Archivi tag: povertà

Buoni maestri, cattivi ministri

ICCD3306953_C0030709Anna Lombroso per il Simplicissimus

Una docente d’italiano in servizio all’istituto tecnico industriale di Palermo  “Vittorio Emanuele III” (dedica significativa), è stata sospesa per 15 giorni con stipendio dimezzato per non aver esercitato la doverosa vigilanza “sulla produzione di un filmato realizzato dai suoi alunni” lo scorso 27 gennaio, in occasione della Giornata della memoria, nel quale si accostava la promulgazione delle leggi razziali del 1938 al decreto sicurezza del ministro dell’Interno in carica.

Ci sarebbe  da rallegrarsi che i quattordicenni di oggi si accorgano di certe allarmanti affinità, mentre in quattordicenni del 1998 (legge Turco-Napolitano), quelli del 2002 (anno di promulgazione della Bossi-Fini), quelli del 2011 (ministro Maroni sull’immigrazione) non avevano intuito che venivano adottati provvedimenti che avevano come scopo la criminalizzazione e l’emarginazione degli stranieri. Già da allora pare proprio che servissero  misure aggiuntive ai codici vigenti che provvedevano già a penalizzare i poveri, colpevoli di atteggiamenti indecorosi e di reati minori attribuibili alle loro condizioni. Ma è con il ministro del Pd Minniti che si è capito che le due linee direttrici di leggi e regole pensate per colpire gli ultimi in modo da rassicurare i penultimi dovevano ancor arricchirsi di ferocia repressiva. Servivano regole aggiuntive che autorizzassero e normalizzassero il sospetto, la diffidenza e la paura per respingere, mettere al bando e chiudere in enclave di lusso o in lager e miserabili periferie le due facce del progresso, i privilegiati e i poveracci, e gli uni contro gli altri, i primi armati i secondi disarmati.

E se i poveracci sono neri o gialli, professano altre religioni e parlano altri idiomi e mangiano cibi differenti da sofficini e big burgher, allora il buonsenso, il decoro e la sicurezza raccomandano che vengano puniti due volte negando loro alcuni gradi di giudizio nei procedimenti giudiziari, rendendo più agevoli le procedure di espulsione, punendo di riflesso chi li aiuta o chi denuncia la loro condizione, grazie a un “sentiment” comune promosso non a caso negli Usa dopo l’attentato alle Torri Gemelle e diventato un approccio scientifico grazie all’espressione “diritto penale del nemico”, che auspica un diritto penale parallelo riservato agli “ospiti” e privato delle tradizionali garanzie che dovrebbero essere patrimonio delle democrazie.

Come per la cosiddetta “legittima difesa” non si è dovuto aggiungere molto al già vigente, se non fosse che i supplementi di xenofobia e razzismo, esercitati nei confronti di disperati anche appartenenti al terzo mondo interno, sono firmati dal cagnaccio rabbioso all’Interno, cui capiterà di dovere riconoscenza per aver svegliato qualche coscienza letargica che non si era accorta dei quello che avevano già fatto altri cani altrettanto spietati ma dotati di diverso pedigree. E quindi con procedura immediata riconosciuto subito come neo fascista, mentre pare ci si metta un po’ a dare la stessa definizione del permanere nei nostri codici di disposizioni adottate proprio nel Ventennio e dopo e mantenute perché alla base vi è lo stesso intento, punire chi non ha per tranquillizzare chi ha, confermando la convinzione più antica del mondo, che i poveri sono tutti delinquenti o potenziali delinquenti e gli stranieri, condannati alla clandestinità, ancora di più perché la condizione di irregolari li espone a trasgressione e illegalità anche per il solo fatto di respirare, calpestare il sacro suolo, essere visibili, e colpa ancora peggiore, sedersi sulle panchine dei nostri giardinetti e prendere i nostri bus.

