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Euro, contrordine a 5 stelle, anzi buchi neri

2_euro_commemorativo_Italia_2016_PlautoDopo anni di tormenti e di illusioni oggi è diventato chiaro che per l’Italia e  gran parte dell’Europa l’euro è stato il più grosso fallimento del secolo lungo che parte dal ‘900 , mentre è stato il più grande successo della Germania. Dopo anni di confusione e di spot della finanza è divenuto evidente il ruolo che ha avuto la moneta unica nel dividere il continente e nel favorire una politica di reazione alle conquiste del lavoro. Tuttavia ancora si cerca di salvare questo feticcio, anzi più diventano espliciti i mali e meno si è disposti a considerare l’uscita dalla moneta unica che ci sta rovinando, sia pure come prospettiva da costruire nel tempo. Ma ormai, nel maelstrom contemporaneo, il paradossale è diventato la norma per cui non c’è da stupirsi se il M5S sia sia convertito a una proposta in campo da alcuni anni, ovvero quella moneta fiscale di cui Luciano Gallino ( qui ) era il massimo fautore, ma in una dimensione impoverita e distorta perché “euro e non euro è la stessa cosa, non è quello il problema”. Fa sempre piacere apprendere che c’è chi ha capito tutto, chi si appropria di temi in un orizzonte completamente diverso da quello di Gallino stesso il quale prima della sua scomparsa aveva chiarito che per salvare l’Europa bisognava liberarsi della moneta unica.

Ora la proposta in sé è avrebbe un senso: l’idea che lo stato emetta certificati validi per il pagamento di qualsiasi tassa o balzello, con valore di moneta corrente a tutti gli effetti, da distribuire a disoccupati, persone in difficoltà o per intraprendere piccole opere o progetti, consentirebbe di immettere nel circuito economico risorse che oggi rimangono nella banche, ovvero nei forzieri di chi crea denaro, in una sorta di autoctisi del capitalismo finanziario. Una mano santa insomma basata tuttavia sul presupposto che lo Stato abbia conservato un’autonomia fiscale, cosa della quale dubito fortemente visto che nella “clausole di salvaguardia” volute da Bruxelles figura l’obbligo di aumentare la tassazione indiretta (vedi Iva) in caso di deficit pubblico e che l’intenzione esplicita della Commissione è proprio quella di assumere anche le competenze fiscali . Questo, insieme ad altri presupposti come la nazionalizzazione della Banca d’Italia, rende chiara una cosa: l’operazione potrebbe essere realizzata solo la Ue l’autorizza, insomma se è disposta a permettere la creazione di una valuta parallela sapendo che essa finirà inevitabilmente per mandare all’aria i conti e gestire così il Paese in via diretta ancor peggio che con la Grecia.

Già perché lo Stato emetterebbe 100 o 200 miliardi l’anno di certificati fiscali gratuiti, ma dopo un certo periodo, poniamo due anni come nella proposta Gallino in gran parte recepita dai Cinque stelle, dovrebbe accettarli come pagamento delle imposte facendo calare drammaticamente il gettito, creando tagli draconiani ai servizi e dandoci definitivamente in pasto alla troika, sempre ammesso che questo non accada prima a causa dei disastri bancari. Certo l’immissione di risorse nel circuito economico porterebbe a un aumento delle entrate, ma a causa del tempo limitato, di vizi nazionali come l’evasione fiscale e di altri fattori legati alla pratica del caporalato sul lavoro, in misura del tutto insufficiente a controbilanciare la spesa, per cui dopo i fatidici due anni questi crediti, di cui probabilmente molti non si fiderebbero, rischiano facilmente di diventare carta straccia e di avere ben che vada un valore solo eventuale e futuribile.  Il fatto è che la buona anzi l’ottima intenzione di far sì che lo Stato ricominci a creare denaro in proprio, si scontra con il fatto che questo denaro deve poi essere tradotto in euro e non in una divisa nazionale sulla quale si ha la sovranità. E’ fin troppo chiaro che questo sistema, nelle sue diverse varianti, ha un senso solo come strumento di emergenza e in vista di una uscita concordata dalla moneta unica, ma è totalmente privo di significato, anzi un vero e proprio suicidio, qualora si pensi che possa essere usato per lo scopo esattamente contrario, ossia rimanere nell’euro secondo la nuova teoria pentastellata.

