti omogenei fino in fondo ai giochi di potere e di denaro, mirabilmente espressi dal governo aziendale del signor B. ma contraddittori nei fatti.

Si perché se la privatizzazione dell’acqua è presentata come l’ultima spiaggia per rimettere in sesto una rete idrica che perde come un colabrodo e che gli enti pubblici non avrebbero i soldi per risistemare, si dimentica che il nucleare è il sistema di produzione di energia di gran lunga più vorace di acqua. Talmente vorace che i suoi consumi di acqua dolce sarebbero tali da annullare i vantaggi che verrebbero da una risistemazione degli acquedotti. Anche di questo nessuno sembra voler parlare.

Ammesso naturalmente che i privati si impegnassero davvero nel risanamento e non si limitassero ad aumentare le bollette com’è più che probabile nella maggioranza dei casi.

Ma torniamo al problema. In Francia i reattori nucleari assorbono il 57% del prelievo totale di acqua dolce del Paese. La maggior parte viene restituita ai fiumi seppure a temperatura più alta, provocando dunque qualche conseguenza sull’ambiente, mentre la parte che viene consumata ed immessa in atmosfera sotto forma di vapore, costituisce da sola il 22% di tutta l’acqua consumata dans l’ Hexagone, come i francesi chiamano il loro territorio.

Come si vede anche poche centrali possono far svanire i risparmi di acqua sbandierati davanti agli occhi dei cittadini privati di un bene comune e dei consumatori tartassati dai guadagni che i privati dovranno necessariamente fare.

Tuttavia  il paragone con la Francia è perfino ottimistico se teniamo conto che la Francia è ricca di fiumi con grandi portate di acqua, compresi quelli minori, mentre i nostri , a parte Po e Adige, hanno scarsa portata e hanno regimi semitorrentizi con piene e secche molto marcate. Quindi i prelievi di acqua delle centrali sarebbero tutt’altro che secondari e tali da avere un grande impatto sulla distribuzione idrica.  Anzi diciamo pure che dell’acqua di raffreddamento è il problema dei problemi delle localizzazioni: perché un’estate calda e secca può mettere in crisi le centrali, costringerle al blocco e arrivare persino a creare l’incidente, specie con i tipi di centrali Epr che dovrebbero essere realizzate da noi e nelle quali una carenza di raffreddamento si potrebbe rivelare catastrofico.

Insomma i tre “si” che riguardano l’acqua e il nucleare non solo fanno parte della medesima costellazione di diritti, di politiche e di democrazia reale, ma sono strettamente collegati anche nel concreto.