E infatti a essere ancora sanzionati con maggiore severità sono i fatti che destano allarme sociale tra i benestanti ora beneficati dalla opportunità di farsi giustizia da sé qualora il reato predatorio: rapina, furto, venga consumato tra le pareti di casa, mentre vengono proporzionalmente punite di meno o addirittura restano impunite le condotte criminose lesive del bene comune e del patrimonio di tutti: illeciti fiscali, delitti societari e fallimentari, che hanno comportato la perdita di risparmi di investitori e correntisti, se si pensa che per la bancarotta fraudolenta la pena massima prevista – 10 anni di reclusione- è la stessa di un furtarello pluriaggravato. E allo stesso modo i reati alla persona sono soggetti a scale di giudizio e interpretazioni arbitrarie e discrezionali se il danno alla salute dovuto al degrado ambientale è sanzionato perlopiù con contravvenzioni e solo dal 2015 sono entrati nel codice penale i delitti di inquinamento e disastro ambientale  descritti con formule vaghe e soggetti a scappatoie, per non dire degli incidenti sul posto di lavoro, quando l’imprenditore in attesa degli applausi a scena aperta in Confindustria, se la cava   con una multa da 500 e 2000 euro, visto che la reclusione da 3 mesi a un anno è prevista in via alternativa.

A volte nemmeno occorre il doppio binario della giustizia forte coi deboli debole coi forti, che non accade di sovente che un abitante dei Parioli o di via del Vivaio venga sorpreso a rubare nei supermercati o a equipaggiarsi di un allaccio abusivo di corrente e gas, azione criminosa cui si sono sottratti solo quelli di Casa Pound che si limitano a non pagare le fatture continuando a godere dei servizi. Né  tantomeno si è saputo di un villeggiante di Capalbio preso con le mani nel sacco dove ha custodito la legna rubata sui mondi dell’Amiata o mentre si dedicava alla “spigolatura” o a “rastrellare” in fondi agricoli non suoi.  E se Arsenio Lupin non è mai stato perseguito per il possesso di chiavi alterate e grimaldelli, altre pittoresche prescrizioni restano inalterate a dimostrare che i poveracci rientrano sempre nella cerchia dei soliti sospetti.

Abbiamo visto che questo vale anche per assembramenti potenzialmente sediziosi, si tratti di eversori che pronunciano la paroletta proibita: NO, si tratti di frange di oppositori che si permettono di disturbare i manovratori, fossero Boschi, Renzi o Salvini, sottoposti ai controlli e alle limitazioni preventive della Ps e delle polizia municipali promosse a operazioni di ordine pubblico anticipate da ordinanze di sindaci sceriffi bipartisan, Pd o Alemanno che aveva disposto la chiusura dei siti del centro di Roma perfino alla Cgil, e ancora prima dalla repressione anche feroce di chi si era macchiato dell’invasione die terreni pubblici, come, tanto per fare un nome, Danilo Dolci, mentre non viene vista come pericolosa per l’ordine pubblico la calca nelle lunghe e intemperanti file per approvvigionarsi di IPhone di ultima generazione.

Allo stesso modo che non dovremmo sentirci rassicurati dalle sanzioni che puniscono la vendita di prodotti contraffatti, quelli stesi sui tappetini delle vie del centro o trasportati in carovane stanche sui nostri litorali, perché è vero che si tratta di un mercato al dettaglio controllato dalla criminalità ma è altrettanto vero che non si tratta di delitti contro la fede pubblica: chi compra una borsa griffata a un prezzo irrisorio sa bene che non è autentica e chi l’acquista la vuole esibire facendo credere di averla pagata cara, bensì di affronti a interessi protetti, non quelli del consumatore bensì quelli delle imprese che temono di vedere ridotti i profitti accumulati grazie allo sfruttamento, magari nei paesi d’origine del vucumprà, in una implacabile catena di speculazione predatoria.

Arriva solo ultimo anche se particolarmente scrupoloso quanto indecente il ministro Salvini.  Negli ultimi decenni la maggior parte dei paesi occidentali ha proposto e concretamente applicato nuove pratiche del controllo a livello locale,  indirizzate al controllo di un’ampia gamma di comportamenti,  soprattutto di quelli che si manifestano nello spazio pubblico, che sono posti in essere dai gruppi più marginali delle nostre società e che sono percepiti come problematici per l’ordine sociale indipendentemente dall’essere definiti, o meno  come reati dal codice penale.  L’intento è quello di dare una risposta repressive o almeno fortemente dissuasiva ai bisogni di  comunità,  cavie di sperimentazioni per istillare e aumentare la percezione della paura, della minaccia e  dell’incertezza,  in modo che si dividano, si fronteggino e  combattano tra loro perdendo di vista gli stregoni all’opera per criminalizzare la povertà per cancellare i confini tra crimine e disordine, per attuare una repressione penale e anche amministrativa come con l’istituto dell’ allontanamento o con il Daspo urbano. Mentre continuano a agire indisturbate le reti criminali che organizzano e sfruttano la sopravvivenza degli “ultimi” nelle economie di sussistenza, cui è riservata in casi eccezionali qualche compassionevole gesto di carità.

