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Primo maggio, cara memoria

lavoro-675x250Anna Lombroso per il Simplicissimus

Oggi Primo Maggio mentre mi trastullavo tra intelligenza artificiale, robottistica,  lavoro intellettuale che prende il posto di quello manuale così che ci possano cancellare la fatica e la frustrazione dell’operaio alla mortificante e alienante catena, ho appreso dalle agenzie che circa 1.800 minatori sono rimasti intrappolati in una miniera di platino a Rustenburg, in Sudafrica, a causa di danni ad uno dei pozzi di risalita. Lo ha annunciato il portavoce della compagnia che gestisce la miniera, la Sibanye-Stillwater, rassicurando la platea internazionale alle prese con il picnic, qui a base di fave e pecorino, che gli operai hanno cibo, acqua ed aria a sufficienza”.

Perché mentre ci raccontano che ormai la lotta di classe tra padroni e sfruttatori è  superata, che   efficienti automi e macchine docili stanno sostituendo la risorsa umana che così può trovare nuovi spazi per il suo talento e il suo istinto di libertà, padrona e imprenditrice di se stessa  diventando consegnataria di pizze a domicilio, allestendo una rivendita in franchising di gelati al caramello, distribuendo con il furgoncino comprato con un mutuo stellare i pacchi di Amazon, in attesa  che l’alta velocità acceleri il processo, organizzando in coworking un magazzino di prodotti per le vendite online o affittando le camere della casetta dei nonni al paese in qualità di manager dell’accoglienza, combinando perversamente precarietà e imprenditorialità,  dall’altra parte del pianeta ormai apparentemente unificato dalla globalizzazione, ci sono minatori che scavano per garantirci i metalli pesanti del nostro smartphone, i diamanti dell’anello di fidanzamento che non tramonta mai, gente di tutte le età che “valorizza” le foreste tropicali per assicurarci  un parquet a prova di bimbo e gatto, altri bimbi differenti invece che a supporto delle mamme tingono i maglioncini e tessono gli indumenti della nota casa che mantiene l’attività come brand di riconoscimento della dinastia, o cuciono sneakers irrinunciabili a completamento delle divise che indossiamo in qualità di soldatini della civiltà superiore.

Ah, dimenticavo, ci sono anche quelli che lavorano alle dighe delle nostre aziende che intendono l’internazionalizzazione come sfruttamento delle risorse di paesi terzi, nei giacimenti dell’Eni in Nigeria dove il know how esportato comprende collaudate strategie di relazioni industriali: corruzione e malaffare, quelli che colgono l’occasione della delocalizzazione dei nostri gioielli di famiglia impegnati senza ritorno al monte di pietà globale, in siti prescelti dove è addirittura più facile inquinare che da noi, pare impossibile ma è così – dove la manodopera è addirittura più ricattabile di qui, pare impossibile ma è così, quindi uno schiavo costa meno.

Pare che i minatori sudafricani siano tra i pochi che hanno assicurati cibo, acqua e aria e perfino una eccezionale assistenza sanitaria, sia pure solo vocale. Perché ormai i diritti fondamentali per i lavoratori in questo Primo Maggio 2019,  si sono ridotti a quello di faticare e a quello di arrabattarsi, perché a parità di rischio sono soli quelli come sono soli quelli dell’Ilva, colpevoli di volere un salario dignitoso e sicurezza quando sono in fabbrica e servizi sociali e ambiente pulito quando sono a casa o nelle strade di Taranto, come sono soli tutti i lavoratori contrattualizzati, colpevoli di avere più garanzie formali, come sono soli gli ex CoCoCo retrocessi a precari, compresi quelli presi da prestigiosi istituzioni o autorevoli testate che richiedono laurea magistrale e conoscenza di almeno due lingue straniere, competenza e curriculum, pagando cinque euro all’ora, come sono sole le donne, colpevoli di volere troppo anche loro: conciliare part time  e famiglia, come sono soli quelli che stanno incollati al pc a svolgere mansioni di trattamento dati, ricerca, o commerciali, colpevoli di non vangare, zappare e scavare, penalizzati doppiamente perché per loro non esiste nemmeno quel sindacato retrocesso al consociativismo e vige invece la più feroce regola della competitività, cui si deve obbedire senza nemmeno sapere che faccia abbia il concorrente, finché non ci si guarda allo specchio.

