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La parabola dei ciechi

Ho letto e ascoltato da diverse parti lo sgranarsi di un rosario consolatorio per la sconfitta del “no” al referendum: in fondo – si dice – il 30 per cento delle persone si è opposta al taglio del Parlamento, è comunque una massa notevole di persone contraria alle manipolazioni costituzionali, nonostante tutti i partiti “consigliassero ” il si. Ma sono balle: la sconfitta è stata rovinosa al di là di tutte le considerazioni sulla percentuale reale di voto, perché dimostra che la maggioranza ha scelto il partito della catastrofe finale della democratizia e che troppo persone, prive di riferimenti e persino della minima educazione politica, fanno ruminare la pancia ormai vuota invece della testa, rimanendo vittime della loro stessa superficialità . Ancora oggi, dopo mille tradimenti, vanno dietro le parole d’ordine del qualunquismo pentastellato e non si sono accorte del vuoto, anzi della trappola che essa rappresenta. Non voglio fare la parte dell’intellettuale distaccato e con la puzza sotto al naso, quello che aveva capito tutto e che disprezza gli errori degli altri: in realtà non avevo capito nulla, a un certo punto mi sono  convinto anche io – nonostante  tutta l’insopportabile carica di demagogia dei Cinque Stelle ( e badate non parlo di populismo che è una parola artificiale creata dall’oligarchia di comando, priva di un vero significato ), nonostante il vaffanculismo sbracato, ma in qualche modo anche patinato e studiato di  Grillo, nonostante l’escatologia internettiana di Casaleggio –  che il movimento avrebbe potuto essere utile al Paese per liberarsi della sua decrepita e corrotta classe dirigente o quanto meno per contenerla. Se non ci fosse stato Potere al Popolo, irresistibile benché inutile metadone per un drogato, avrei votato per i Cinque stelle alle politiche e comunque ho votato per la Raggi a Roma. Così adesso sono servito visto che basta il primo temporale dopo mesi di sole per mettere in ginocchio la città.

Per la verità nel momento iniziale della crescita pentastellata mi aveva assalito qualche dubbio: i rapporti “amerikani” del guru Casaleggio, l’ingombrante presenza di Sassoon che in pratica vuole dire Rothschild,  la formula dei meetup che permetteva candidature a fronte di voti condominiali e che comunque si sottraevano a qualsiasi controllo, persino l’inaspettata benevolenza di qualche think tank della post sinistra e neo destra, mi avevano fatto sorgere il sospetto o per meglio dire la sensazione che vi fosse qualcosa di eterodiretto nel movimento. Ma dal momento che di sospetti non si vive, anzi si muore, a un certo punto bisogna pure rischiare. Purtroppo sin dai primi mesi dopo la vittoria pentastellata ho compreso che la prima impressione era quella giusta: il movimento serviva a sterilizzare la protesta, non aveva alcuna intenzione di cambiare davvero qualcosa e se per caso questa intenzione ci fosse in alcuni, non c’era la capacità e la possibilità di farlo: così il movimento, passo dopo passo si è rimangiato tutte le promesse, ha trasformato la sua idea migliore, ovvero quella del reddito di sostegno in un’ennesima e banale operazione clientelare al Sud ed infine è diventato persino determinante in Europa per la vittoria dello status quo, ovvero di tutte le tesi e le politiche considerate letali dal movimento. La deriva è stata compresa dall’elettorato che infatti ha decimato i voti dei Cinque stelle, ma quello stesso elettorato non ha saputo tirare le somma e comprendere il vuoto che c’era dietro la retorica dell’antipolitica e ha pensato di colpire la casta con la riduzione del Parlamento senza un riassetto complessivo delle istituzioni: non ha minimamente sospettato di aver rafforzato ulteriormente la razza padrona e di avere posto le premesse per rendere quasi impossibile la nascita di una qualche opposizione. Ha aumentato il potere dei cialtroni e che essi siano di meno non ha alcuna importanza, anzi è ancora più preoccupante.

Ora siamo in una situazione che definire paradossale è persino riduttivo con un Parlamento pieno zeppo di deputati e senatori di una forza politica che non esiste più e che tuttavia proprio da questa circostanza prende la forza per evitare un ricorso alle urne e proseguire la legislatura fino alla consunzione totale del Paese. Proprio questo non allontanerà affatto la prospettiva dell’arrivo di Draghi, con tutto ciò che essa significa, anzi la potenzierà rendendo di fatto inagibile qualsiasi resistenza. Nella prospettiva di un taglio dei Parlamentari anche la nascita di una consistente fronda all’interno dei Cinque Stelle diventa fantascienza, poco più di un giochetto mediatico tanto per sporcare di inchiostro qualche pagina visto che castrati da loro stessi e questo la chiamano vittoria. Con un Paese così, cosa si potrà mai fare per evitare il peggio?


Io intanto vado a votare

In questi giorni ne ho sentite di tutte a partire dall’idea che votare no al referendum per il taglio dei parlamentari possa indebolire Conte e i Cinque Stelle favorendo l’ascesa di Draghi, giù giù fino al primitivismo di chi dice che il popolo vota “si “e le elite “no”  da parte di gente che ha proprio capito tutto, che è rimasta ai bei tempi dei vaffanculo alla casta e non si è accorta che ne frattempo è proprio la casta, anzi la supercasta, senza più distinzioni politiche, che vuole tagliarsi per essere meno rappresentativa e più impositiva per liberarsi  dall’incubo che prima o poi si formi una vera opposizione cosa molto più difficile con un ridotto numero di parlamentari e infine per poter massacrare la Costituzione come vuole essendo diminuiti i quorum.  In questi giorni ho capito che pochi percepiscono questo taglio, presentato come garanzia di maggiore qualità ed efficienza del Parlamento – sulla base peraltro di pseudo argomenti così infantili che anche un bambino sarebbe capace di smontare – come molto pericoloso per un’ulteriore caduta della democrazia , dei diritti di cittadinanza e delle libertà. Dire no- finalmente un no al rullo compressore del potere – non è affatto un voto contro i Cinque Stelle, ma dovrebbe invece essere la vendetta di un elettorato  preso in giro e tradito da gente che ha carpito la loro fiducia e se l’è subito andata a vendere al mercato della razza padrona e dell’Europa dell’oligarchia.

Ma votare no non significa affatto aiutare Salvini o propiziare l’arrivo di Draghi che arriverà comunque, anzi con maggiore celerità qualora gli italiani dimostrino di essere facile preda delle suggestioni più primitive, significa in primo luogo salvare la dignità di cittadini ed esprimere la volontà di preservare da attacchi pretestuosi, quelle istituzioni, ma anche quella voglia di democrazia che poi li dovrebbe spingere a far fallire il progetto di imporre  ancora una volta una specie di “dittatore” mai eletto da nessuno: è dal tempo di Monti che a parte brevi parentesi ci ritroviamo al governo gente scelta dal palazzo e che mai ha partecipato a una competizione elettorale nazionale. Adesso si dice che per allontanare Draghi dovremmo vendere un’ altra  libbra di democrazia: ma non funziona così, è proprio l’ubbidienza ai voleri della casta politico – economica, la sottomissione alle tifoserie politicanti, la facilità ad essere persuasi da argomenti risibili,  che permettono ai Palazzi di fare ciò che vogliono e di imporre qualsiasi personaggio che oggi, sdoganata la governabilità a colpi di decreti illegittimi, sono di fatto piccoli autocrati di casta. Bene ora vado a votare.


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