Se la scuola deve essere un posto dove si coltiva senso critico, autonomia di giudizio, rispetto per la dignità propria e altrui, il minimo è aspettarsi uno sciopero generale a sostegno dell’insegnante. Il giusto aspettarselo contro la Buona Scuola, il Jobs Act e i decreti sicurezza.


Sesso x, povertà determinata alla nascita

de blasioI progressisti da salotto hanno salutato nei giorni scorsi un grande balzo in avanti della civiltà che ha il suo epicentro a New York, ovvero la decisione di permettere ai genitori di non attribuire alcun sesso ai neonati in attesa che essi stessi, una volta cresciuti, lo scelgano o vogliano rimanere indeterminati. Certo questa opzione non dipende dalla persona, non è riservata all’età adulta come in Canada ma,  come accade in Germania già da 5 anni,  dai suoi tutori e quel “sessso X” potrebbe portare anche a problemi pesanti, come è stato fatto notare. Ciò non toglie che tutto questo sia stato salutato come una grande conquista quando invece si tratta di simbolismo e di retorica auto promozionale del globalismo, visto che già dal  dal 2014 si era pensato alla sostanza ed era stato cancellato il tormentoso, anzi punitivo iter burocratico e medico per il cambiamento di sesso sui documenti anagrafici, peraltro adottato già prima da stati come la California,  Washington, (quello con Seattle),  dalla città di Washington,  da  Iowa, Oregon, Vermont.

Ci si domanda perché ciò accada ora e per quale motivo, visto che in linea di principio non punta a una pari dignità già teoricamente scontata, ma ad affermare il diritto a non essere qualcosa, mentre i diritti di tutti dovrebbero comunque essere garantiti proprio perché si è qualcosa sia dal punto di vista biologico, sia da quello di genere. Anzi forse sarebbe molto meglio togliere le identità sessuali dai documenti, invece di creare di nuove come in effetti si fa cadendo in contraddizione. Tuttavia probabilmente questa uscita serve probabilmente a qualcosa di radicalmente diverso e cioè a distrarre dal fatto che la città vetrina degli Usa è quella tra i mega agglomerati urbani, ad’eccezione di Detroit, con il maggior tasso di povertà assoluta: il 20,5 % della popolazione (in aumento) vive in questa condizione e dunque una uguale percentuale dei nati, anzi presumibilmente superiore, vivrà ben altri problemi che quelli di essere x e di scegliersi eventualmente un sesso di elezione tre o quattro lustri più avanti nel tempo. Ammesso poi di avere le risorse per rendere effettivo un iter di cambiamento senza rischiare la pelle o vivere in una condizione indeterminata. E non teniamo conto di altre condizioni, per esempio i quasi 50 mila senza tetto e 23 mila bambini senza famiglia chiusi in istituti regolarmente esposti agli assalti di ogni risma di predatori sessuali.  Per tutto questo però non esistono leggi magiche o simboliche e tanto meno segnali di riscatto. Anzi il tipo di progressismo che produce spettacoli simbolici e così apparentemente radicale sembra avere una natura compensativa: è vero crediamo in una società sempre più disuguale, ma vi diamo in cambio il sesso x. così da evitare  ogni discriminazione. A  patto ovviamente che abbiate almeno un milione di dollari.

Infatti i tempi sembrano far propendere per questo contesto visto che appena tre mesi fa gli Usa sono clamorosamente usciti dal Consiglio dei diritti umani Onu per protesta : Washington era stata indispettita dal Rapporto sulla povertà e sui diritti umani nel quale si definivano gli Usa come “una delle società più ineguali tra i Paesi sviluppati”. Nella parte del rapporto riguardante gli Stati Uniti, peraltro coordinata da Philip Alston, docente di diritto internazionale alla Scuola di legge dell’Università di New York, non solo si presentano i dati sullo stato di povertà assoluta che coinvolge in via ufficiale oltre 40 milioni di persone, ma probabilmente un numero altrettanto grande di cittadini che sfuggono alle statistiche per vari motivi, mette sotto accusa l’illusorietà dei numeri riguardanti l’occupazione, la cortina fumogena di riforme sociali fraudolente, la criminalizzazione dei senzatetto. le gravissime carenze riguardo nell’assistenza dei bambini poveri che tra l’altro determina un tasso di mortalità infantile da terzo mondo e al contempo le fortissime pressioni. anche determinate dall’impianto legislativo (che rimane integro) , esercitate sulle donne per negare loro il diritto all’aborto. Anche quando le condizioni economiche e personali sono così precarie che il bambino verrà poi con assoluta certezza sottratto alla madre naturale dai servizi sociali, chiamamoli così. Come si può immaginare tali condizioni hanno il loro diapason nei grandi conglomerati urbani dove le reti famigliari e sociali dei piccoli centri sono assenti e New York – dove maggiormente si addensa l’ideologia della disuguaglianza tanto da diventare parte della retorica cittadina, fa da simbolo a tutto questo.  Ma per fortuna neonati e bambini, per volontà dei loro genitori, potranno evitare di essere trascinati nella banalità di una sessualità fisiologicamente definita e potranno essere X, mentre alle loro vite marginali non c’è scampo.