Arresi tutti, e questo è il più grande successo della cupola padronale, i facchini che prendono 4 volte quello che agguanta il precario del giornale o il ricercatore universitario, il plurilaureato che si esoda a Londra o insegnanti, medici, creativi addetti anche loro a valorizzare e moltiplicare il profitto del capitale. Sconfitti tutti, se si accetta la narrazione che fa degli imprenditori soggetti in vena di filantropia, tartassati dalle tasse e ostacolati nel loro dinamismo e nella loro iniziativa innovativa da lacci e laccioli burocratici, che con ineguagliata sfrontatezza dichiarano che il reddito di cittadinanza è deplorevole perché può superare un qualunque salario e favorire la classe dei pigri, degli accidiosi, degli indolenti che dovrebbero preferire la schiavitù offerta loro con magnanima generosità, in un unico pacchetto con ricatti, intimidazioni, estorsioni.

Qualcuno ha pensato che il riscatto sarebbe stato frutto di un processo “naturale”, del suicidio assistito di una classe che ha trasformato il padrone in azionista che sta a aspettare i suoi dividendi della sua partecipazione al gioco d’azzardo planetario,  impreparato alla digitalizzazione, all’automazione, con un “parco macchine” obsoleto, estromesso dalle reti globali, destinato a integrarsi con perdite di competenze e sapere nei domini multinazionali. Non c’è da crederci, anzi è certo che si estenderanno i target dei disagiati, dei marginali, dei retrocessi, dei rimandati a ottobre.

Un ottobre che non sarà rosso, che non vedrà la loro rivoluzione finché il Primo Maggio resterà una mesta commemorazione.

 

 

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Poletti e Morani, il governo alla sagra del porcello

animalLa fattoria degli animali dopo aver ospitato cinghialoni e caimani si è decisamente normalizzata: adesso è piena di capre e porcelli guidati da un asino. La celebre metafora orwelliana ahimè mal interpretata, trova realizzazione dove l’autore non se lo sarebbe immaginato, almeno al momento della scrittura, è in piena attività anche nello stivale dove si è circondati da belati, grufolii, ragli di ogni genere. E come non riconoscere la voce di un membro autorevole del consiglio dei porcellini, quel muso gonfio di cene grasse ed opache, che si volta se gridate Poletti? Come non riconoscerne la natura inqualificabile quando sentiamo che secondo lui Con 320 euro al mese si può vivere dignitosamente”? Che idea ha porcel Poletti della dignità, forse quella che sostituisce i diritti con l’elemosina, quella che il bisogno riduce ad accettare qualsiasi ricatto? Lui certo non può vivere dignitosamente con qualsiasi cifra, ma che prenda per i fondelli i poveracci è davvero intollerabile.

Però non è l’unico a cantare questa canzone nel premiato coro dei Grunf – Grunf ,  c’è anche tale Morani, naturalmente Pd, naturalmente in commissione giustizia perché non ve ne sia la minima traccia, secondo la quale se i pensionati non ce la fanno a campare la soluzione è che si ipotechino la casa in cambio di un vitalizio. Un bel regalo agli squali bancari e un bel furto a danno dei cittadini perché facendo i calcoli (ci sono simulazioni in rete) un appartamento tipo può anche fruttare somme notevoli diciamo dai 5000 ai 7000 euro l’anno (lordi s’intende e cumulati alla pensione ai fini irpef  ), ma se non si vive più di 15 anni gli eredi dovranno pagare molte decine di migliaia di euro per onorare il debito. Questa Morani è quella che ha scritto su twitter  di essere stata minacciata da un Cinque stelle,cercando di ottenere da questo episodio, non si sa se vero o inventato, una qualche visibilità e una qualche giustificazione alla sua esistenza. Ma si capisce anche come possa accadere: l’unica cosa che si ricordi di questa straordinaria intelligenza politica è la risposta data circa due anni fa al pentastellato Nicola Morra il quale rivendicava  al movimento l’intenzione di portare in Parlamento la gente comune: “Non è un ufficio del lavoro, il Parlamento, evidentemente chi è a reddito zero non è che nella vita precedente abbia combinato granché”.

