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Archivi tag: No al referendum

Imboscata a Venezia

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Vi ricordate quando in tempi non poi così remoti succedeva che una valletta procace poteva aspirare a una dorata carriera elettiva o addirittura diventare ministra?

In questo mondo che va alla rovescia dove la lotta di classe la fanno i ricchi contro i poveri, dove governi che si autodefiniscono di centrosinistra corrono all’inseguimento delle parole d’ordine della triade di destra: razzismo, autoritarismo, destituzione del parlamento e delle rappresentanze, è possibile assistere al processo inverso,  così una ministra belloccia può a pieno titolo candidarsi a fare l’attricetta con un cameo in una commedia all’italiana.

Ce lo suggerisce la pubblicazione di foto e commenti estasiati della comparsata di Maria Elena Boschi al Festival del Cinema di Venezia, con regolare traversata in motoscafo (di Stato?) e inevitabile passeggiata sul red carpet che a detta dei giornaloni svergognati ha suscitato la sorpresa degli ospiti stranieri rapiti incuriositi da quella star ancora poco conosciuta all’estero .. e viene da dire,  beati loro!

Nel ricordare che la sorridente icona della spudoratezza più vergognosa è la sacerdotessa messa a guardia degli interessi criminali delle banche, a cominciare da quella che ha visto le gesta del su’ babbo, che è quella che ha detto che il si al referendum avrebbe sgominato il cancro e contrastato il terrorismo, così se un lupo solitario la dovesse investire con l’apposito furgone sarebbe colpa vostra, che è quella che in ritardo si accorge che le donne vengono ammazzate e stuprate ma non si perita di far eseguire alle intendenze di governo tagli decisivi ai centri antiviolenza, cos’ come plaude e concorre a una riforma del lavoro che le donne le penalizza per farle stare a casa in sostituzione di servizi e assistenza, ecco, nel ricordare solo un breve florilegio delle sue prestazioni pubbliche, vorrei fare una raccomandazione.

Non permettete che imbecilli del web che fanno professione di sessismo e virilismo, non consentite che donne fuorviate da un pregiudizi favorevoli vi convincano che ogni critica mossa a un soggetto politico casualmente di sesso femminile sia una manifestazione esplicita o indiretta di maschilismo, non permettete che qualcuno insinui che la disapprovazione nei confronti di una appartenente all’altra metà del cielo, quello cui pare abbiano diritto solo quelle che si iscrivono al partito della sopraffazione, venga derisa e censurata come espressione di invidia e frustrazione di sfigate, non consentite che la rivendicazione e l’uso di un armamentario di seduzione e appeal muliebre, impiegati per appagare ambizione e smania di fruttuoso potere venga legittimato come conquista di moderno affrancamento da una condizione di emarginazione e inferiorità.

Ecco, non accordate a voi stessi, donne o uomini che siate, l’autorizzazione a non stigmatizzare  chi dietro a un musino grazioso e a un sorriso insolente nasconde l’anima nera di chi ritiene di avere diritto di ridersela delle sue vittime sul tappeto rosso delle celebrità, di chi si concede un meritato riposo dalle fatiche di aver impoverito democrazia e cittadini, di chi si fa una bel week end alla faccia di terremotati e senza tetto, di chi quello stesso scherno l’ha riservato a risparmiatori ingannati e lavoratori licenziati.

Se prima o poi volesse darsi al cinema la vedrei bene in uno di quei film noir di Carné o Chabrol, non mi spiacerebbe vederla salire sull’ascensore per il patibolo, languire in gattabuia o meglio ancora finire insieme al suo partner ideale come i protagonisti di “Les diaboliques” o quelli, ancora meglio, di “Due sporche carogne”.

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Buon Natale nonostante tutto

10822592_10152469163361003_1870146126_n-e1418029653664Ci sarebbe da passare un magnifico Natale anche in mezzo all’assillante e quasi maniacale stridore degli avvoltoi che cercano di staccare brandelli di tredicesima, che promettono felicità, successo, eccitanti esperienze o facile umanità con pochi euro sotto il segno dell’ Xmas che penetra come un blob qualsiasi argine di buon gusto. Si, dovrebbe essere un bel Natale dopo la straordinaria vittoria del No che ancora una volta ha arginato il manifesto piduismo delle classi dirigenti italiane, incapaci di focalizzare il momento di passaggio e dopo la riconquista di Aleppo da parte dei russo – siriani che certifica il definitivo passaggio dall’ordine monopolare che è stato la base sulla quale l’integralismo liberista ha fatto strage di speranze e distrutto l’Europa a quello multipolare, periglioso certo, ma in grado di scompaginare passo dopo passo le narrazioni del pensiero unico rendendo più fragili le concrezioni potere che esso ha costruito come una barriera corallina a disposizione degli squali.

Ma per essere davvero un bel Natale bisognerebbe dimenticare quanto sarà lento il cammino verso una nuova stagione, quanti e quali sono stati i guasti prodotti in questi 40 anni, quanto il potere si sia impadronito di ideali per utilizzarli contro di essi vedi la globalizzazione che ha completamente spiazzato e annichilito una sinistra ancora in qualche modo abbarbicata alle situazioni e ai conflitti  di un secolo prima , quale difficoltà vi sia a rimettere in gioco vecchi confini come se il gioco politico fosse ancora quello di un tempo, con quale forza la borghesia afferente si aggrappi all’idea che tutto possa tornare come prima e abbia timore di disturbare il manovratore che lo tiene in scacco dandogli da bere questa speranza, con quale facilità si sia sgonfiato il vecchio fronte anti berlusconiano di fronte alle etichette fasulle che designano un vino ancora peggiore e come questa caduta sia particolarmente evidente in quel ceto che vive e vivacchia con le briciole del potere. al punto che le insinuazioni maschiliste oltre che risibili sulla Raggi – è solo un esempio di giornata – sembrano essere apprezzate dallo stesso ambiente donnista (chiamarlo femminista sarebbe un’offesa a quello vero)  che prima difendeva persino le ministre delle famose cene dalla loro bistrattata oralità.

C’è un mondo e una cultura da ricostruire, mentre nel contempo impazza la volgare e deprimente antropologia liberista, con le sue parole d’ordine primitive, i sogni, le emozioni, lo sballo, gli imperdibili eventi, il benessere da palestra, il comprare compulsivo, l’esistenza comprovata solo dagli oggetti, la vacuità che segna un eterno presente.  Ma nonostante tutto Buon Natale.


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