Un selfie occidentale

coranoC’è una foto, per la verità piuttosto brutta, che tuttavia ha meritato di comparire sia in  mostre che in libri a causa del suo cosiddetto contrasto concettuale: si vede infatti la sagoma di un uomo seduto  che sta leggendo il corano, ma porta in grembo un telefonino. Ora non mi risulta che vi siano esempi paludati e immortalati da fotografi di nome di tale supposto contrasto  in altri ambienti: un prete col vangelo, un pastore con la bibbia o un rabbino con la torah e accanto il cellulare sarebbero stati interpretati come la normalità o al massimo come una curiosità sempre che si risalga trent’anni addietro. L’immagine dunque testimonia in maniera chiara e non equivoca la visione del mondo occidentale e lo fa molto meglio di qualsiasi analisi concettuale partecipando anch’essa di quella vaghezza e nebulosità nella quale annegano i pregiudizi. Qualsiasi indagine condotta al fuori del bar sport ci direbbe che il Corano non differisce da qualsiasi altro testo “fondamentale” dei monoteismi e semmai è anche più aperto di altri, ma ad onta del fatto che le società mussulmane furono più aperte di quelle europee fino al Rinascimento, relegando l’elemento religioso a sovrastruttura, lo percepiamo come negativo e arcaico, aiutati in questo da miriadi di cattivi oltre che improvvisati e non disinteressati maestri e maestrine .

La cosa che ,i proponevo è mostrare come la fotografia, di fatto la forma di comunicazione artistica prevalente nel ‘900 e anche adesso, ci può dire cose inaspettate su di noi, sull’universo valoriale effettivo e non soltanto dichiarativo, sulle immaginazioni collettive divenute preminenti, molto al di fuori delle banali e ottuse guerriglie di civiltà.  Da quasi un secolo, cioè da quando è diventato possibile fare fotografie senza lunghi tempi di posa e senza portarsi dietro quintali di attrezzatura, i reportage dai più diversi angoli del mondo indugiano su scatti di povertà, di disagio e di dramma, spesso lucrando sull’emozionalità ciò che non sempre torma nell’estetica, ma dentro questo meccanismo comunicativo ci sono enormi differenze. Se per esempio prendiamo l’immensa documentazione fotografica che abbiamo sul periodo della grande depressione in America, vediamo le difficoltà, ma paradossalmente non la povertà.

Anche dalle poche immagini di questo collage si vede chiaramente che le persone rovinate dalla borsa e dalle banche, non appaiono come veri e propri poveri, ma solo come persone che non ce l’hanno fatta, cosa diversissima: nulla in quelle foto suggerisce il dramma di essere stati travolti dalla valanga di un economia ingiusta e disuguale, quanto piuttosto il malessere di non essere stati in  grado di rimanere a galla. La povertà insomma è semmai un fatto individuale che nulla ha a che vedere con la struttura della società. Una cosa che si riverbera anche nei film e in gran parte della letteratura che raccontano quel periodo o altri, come ad esempio l’espulsione dei coltivatori dalle terre per mezzo delle fameliche banche: anche qui la condanna o la “denuncia” non riguardano mai la società nel suo complesso, i suoi fondamentali ideologici e i suoi strumenti, ma si fermano al limitare di un indignato moralismo compassionevole.