Ora mi chiedo se dopo un decennio di crisi e di declino, dopo aver sperimentato tutti gli effetti deleteri di una moneta unica calata su realtà profondamente diverse, sia ancora il caso di fare melina sull’euro, di riconoscerne i veleni economici, politi e geopolitici, ma arzigogolare sul modo di rimanervi, invece di intraprendere studi e analisi serie sulle vie d’uscita che del resto hanno ormai una ragione e un’esistenza intrinseche dopo l’adozione ufficiale dell’Europa a doppia velocità. Se questo è stato purtroppo il dubbio amletico di una sinistra troppo legata ad astrazioni e meno alle realtà sociali, il fatto che ora i Cinque stelle, ad anni di distanza, la facciano propria mi sembra il chiaro segnale di un annaspare faticoso tra una contrapposizione indecisa, altalenante, mai netta e un malinteso tentativo di apparire responsabili. O forse di trovare un modus vivendi ( e moriendi)  con gli oligarchi di Bruxelles nell’ambito di una svolta diciamo così moderata e smodatamente incoerente.

Comunque siamo fregati se non usciamo collettivamente da questo mondo di ombre, tic di pensiero, cautele prive di senso se non anche di dignità e se continuiamo a usare l’intelligenza rimasta per farci del male.

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In Francia chi perde è la democrazia

Giant figures of French politicians are seen during preparations for the carnival parade in NiceQualche giorno fa mi ero occupato (qui) della grottesca campagna presidenziale francese e dei metodi mediatico – giudiziari con cui il candidato iniziale della destra repubblicana Fillon, destinato al secondo turno a prendere anche i voti socialisti per fare da argine a Marine Le Pen, è stato sacrificato alla geopolitica americana in favore di  Emmanuel Macron ex dirigente della banca Rothschild, fondatore di un movimento la cui sede ufficiale è all’indirizzo privato  di Henry de Castries presidente del comitato direttivo di Bilderberg , finanziato per la sua campagna da Riad che gli paga buona parte delle altissime spese elettorali. Così se dovesse farcela la Francia avrebbe un presidente che governa con lo stato di eccezione proclamato contro il terrorismo notoriamente pagato dall’Arabia Saudita, ovvero dallo stesso soggetto che ha sovvenzionato l’inquilino dell’Eliseo.

Paradossale, ma purtroppo reale in questa contemporaneità dei miraggi e  degli inganni. Ma non finisce qui perché proprio il terrorismo è formalmente all’origine di altro marciume che fuoriesce dalla campagna francese: la maldestra mossa degli oligarchini che formano il cosiddetto parlamento europeo, i quali hanno tolto a Marine Le Pen l’immunità parlamentare e hanno dunque dato il via libera alle autorità giudiziarie francesi per procedere procedere  contro di lei, accusata  del reato di diffusione di immagini violente. E queste immagini che peraltro hanno fatto il giro del mondo non erano altro che quelle di tre decapitazioni dell’Isis: chiunque può capire la strumentalità persino ridicola di tutto questo, ma anche il dramma di una democrazia sottoposta a torsioni impossibili e di un elettorato preso praticamente a schiaffi dal potere. Addirittura per la prima volta nella storia francese un presidente della repubblica, nella persona di Hollande, ha festeggiato nella sede del Grande Oriente il trecentesimo anniversario della massoneria francese , identificando in un discorso delirante questi’ultima con la Repubblica.

Tutta questa vicenda che finirà per portare la Francia in uno stato pre insurrezionale ci dice molte cose, ma quattro in particolare: che ormai l’establishment di comando è disposto a qualunque cosa, anche a gettare la maschera come sta avvenendo in maniera clamorosa, pur di tenersi aggrappato al potere e perseguire i suoi obiettivi di restaurazione oligarchica. Che tale restaurazione è di fatto in uno stadio avanzato tanto da poter contare non solo sul monopolio dell’informazione, ma anche sui poteri dello stato e sui parlamenti per dispiegare la sua azione. Che i candidati sono scelti e imposti anche in ragione di interessi geopolitici del tutto estranei e contrari a quelli del Paese che rappresentano perché in questo caso Fillon è sostanzialmente stato vittima delle sue dichiarazioni in favore della Russia e della Siria a meno che non fosse fin da subito un paravento sacrificabile per fare posto a un uomo di diretta derivazione finanziaria. La quarta cosa ci riguarda da vicino perché la proposta di togliere l’immunità alla Le Pen viene nientemeno che dalla parlamentare del movimento 5 Stelle Laura Ferrara immediatamente premiata con la vicepresidenza della commissione giuridica.

