Mai visti tanti appelli agli studenti: a parte le dichiarazioni dei ducetti trucetti di maggioranza,  è una specie di coro alla calma che va da Napolitano a Bersani fino agli cento saggi di giornata annidati nelle redazioni dei giornali.

Certo è tutto molto condivisibile, molto politicamente corretto, ma sotto sotto denuncia ancora una volta il distacco del ceto politico dalla realtà. Come se gli studenti, come se l’Università fossero un mondo a parte, qualcosa che non coinvolge la vita civile, le speranze e il futuro del Paese. Come se la politica fosse in qualche modo stregata dentro le sue logiche parlamentari e non ascoltasse se non di sfuggita o per eterogenei interessi.

Politica decaffeinata.

La verità è che proprio questo ceto politico genera la rabbia e la violenza con il suo atteggiamento. Faccio notare che ci sono voluti gli scontri di Roma perché il presidente della Repubblica, accennasse alla necessità di dare ascolto al mondo universitario e della ricerca. Cosa che forse si sarebbe potuta dire anche prima.

Inutile salire sui tetti se tutto questo deve rimanere solo una foto ricordo. Inutile pensare alle manifestazioni come una sorta di onanismo politico e partitico: tutto, dovrebbe essere collegato alla realtà, a quella che scorre inesorabile e chiede attenzione.

Una vera politica di opposizione dovrebbe mettere insieme i pezzi di un Paese volutamente disgregato e diviso nei suoi vari gridi di dolore. E la migliore medicina per evitare violenze sarebbe quella di essere con loro, in piazza, nelle strade. E invece per gli studenti abbiamo solo gli appelli alla calma: un modo saggio corretto, banale per lasciarli soli.