La cosa cambia radicalmente quando si esce dagli States dove peraltro oltre il 10% della popolazione vive in aggregati di roulotte e camper che invece di scomparire si ripopolano : questa volta la povertà invece esiste, ma è interpretata come consustanziale a un certo tipo di rapporti sociali e in breve appartiene solo a stili di vita diversi da quelli americani: la differenza salta agli occhi, perché questi poveri non sono rassegnati ai loro errori e spesso sono anche sporchi, brutti e probabilmente cattivi, anzi non si rendono nemmeno conto della loro condizione. Sono in effetti veri poveri che magari recalcitrano di fronte allo sfruttamento delle multinazionali a stelle e strisce, arrivando persino a non apprezzare il messaggio che essi portano e a rimanere legati a obsolete tradizioni e comunità:

 

C’è un immagine abbastanza celebre che sintetizza tutto questo pur senza affondare il coltello in contesti di miseria estrema. Eccola

Gordon-Parks-Ingrid-Bergman-1949

La foto di scena di Gordon Parks coglie un momento della lavorazione del film Stromboli, diretta a Rossellini e che aveva come protagonista Ingrid Bergman, da circa due  anni la sua compagna. In primo piano vediamo l’attrice che si presenta come un’icona pensosa del capitalismo nitido e trionfante mentre sullo sfondo vediamo le donne dell’isola, vestite di nero, vecchie e brutte a prescindere e probabilmente portatrici di una visione delle cose che le costringeva a una vita di miseria. Siamo nel 1950, ma quando il film che alla fine vive proprio dentro il contesto suggerito dalla foto (Rossellini, doveva farsi perdonare i film di guerra girati durante il conflitto) arrivò negli Usa si trovò di fronte a una sorprendente campagna di boicottaggio dovuta al fatto che il regista e la sua attrice erano concubini, proprio come se Hollywood fosse popolato da quelle donne in nero.

Come si vede l’auto percezione del  proprio contesto sia reale che concettuale è quella più inaffidabile, ma al tempo stesso più facile da perpetuare.


Inferni a stelle strisce

20130613-013248-798x587Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria e la legge newtoniana vale anche per il mondo umano, anche se con tempi più lunghi e peculiarità molto più complesse che nel mondo fisico. Così l’ideologia della disuguaglianza come prodotto finale ed esplicito del capitalismo, affermatasi  dalla metà degli anni ’70 in Usa, sta facendo sentire i suoi effetti distruttivi , dopo un primo periodo di euforia da paradisi artificiali. La crisi economica, mai risolta anche perché giunta quando gran parte della ricchezza si era già trasferita in poche mani, è stata la cesura conclamata fra gli Usa reali e il mito statunitense, ancorché esso sia ancora moneta corrente nelle colonie e sia la base educativa su cui poggia la formazione delle generazioni autoctone.

I dati parlano da soli e rappresentano con drammatica precisione il miscuglio esplosivo fatto di emarginazione, ipercompetitività, caduta dei salari, malessere, esclusione e smarrimento che ancora non trovano una chiara strada politica, un riscatto di pensiero ma si esprimono attraverso la dimensione individuale che è l’unica riconoscibile e l’unica alla quale si viene addestrati. Dunque alla più vasta popolazione carceraria del mondo con 2 milioni e 319 mila detenuti (numero medio 2016) e oltre cinque milioni di persone sottoposte a misure restrittive, portano il Paese ad avere il 4,4% della popolazione mondiale, ma il 22% dei detenuti nel mondo intero. In qualche modo si tratta del portato storico di un razzismo sempre sottopelle e dell’immigrazione che oggi però sembra sul punto di esplodere visto che in Usa avviene ormai il 32% dei conflitti a fuoco nel mondo. Tra il 1972 e il 2011 ci sono stati 1 milione e 300 mila morti per arma da fuoco, vale a dire centomila in più dei caduti di tutte le guerre statunitensi ( e non si sono certo risparmiati da questo punto di vista) a cominciare dalla guerra d’indipendenza per finire all’Afganistan: se vivete lì avrete una probabilità di beccarvi una pallottola o una coltellata mortale del 7000 per cento superiore all’ Italia o per esempio al Canada che tuttavia ha una cultura profondamente differente. E non si fa fatica a pensare certe cifre spaventose visto che oggi c’è almeno una sparatoria di massa al giorno. Certo la cultura delle armi che comunque è indice di una violenza di fondo irrisolta, fa la sua parte in questa strage, ma non è la sua radice visto che anche in altri Paesi esiste una diffusione capillare delle armi da fuoco senza carneficine quotidiane. Un esempio vicinissimo ancorché insospettabile è la Svizzera che ha 2 milioni di armi da fuoco su 8 milioni e 400 mila abitanti, una densità 4 volte inferiore ai 357 milioni di bocche da fuoco possedute dai 324 milioni di residenti Usa: tuttavia in Svizzera ci sono mediamente 41 morti l’anno a seguito di sparatorie, mentre negli Usa 12 mila, che è una proporzione di quasi 300 volte superiore in termini assoluti e di dieci in termini relativi.