E’ lei che ha giudicato l’inesistenza di un fumus persecutionis riguardo alla denuncia di un cittadino francese nei confronti della parlamentare europea Le Pen, proponendo di togliere l’immunità. Il che non si configura affatto, come qualcuno sostiene, quale giudizio puramente formale, perché la denuncia per aver pubblicato su Twitter le immagini di decapitazioni Isis che sono apparse appena su decine di milioni di siti in rete, centinaia di canali televisivi e migliaia di giornali,  è palesemente strumentale. Ed è sostenuta dalla stessa Ferrara con leguleismo sfrontato e arcaico come esempio di riduzione della dignità umana: quasi fosse l’immagine e non il fatto ad essere degradante. Una posizione tanto più sospetta perché mentre si è data via libera a questa inconsulta denuncia, si è invece stoppata la magistratura  riguardo all’inchiesta sui presunti incarichi fittizi degli assistenti di Marion al Parlamento europeo. Questo non vuol dire che il M5S in sè abbia ceduto all’establishment e ai poteri forti, ma che numerosi suoi rappresentanti sono disponibili a farlo o così ingenui, così culturalmente conformisti da cadere in semplici trappoloni e questo quanto meno dovrebbe mettere in grave allarme i militanti e soprattutto gli elettori perché il potere in questo modo coglie due piccioni con una fava: ottiene ciò che vuole e contemporaneamente sputtana le opposizioni. E del tutto evidente che i modi e i criteri di selezione delle rappresentanze vanno radicalmente rivisti perché qui si rischia di trovarsi altro che con cinque stelle, ma con un B&B fatiscente ed equivoco.

Ad ogni modo tutto questo provoca un senso di desolazione e di spaesamento, un universo della politica dotato ahimè di una chiara deriva reazionaria, ma in assenza di gravità e di idee, senza punti di riferimento, senza un alto e un basso: alla fine la fascista Marine Le Pen è l’unica a difendere le libertà pubbliche mentre tutti gli altri sono presi da un “flash totalitaire”come lo definisce un intellettuale del peso di Emmanuel Todd. Dopo una campagna di questo tipo e condotta con questi metodi e con queste parole, chiunque perda non accetterà la sentenza delle urne, si sentirà defraudato da manovre illegittime e da notizie bugiarde o dall’insuccesso delle stesse. Alla fine la democrazia stessa si sentirà perdente a causa della gestione di chi la vuole distruggere.


Il salto del Grillo

grillo-guy-722x491Francamente chi ha votato i Cinque stelle meritava di meglio: un gruppo dirigente che fosse all’altezza di un progetto in rotta di collisione rispetto quello elitario oligarchico di marca europea, un sistema decisionale adeguato al numero dei voti e ai tempi e non dettato da tecnologi adusi alla fantascienza o semplicemente  improvvisati e bislacchi come Grillo, un gruppo parlamentare meno tentato dalle solite ambizioni del potere e dalle divisioni interne . In due parole un movimento giovane, ma adulto e fuori da una perenne adolescenza, indeterminazione, confusione.

Chi ha votato i Cinque stelle non si aspettava certo che all’insaputa di tutti, compresi  gli stessi europarlamentari del Movimento, decidesse di uscire dal gruppo euroscettico Efdd, quello in cui è presente anche l’Ukip di Nigel Farage, vincitore del Brexit, per confluire in quello ultra europeista, eurista , elitario e oligarchico dell’ Alde, dove siede anche Mario Monti, invece di pensare semmai all’assai meno compromettente gruppo misto. Inscenando per giunta la solita operazione di democrazia diretta solo a cose fatte visto che l’accordo fra Grillo , il Capogruppo Borrelli e i vertici della Casaleggio con il capo dell’ Alde, il belga Guy Verhofstadt, è stato siglato in segreto il 4 gennaio scorso. Una consultazione ex post e di emergenza alla quale ha partecipato poco meno di  un terzo degli iscritti che già di per sé sono pochissimi rispetto al bacino di voto se prendiamo seriamente l’espressione democrazia diretta, dando il loro assenso al 78%.