Però non mi voglio concentrare sulle vite degli animali della fattoria, ma sulle loro intenzioni che certamente vengono suggerite dal pensiero unico e dai fari globali della disuguaglianza, visto che il loro livello li qualifica terminali “stupidi” secondo il gergo informatico. I ricchi 320 euro che Poletti  ipotizza di dare ai poveri in canna, come reddito di sostegno si accompagna ad alcuni obblighi tra i quali accettare qualsiasi lavoro, a qualunque salario. E’ evidente che ci troviamo vicino a quell’area grigia dove le formule che vanno dal reddito di cittadinanza vero e proprio che si ipotizza in Finlandia, a quello di disoccupazione o di sostegno o minimo, vengono pensate in funzione di un drammatico abbattimento dei salari ed esplosione dei profitti di pochi. Non ci vuole molto a capire che la paura di perdere la magnanime mance polettiane spingeranno chiunque ad accettare un lavoro pagato una miseria, senza tutele, né diritti, né futuro, magari pure lavori con un salario nominale che poi viene dimezzato nella realtà, secondo uno dei trucchi nell’universo della precarietà. Lavori che di fatto rasentano il caporalato e logiche perverse che naturalmente trascineranno verso il basso tutta la  logica salariale.

In un certo senso queste proposte del caporale Poletti giocano d’anticipo su concezioni del reddito di cittadinanza o di disoccupazione che hanno intenti di civiltà, mettendo avanti provvedimenti contraffatti che sembrano una cosa e sono invece un ‘altra. Se si vogliono dare 320 euro alle persone che si trovano a reddito zero, queste non possono essere condizionate all’accettazione di un lavoro a qualunque condizione, anche ammesso che effettivamente ci sia. Nella fattoria degli animali si spera che il bisogno non aguzzi l’ingegno e nessuno capisca il trucco con cui si vuole devastare il mercato del lavoro: nessuna getta denaro dall’elicottero senza un secondo fine.


I dolori e trucchi del reddito di cittadinanza

elicottero-soldi-300x213-1Il reddito di cittadinanza o il reddito minimo garantito sono misure che contengono in sé un’ambivalenza fondamentale: da una parte sembrano essere inevitabili nel momento in cui la disoccupazione e la precarizzazione generalizzata mettono a rischio la domanda e dunque i profitti , dall’altra sono un colpo definitivo al senso stesso del lavoro che almeno nelle sue forme tradizionali di base diventa in qualche modo superfluo. Da una parte sembrano focalizzare l’interesse sull’individuo e le sue libertà, dall’altra tendono a creare la situazione ideale per società totalmente dominate da elites e in cui l’unica vera libertà è quella sopravvivenza garantita non più da diritti e regole, ma dalla semplice elemosina.

In tutta sincerità trovo piuttosto grottesco che si arrivi a questo dopo aver delocalizzato in Asia e dintorni la grande massa del lavoro manifatturiero e ormai anche intellettuale per poi venire a dire che le tecnologie robotiche eliminano posti di lavoro, il che è certamente vero, ma comunque in una prospettiva relativamente lunga ancorché alcuni la presentino come imminente.  E francamente non capisco perché a questo punto non si pensi a piani per la piena occupazione, sviluppando quei servizi, vecchi e nuovi (l’elenco potrebbe essere infinito dall’assistenza all’ambiente) che sono stati erosi dalla inesausta battaglia contro il welfare, a sostanziali tagli dell’orario di lavoro, allo sviluppo di attività incipienti, ma ancora inedite. Tuttavia questo abbasserebbe il livello di ricatto occupazionale e non sarebbe funzionale ai profitti.  Il fatto è che il lavoro fa paura alle elites dominanti: esso conferisce forza, pensiero, colleganza, sapere, senso della dignità e dei diritti che sono potenzialmente pericolosi per il potere, mentre l’elemosina – come al tempo della decadenza imperiale romana – rende docili e dipendenti, servi ancorché senza servizio.

Naturalmente molto del significato e degli obiettivi del reddito di cittadinanza o del reddito minimo garantito dipendono dal loro livello:  possono essere pensati per tenere bassi i salari e fare al contempo da ansiolitico sociale, così come possono essere, accompagnati da un progetto sociale, una strategia di sviluppo futuro. Ma non c’è dubbio che il liberismo, i suoi addetti mediatici conclamati o nascosti o inconsapevoli battono la prima strada e questo diviene chiaro quando si esaminano i progetti concreti che sono sul tavolo: è probabile che già entro l’anno prossimo, almeno su base regionale  il reddito di cittadinanza possa essere adottato dalla Finlandia, paese allievo prediletto dell’Fmi e dell’Europa oligarchica, ma aggredito da una crisi senza precedenti, inarrestabile e peraltro del tutto inspiegabile alla luce dei principi e delle teorie economiche dominanti. Fatto sta che le attività economiche sono in costante calo, mentre sale la disoccupazione, un circolo vizioso di cui l’euro, sventatamente adottato, ha un peso non indifferente.

