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Silvio il Sung

BERLUSCONI: IN MOSTRA NEL VARESOTTO LE FOTO DELL'INFANZIAAnna Lombroso per il Simplicissimus

Molto tempo fa quando ancora i comunisti mangiavano i bambini, prima che un partito dedito all’oblio avesse come segretario un bambino che mangia i comunisti, arrivava periodicamente nelle case di ardenti militanti un volumetto rilegato di rosso e oro, con una carta sottilissima scritto in ideogrammi, ma riccamente illustrato con le foto di Kim il Sung. E l’associazione Italia Cina per anni ha inviato  opuscoli in un italiano meno approssimativo di quello dell’attuale ceto dirigente, corredati di immaginette votive del grande Timoniere, del Grande Maestro, del Grande Capo, del Grande Comandante Supremo, del Grande   Nuotatore, ben prima della traversata dello Stretto del Grande Comico.

Erano i frutti da esportazione del cosiddetto culto della personalità, quella forma di idolatria che porta alla venerazione e all’esaltazione del pensiero e dell’opera di un personaggio politico cui vengono attribuite doti di infallibilità e alla cui figura di capo si fa risalire tutto il bene di un Paese.  L’imitazione nostrana ancorché feroce, fu più ruspante e più domestica, immortalata mentre trebbiava, arava, cavalcava sui Fori squarciati per consentirne la marcia trionfale, ma solo per i pochi metri utili a foto e documentari Luce  color seppia, sciupa femmine tollerato con compiacimento ma idolatrato pater della famiglia e dell’Impero.

Ma siamo in tempo per la concorrenza, sconcertante perché la personalità oggetto di cieca ammirazione  sembrava essere piuttosto ammaccata, il suo sole al declino,  il suo esercito ridotto a un’armata che perdeva pezzi in giro.

Avevamo sottovalutato il Grande Collante e il suo culto più potente di quello della personalità,  i quattrini e la fascinazione che esercitano spingendo all’emulazione, all’affiliazione, all’ubbidienza nella speranza che si attacchino alle dita come una polverina magica rendendo gli adepti invincibili, inattaccabili, giovani, onnipotenti.

Credevamo che l’adorazione di fosse esaurita con la vena musicale. Ricordate? Prima l’inno di Forza Italia: “Forza, alziamoci,/ il futuro è aperto, entriamoci./ E le tue mani unite alle mie,/ energie per sentirci più grandi/ grandi”. Poi “Silvio forever sarà,/ Silvio realtà,/ Silvio per sempre!/ Silvio fiducia ci dà,/ Silvio per noi/ passato e presente!… “Nobile e giusto,/ Tu ci piaci per questo,/ Sei il pensiero che ci guiderà!/ Il sogno riparte da qua,/ diventa realtà,/ perché Silvio…/ Silvio forever sarà!”, in sostituzione più modesta ma sentita dell’Eroica che aveva comunque il pregio di un ripensamento, anzi un disconoscimento: inizialmente dedicata a che aveva “cavalcato lo spirito del mondo”, diventa poi un componimento per “festeggiare il sovvenire di un grand’uomo”.

Pensavamo che ai cortigiani bastassero le poesie di Bondi ormai rarefatte  e i salmi per beatificare  Silvio, “grande”   e “nobile” e  “giusto” e  “geniale” e “onnipresente” e “carismatico”,  sul ritmo di un jingle pubblicitario, graditissimo dal capo perché si tratta di una idolatria griffato dalla cifra dell’advertising e del consumo, cara a chi pensa di essere un prodotto non degradabile.

Invece l’irriducibile curva sud degli ultra del Cavaliere non si arrende, esce dalla  giungla giapponese dove era stata  acquattata sorvegliata a vista dalla vestale alternativamente badante e sfodera una nuova iniziativa, un museo delle foto di Berlusconi, in quel di Saronno finora nota per gli amaretti ma pronta a darci una nota più amara ancora, quella della perpetuazione tramite immagini del culto pop del perenne Presidente, Imprenditore, Operaio, Premier, Guaritore, Chansonnier. Infatti una mostra di foto di Lui bambino immortalato in una cinquantina di scatti in bianco e nero per raccontarne l’infanzia  a Saronno si sta per arricchire per diventare Museo, anzi, santuario, comprendendo tra le molte anche le istantanee del promettente infante con i   maialini, che si vede che ha proprio una ossessione per porcelli e porcate. Prima dell’insediamento ufficiale della raccolta in un prestigioso e idoneo luogo destinato al culto, gli organizzatori si augurano intanto di portare in giro le icone in un pellegrinaggio pastorale.

Lo ha annunciato l’entusiasta organizzatore, anzi, promoter, tal Luciano Silighini Garagnani, generale dell’Esercito, che vuole  che di Lui non “decadano” nemmeno le foto.


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