Di Vendola e degli altri

I mercati sono ciechi e spietati, ma non stupidi e non si fanno menare per il naso: sanno bene che l’Italia per uscire fuori dalla situazione in cui si trova deve fare cose che Berlusconi non vuole e non può fare: reperire soldi dai patrimoni e dalle intermediazioni finanziarie, così come dalle aree di evasione più evidenti.

E proprio perché il Cavaliere è diventato il fattore di destabilizzazione economica che il berlusconismo si sta riorganizzando attorno a un altro schema e ad altri nomi che entreranno in campo quando dall’ottuso e vacuo ottimismo si passerà all’allarme rosso.

Tutto questo però richiederebbe all’opposizione, alla sinistra e al centro sinistra una riorganizzazione complessiva altrettanto drammatica: la concezione del partito maggioritario che va a pescare voti al centro, ai margini  dell’area berlusconiana è ormai tramontata definitivamente, visto che quel centro è ormai salmaneto occupato dagli anti Silvio del centro destra.

Così il Pd si trova stretto dentro una morsa: da una parte c’è la prospettiva di perdere parecchi voti nei confronti del terzo polo, polo di responsabilità o come cavolo si vuole chiamare, dall’altra ci sono meccanismi di potere interno che impediscono la possibilità di un dislocamento più a sinistra, tentando il colpaccio con Vendola.

Si, il colpaccio perché la situazione del Paese sta degradando sempre di più e la battaglia di Fli e degli altri centristi anti Silvio non potrà prescindere dal mettere in campo anche il salvataggio in extremis del Paese, la situazione di emergenza e via dicendo. Una condizione psicologica e politica ideale per la “narrazione” di Vendola che oltretutto, al contrario di altri leader della sinistra, è uno che vuole governare e non soltanto testimoniare.

Nella situazione attuale l’ipotesi che Vendola farebbe volare via il centro del Pd, è sempre più priva di mordente, visto che comunque nell’elettorato le defezioni verso i terzopolisti sarebbero inevitabili e non si può certo tamponarle perdendo poi ancora più voti a sinistra.

Bersani si trova in una situazione impossibile, stretto come un Amleto tra il passato ingombrante di D’Alema e Veltroni, il ricatto degli ex margheriti e la realtà che avanza. Prova a fare il vendoliano anche lui salendo sui tetti, ma è del tutto evidente che questo non è nelle sue corde. Lui sarebbe un eccellente ministro delle finanze e forse la scrivania di Quintino Sella se la sogna di notte, mentre deve cercare di arginare in qualche modo la disgregazione.

Qualcuno vorrebbe da lui un colpo d’ala che salvasse capra e cavoli. Ma le ali non le ha certo una nomenclatura ingrigita e invecchiata, di cui peraltro Bersani è un rappresentante suo malgrado. Le ali sono altrove.

 

 

 

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