L’esempio finlandese è interessante anche perché sia l’informazione mainstream che quella in rete restituiscono un’immagine distorta di grande e anzi assurda generosità da parte dello stato e insomma di sussidi d’oro per la disoccupazione accompagnate anche da forme di reddito minimo. In realtà la cosa è più complicata: esiste un sussidio di base di 23,50 euro al giorno per cinque giorni la settimana, più 4, 45 euro al giorno per un figlio a carico, 6, 54 per 2 figli e 8, 43  per tre o più figli, il che visti i prezzi scandinavi permette a mala pena di vivere per una famiglia dove i sussidi siano due. Se in una famiglia lavora uno solo la somma sale a circa 850 euro al mese più le medesime cifre per i figli.

C’è poi un sussidio di disoccupazione di tipo assicurativo per il quale sia il lavoratore sia il datore di lavoro pagano una cifra mensile a un fondo ad hoc e che dà diritto in caso di perdita del posto ai medesimi aiuti citati prima più il 45 % della differenza tra la disoccupazione di base e il salario precedente. Il tutto, salvo che in casi particolari, dura 500 giorni ed è comunque condizionato all’accettazione di qualsiasi lavoro dovunque sia. Finito questo periodo subentra una sorta di reddito minimo garantito in cui lo stato interviene con una integrazione che sostanzialmente porta il reddito da lavoro occasionale o precario al livello del sussidio di base, mettendoci la differenza.

Non c’è bisogno di complessi ragionamenti per capire che in realtà questo meccanismo di tutela finisce per favorire la precarietà consentendo ai datori di lavoro di offrire salari molto bassi, cosa questa  che in effetti non ha avuto come risultato che un calo della domanda e un declino delle attività produttive sia in termini numerici che in fatto di valore aggiunto. Per questo il governo neo liberista di Helsinki sta pensando concretamente di passare a un reddito di cittadinanza che dia circa 800 euro al mese a tutti, ricchi e poveri, a chi lavora e a chi è disoccupato nella speranza ufficiale di risparmiare. Sì perché in questo modo verrebbero tagliati gli stipendi di tutto il complesso meccanismo dell’assistenza sociale e sarebbero cancellati molti servizi e benefici aggiuntivi, compresi quelli sanitari, abitativi e scolastici di cui il finlandese senza lavoro gode oggi, ma anche se non soprattutto di tenere bassi, anzi sempre più bassi i salari. Alla fine mentre chi sta bene aggiungerà un’entrata nuova chi è disoccupato finirà per avere un reddito reale molto inferiore a quello attuale. E’ un po’ l’idea dell’imposta negativa di Milton Friedman e infatti l’Helsinki Time sulla base di uno studio dalla locale università scrive che un reddito di cittadinanza inferiore a 1166 euro al mese (cifra irraggiungibile per ragioni di bilancio), soglia minima per una sopravvivenza dignitosa, i cittadini che lo percepiscono saranno spinti ad accettare qualsiasi lavoro, anche quello pagato meno, per poter incrementare i loro guadagni e garantirsi un tenore di vita accettabile. Il che significa che potrebbero comparire nuove offerte lavorative magari ancora più precarie e malpagato che darebbero ai datori di lavoro molta più facilità nel trovare manodopera a basso costo.

Mi conforta il fatto che queste non sono previsioni mie di ma di Bloomberg che di impoverimenti e profitti se intende parecchio. Dunque mentre parrebbe raggiunto un grande obiettivo, nei sogni di molti, nella realtà non si farebbe che abbattere drammaticamente i salari, compresi quelli di chi oggi lavora e che sarebbe sottoposto al ricatto del licenziamento se non accetta di tagliarsi lo stipendio. Così caleranno anche le entrate dello stato, aumenteranno i prezzi dei servizi e nel breve volgere di qualche anno, calerà anche il reddito di cittadinanza, lasciando dietro di sé salari da fame.