Di questo spaventoso universo della violenza che poi viene esposrtata a più non posso, fanno parte anche altri numeri, come ad esempio il fatto che il 91% dei minori uccisi nel Paesi sviluppati è americano, o il fatto che esistono 33 mila bande di strada che raggruppano 1 milione e 400 mila persone integralmente dedite al crimine da strada. Possiamo davvero pensare che un buon sistema, anzi quello di riferimento secondo gli scialbi mitomaniaci, possa produrre tutto questo? E navighiamo soltanto alla superficie  delle cattive notizie perché l’Istituto nazionale di Statistica (Usa ovviamente) rileva che nel 2015 per la prima volta l’aspettativa di vita si è ridotta dello 0,1 per cento quasi che gli indici obbedissero alle direttive dell’Fmi. Tra i motivi di questa discesa della vita media c’è anche l’aumento delle materie respiratorie e metaboliche, dovuto, secondo tesi concordi, all’aumento del cibo spazzatura e dunque a quell’obesità che colpisce il 38 per cento della popolazione. Magari non se ne ha sentore di fronte alla massa di minus habens californiani che inventano ogni giorno diete cosiddette salutistiche di ogni tipo e foggia, che corrono ogni mattina come furetti o che appaiono magri e atletici nelle serie televisive. Ma in realtà sono cose da benestanti e da esportazione per gli allocchi alla Mericoni: con 21 milioni di poveri estremi, 46 milioni di poveri assoluti, 17 milioni di adolescenti in stato di povertà alimentare  e 105 milioni di persone in grado di soddisfare solo i bisogni primari (fonte Oxfam), non è sorprendente che  quasi 16 milioni di famiglie abbiano avuto problemi a nutrirsi (dato 2016 del ministero dell’Agricoltura) e quasi altrettante abbiano dovuto ricorrere all’assistenza pubblica: tutto questo vuol dire cibo a basso e bassissimo costo. Occorre riconoscere che il capitalismo estremo riesce nel miracolo di conciliare sottonutrizione con obesità e da questo punto di vista è insuperabile.

Così ci si può davvero meravigliare se contemporaneamente si assiste a una pandemia di suicidi, divenuti la prima causa di morte per il maschi adulti al di sotto dei 50 anni? Il disturbo post traumatico da stress fa strage, colpisce in forma grave il 5% della popolazione e ha le maggiori conseguenze sugli ex militari che si tolgono la vita con un ritmo di 22 al giorno (8000 l’anno) e fra gli studenti universitari che si suicidano in numero di 1100 l’anno, stritolati dalle aspettative loro inoculate, dalla competizione estrema, ma anche dal costo stratosferico degli studi. Certo si può resistere a tutto, soprattutto ricorrendo a qualche aiuto che nel caso degli Usa sono i farmaci oppiacei ( Fentanyl e OxyContin) i quali spesso portano poi al consumo di droghe pesanti, sintetiche o eroina che hanno quadruplicato in pochi anni le morti per overdose. Secondo il New England Journal Of Medicine, sarebbero circa 95 milioni di persone a fare uso di questa miscela di farmaci e droga, ma la cosa da notare è che il fenomeno non colpisce affatto gli emarginati o gli immigrati recenti, ma la classe media che cerca di sfuggire all’inferno del proprio declino e in misura maggiore in quegli stati dove la crisi si sente di più. Insomma sembra di assistere alla concretizzazione di quella “guerra civile molecolare” preconizzata da Enzensberger nei lontani anni ’90, che fu tema di violente polemiche da parte dell’ intelligenzia amerikana d’Europa e manco a dirlo da parte delle sinistre appena convertite nonché dello stesso Fukuyama, inventore imperituro della morte della storia. Di quella terribile condizione di impotenza, di tempo “omogeneo e vuoto” tematizzato da Benjanim che trova sulla sua strada un Angelus Novus sotto forma di cartone animato della Disney. Se non fossimo implicati anche noi in questa caduta ci sarebbe da dire aiutiamoli a casa loro.

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: