Le squadre della libertà

Bokassa, l’indimenticato dittatore della Repubblica Centroafricana, si rivolta nella tomba. Per quante ne abbia fatte e combinate, nemmeno a lui sarebbe venuto in mente di raccogliere firme contro uno scrittore che denuncia storture e criminalità. Che figura ci avrebbe fatto con Giscard?

Invece Silvio ci è arrivato e ha lanciato i suoi rotoloni regina, alias Giornale e Libero, in quest’ultima battaglia destinata a trasformarci agli occhi di tutto il mondo in una sorta di replica di Haiti ai tempi di Duvalier. Del resto i tonton macoutes mediatici e gli zombies non mancano, non c’è bisogno nemmeno di qualche rito voodoo per evocarli perché spuntano come funghi.

Però è molto singolare che il premier, intollerante di ogni libertà che non sia la propria, si sia risolto a questa infame sceneggiata non per i giornalisti, le trasmissioni e i giornali infedeli che ha sempre attaccato con discorsi ed editti, ma proprio contro Saviano quando si è permesso di parlare della mafia al Nord. Sembrerebbe di capire che lo scrittore deve aver toccato un nervo scoperto.

Ora, passi per i leghisti che fanno finta di non vedere, ma il Cavaliere perché s’indigna? Forse perché Saviano non lo ha citato come pioniere?