Come si vede il tema non può essere agitato in modo superficiale col rischio di farne lo strumento ideale perché le attuali oligarchie nazionali e sovranazionali possano  raggiungere i loro obiettivi finali.


Caos meravigliao

escherE’ davvero strano come un premier completamente votato all’immagine e i suoi consulenti di comunicazione non abbiano compreso l’impatto drammatico che avrebbe avuto sull’opinione pubblica la vicenda delle quattro banche. Eppure era facile capire come dopo aver creato una fede assoluta nel “sistema” da rendere utopico qualsiasi cambiamento anche a fronte delle evidenze, il tradimento di qualche dogma e di qualche certezza di metafisica finanziaria non può che essere destabilizzante.

Ma questo non è che uno degli effetti del caos contemporaneo dove i disegni, le menzogne, le posizioni strumentali, gli interessi  e i trucchi si allacciano e si confondono  con l’incapacità di guardare oltre il catechismo liberista e i suoi misteri. Così per esempio la Federal reserve  abbandona il costo zero del denaro e porta gli interessi in una fascia tra lo 0,25  e lo 0, 50 per cento proprio nel momento in cui la produzione industriale americana  si schianta sui minimi del 2009, il commercio mondiale cala e la fiducia degli investitori Usa è ai minimi. L’unico dato buono è quello dell’occupazione, però la Yellen non può non sapere che i criteri con cui essa è calcolata non misurano la realtà, ma solo aspettative ideologiche e il livello di manipolazione politica: considerare occupato chi fa un’ora di lavoro alla settimana è una vera presa in giro e paradossalmente può far aumentare l’occupazione proprio nel momento in cui manca il lavoro vero.

Tuttavia non è tanto questo che inquieta, quanto il fatto che per quasi un decennio si è tenuto a zero il costo del denaro e si sono pompati migliaia di miliardi di quantitative easing senza alcun risultato tangibile e reale come invece prevedeva la teoria dogmatica dell’ortodossia liberista. Per cui adesso si inverte la rotta, ma senza alcuna ragione plausibile. Si brancola nel buio, ma senza minimamente mettere in discussione gli articoli di fede.

E brancola nel buio pure Confindustria che dopo aver pompato a dismisura i numeretti di un illusoria ripresa per sostenere il governo e ottenere il “giosatt”, con le relative prebende, adesso dice che si trova di fronte a un rallentamento dell’economia e abbassa le stime di crescita. Ci si poteva scommettere, era un cavallo sicuro che avrebbe arricchito anche il Gigi Proietti del celebre film equino, ma la cosa notevole è che Confindustria non sa darsi spiegazioni: “per noi resta un mistero questo rallentamento”.

In realtà la spiegazione è semplicissima, quasi elementare: con i tagli salariali, la precarietà nelle sue varie forme, la messa in mora dei diritti sul lavoro, la distruzione progressiva del welfare la domanda aggregata (nella quale sono compresi gli investimenti e la spesa pubblica)  non può che diminuire e raggelare l’economia. Ciò viene negato da quelle stesse teorie liberiste che tuttavia sono impotenti a spiegare l’attuale stagnazione, moltiplicando la genia degli analisti che si trovano ad affrontare i “misteri” del mercato regolatore di ogni cosa. O meglio diciamo che la difficoltà non appartiene alla ragion pura, ma a quella pratica: il pensiero unico è in realtà la razionalizzazione teorica della lotta di classe al contrario.

Tanto è vero che in alcuni Paesi, particolarmente colpiti dal rigor mortis liberista, come ad esempio la Finlandia,  non si pensa affatto ad invertire l’incessante lotta contro la sicurezza e la dignità del lavoro, a cambiare idea insomma, ma si immagina  di ottenere effetti keynesiani attraverso redditi di cittadinanza miseri e sospetti il cui fine ultimo non è quello di dare una nuova dignità e nuova capacità contrattuale alle persone, ma di sostenere il mercato, smorzare la protesta, mantenere bassi i salari. Insomma tutto, anche il denaro gettato dall’elicottero, purché il mondo del lavoro nelle sue diverse forme non torni a contare e a impedire il dispotismo e i profitti di pochi ricchi.

Non c’è alcun dubbio che non solo non capiscono, ma non vogliono capire.


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