Chi ha votato i Cinque stelle forse vorrebbe saperne molto di più su questi sistemi di fatto non controllabili da nessuno, se non dagli uomini della Casaleggio e che sembrano più che altro una foglia di fico che copre una gestione verticistica, ma qui non è in discussione questo tema specifico quanto tutto l’insieme di pseudo giustificazioni politiche che stanno dietro a un’operazione che o Grillo ha grottescamente ideato o in cui è cascato come un pollo, entrambi ottimi motivi per trasformare l’ex comico in padre nobile e darsi un assetto più stabile e credibile che dia molta più voce e peso reale agli elettori, anche per evitare che piccoli gruppi finiscano per mandare in Parlamento o nei municipi gente non all’altezza del compito oppure di incerte se non ambigue posizioni politiche o ancora, alla moda Pd, interessato soprattutto alla poltrona. Sta di fatto che il motivo per cui Verhofstadt ha deciso di accogliere Grillo sono abbastanza intuibili e fanno parte sia di una strategia generale dell’elites di Bruxelles, ossia quella di inglobare e neutralizzare il dissenso, sia di una miserabile tattica da politicanti: il belga aveva bisogno di rimpinguare il suo gruppo per cercare di contendere la presidenza dell’Europarlamento ai due candidati di Ppe e Pse, gli italiani Antonio Tajani e Gianni Pittella, rispettivamente di Forza Italia e Pd. Il contratto con Grillo prevedeva proprio che i 5 stelle, il 17 gennaio prossimo, avrebbero votato per Verhofstadt quale Presidente del Parlamento europeo ed in cambio sarebbero stati ammessi nel gruppo, ottenendone la vice presidenza.

Chi ha votato i Cinque stelle è disorientato dai nomi in gioco e dal mercato delle vacche in forma continentale nel quale il M5S  si è andato ad invischiare. D’altro canto anche le giustificazioni date da Grillo per l’operazione francamente non stanno in piedi: in primis perché il gruppo euroscettico Efdd non si sta affatto sciogliendo visto che  i tempi della Brexit e dunque anche della presenza dell’Ukip paiono allungarsi di parecchio e certamente la formazione rimarrà sino alla fine dell’attuale legislatura, ovvero il 2019, poi perché c’è semmai sempre il gruppo misto in cui eventualmente confluire e infine perché chi lo vai a raccontare che entrando in un insieme assai più numeroso che sostiene l’esatto contrario di ciò che dici, finisci per contare di più?  Nemmeno Cappuccetto rosso  ci potrebbe credere anzi si incazzerebbe pure se sapesse che la fusione è stata persino giustificata con l’arrivo di finanziamento pubblico in sede europea, cioè annullando in un fiat tutte le battaglie fatte dal Movimento in Italia. Tuttavia è il colpo di scena finale che getta una luce ancora più inquietante su tutta l’operazione: da una parte  il fatto che i parlamentari dell’Alde abbiano rifiutato in extremis l’accordo con i “populisti”visto che Verhofstadt non ha comunque i numeri per essere eletto, cosa evidente a chiunque abbia un pallottoliere, dall’altra  la centralità nella vicenda di due vecchie volpi della politica italiana, fanno pensare a un trappolone messo in piedi per sputtanare il Movimento, tranello che rende così benemerito l’Alde e il suo capo da meritarsi probabilmente qualche posto in più tra quelli che contano.

Chi ha votato Cinque stelle si trova disorientato dalla goffaggine e dall’ambiguità con cui Grillo e la Casaleggio in coordinamento con i parlamentari più in vista, compreso Borrelli capogruppo a Strasburgo, hanno tentato di accreditare il M5S come forza responsabile e di governo, non chiarendo progetti e idee facendole uscire dalla “liquidità” come avrebbe detto l’appena scomparso Bauman, ma sostanzialmente svuotando o rendendo erratica ogni posizione anti sistema. Così proprio nel momento in cui a livello mondiale stanno cambiando molte cose, anche concretamente, i decisori del Movimento si rifugiano con assoluta miopia e anacronismo in logiche politicanti e di basso potere che di fatto sono un suicidio calcolato.

Chi ha votato Cinque stelle, adesso si aspetterebbe almeno che qualcuno ammettesse di aver sbagliato o per dirla nel linguaggio di Grillo di aver fatto una figura di merda invece di  dover assistere assistere alla desolante gara di arrampicatura sugli specchi per carità di patria che riprende pari pari  i più vieti pretesti del verminaio politico italiano e i suoi vuoti argomenti che culminano nel ridicolo “non capiscono”. Invece pare che gli chi ha votato Cinque stelle sta capendo benissimo che qualcuno lavora per screditare il movimento a favore dei vecchi assetti di potere, per colpire l’opposizione e tirare un sospiro di sollievo in vista di elezioni anticipate, che quel qualcuno o è un raggirato o è un infiltrato.


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