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Golpe a Brasilia con l’amico americano

13173911_1326907447323073_8142690849734513925_nQuattordici  anni fa uscì un libro che si intitolava “Tutto ciò che sai è falso”divenuto in pochissimo tempo il testo fondativo della controinformazione finalmente uscita dal mugugno e dal complottismo per scendere sul campo dell’informazione, dell’analisi puntuale e dell’inchiesta. Un’ opera pericolosa per l’establishment, così pericolosa che  libro pur essendo diventato di culto e dato avvio ad una serie di grande successo, non ha nemmeno una voce su Wikipedia, dove invece è possibile trovare auliche recensioni di qualsiasi inutile e sconosciuta robaccia scritta, filmata e orale. Non è un’accusa, è una constatazione che purtroppo porta a dover fare inevitabili considerazioni sul tentativo di minacciare, marginalizzare e/ o infiltrare qualsiasi voce fuori dal coro della narrazione ufficiale. In 14 anni sono accadute molte cose anche sul piano della capacità di scovare gli arcana imperii e di rendere pubbliche le segrete cose, in primo luogo la nascita Wikileaks sul cui stampo sono poi sorte altre iniziative tese a fare rivelazioni clamorose, ma teleguidate, come quelle del consorzio dei giornalisti investigativi pagata e controllata dagli Usa.

Tuttavia se per gli scandali tipo Panama si sente odore di operazione fasulla lontano un miglio, altre cose lasciano sconcertati e fanno capire che la inaudita persecuzione di Assange costretto nel recinto dell’ambasciata dell’Equador a Londra per non essere arrestato e magari successivamente suicidato, non serve solo come esempio per chi intenda mettersi contro il potere costituito di Washington di cui Londra non è che una colonia, ma anche ad allentare le maglie della controinformazione. Proprio ieri Wikileaks ha rivelato che Michel Temer insediato presidente ad interim  del Brasile dopo il golpe contro Dilma Rousseff, è un vecchio informatore dei servizi segreti statunitensi e ha pubblicato il testo di un documento inviato da São Paulo (città di Temer oltre che suo collegio elettorale)  al Comando Sud degli Usa, con sede a Miami e al Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti nel quale Temer analizza la situazione politica in Brasile sotto Lula da Silva e suggerisce di intercettare e allargare l’area di disillusione per portare la destra al potere. Si tratta di cose che poteva osservare e arguire qualunque diplomatico in grado di comprendere la lingua e non asserragliato dentro il guscio protettivo dello stile di vita, ma proprio questa circostanza sottolinea il ruolo operativo, propositivo e quinto colonnare di Temer. Non è certo strano anzi consolante che il Brasile ribolla e che si vadano preparando grandi manifestazione contro il presidente ad interim.

Ma una cosa colpisce: visto che il documento non è recentissimo e già si trovava nei file leaks, che esso serve solo a focalizzare la figura e il ruolo di Temer rendendo agevole capire dove il personaggio tenterà con tutte le sue “force” di andare a parare, ovvero alla restaurazione della destra, esso non poteva essere rivelato prima del combattuto impeachment della Roussef, rimasto incerto fino all’ultimo, quando cioè avrebbe potuto avere un peso notevole, se non decisivo sulla scelta? Perché la rivelazione a posteriori, quando anche la reazione popolare non può che manifestarsi come protesta e non come appoggio attivo non solo a un presidente, ma anche alla stessa sovranità del Paese? A che gioco si sta giocando? A tutto quello che sai è falso compreso questo? Sarebbe interessante capire se si sia trattato solo di una leggerezza, di una svista strategica  oppure del fatto che qualcuno si è consapevolmente tenuto il documento nel cassetto elettronico per poi farlo uscire a cose fatte.

Per carità Wikileaks ha milioni di problemi, tanti quanti sono i suoi files e per fortuna che c’è, ma si ha come l’impressione che comincino a comparire manine estranee o che la pressione contro l’organizzazione sia così forte da indurre una certa prudenza. O infine, ancora peggio può darsi che la stessa rassegnazione e impotenza con cui le popolazioni reagiscono ai vari golpe in atto dal Brasile di Temer alla Francia della loi travail per citarne solo alcuni, finica per rendere il lavoro degli scopritori dei segreti meno gratificante.

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Strette di mano, strette di caimano

20672_a41979Diventa sempre più duro sottrarsi alla squallida commedia e ai coreuti, ovvero i capri e in questo caso i caproni che ieri ci hanno intrattenuto sulla stretta di mano fra Obama e Raoul Castro. Altra roba storica cinguettano contenti e felici, come se dopo quasi 50 anni di embargo semplicemente ideologico e canaglia, deciso e imposto nel ’61 dopo che la riforma agraria di Fidel espropriò i latifondi in mano alle multinazionali Usa, si dovesse celebrare l’apertura, la comprensione, la generosità di Washington e di Obama, mentre siamo di fronte all’evidente, tardivo e impacciato tentativo di reimpadronirsi dell’isola prima che la sua economia, devastata per oltre mezzo secolo dagli inquilini della Casa Bianca, si apra in altre direzioni.

Contemporaneamente però nessuno nei media mainstream si sogna di sottolineare il ruolo degli Stati Uniti nel tentativo di rovesciare il presidente Maduro in  Venezuela e più recentemente degli sforzi dell’amministrazione americana e dei suoi servizi per  reinstaurare in Brasile un governo di destra  tramite operazioni populiste di tipo arancione e ucraino. Gli analisti di Global Research hanno messo in luce  che i due maggiori centri di opposizione a Roussef e Lula, la Rete Atlas e il Movimento Brasile libero, fondato dagli Estudiantes Pela Liberdade” hanno la loro sede negli States e sono finanziati per milioni di dollari da fondazioni come John Templeton e Charles Koch, vicine al Tea Party e generosi centri di finanziamento globale per l’ultra destra liberista. Del resto gli studenti per la libertà non sono che la branca brasiliana di un organizzazione che agisce in tutto il mondo, sotto diversi tipi di mimetizzazione e localizzazione, ma sempre impegnati in favore della riduzione della spesa pubblica, del welfare, della privatizzazione selvaggia, dell’abolizione della sanità pubblica della riduzione della regolamentazione sul lavoro e via dicendo.

A questo si aggiunge quanto riporta lo Spiegel  riguardo al colpo di stato morbido portato avanti anche grazie al giudice Sergio Moro. La maggiore rivista tedesca non ci va giù leggera:  “Moro  fa politica e ciò non corrisponde alla sua funzione (…) fino ad ora non è stato in grado di costruire un serio atto d’accusa contro Lula, anche se decine di magistrati  e la polizia federale da mesi scavano nelle finanze e nelle relazioni personali dell’ex  presidente”. Ma non dice esplicitamente che la palese e non nascosta appartenenza politica del magistrato si è più volte concretizzato nel sostegno verso il Movimento Brasile libero con la partecipazione alle sue manifestazioni. Tutto si tiene.

E c’è molto di più anche se si tratta solo di un indizio: l’operazione Lava Jato o Carwash grazie alla quale si voleva arrivare all’arresto di Lula, spesso paragonata a mani pulite, ma in realtà molto diversa nei metodi e nella sostanza, prende vita, guarda caso, poche settimane dopo che Moro era tornato da Washington dove aveva partecipato a una sorta di corso organizzato dal Dipartimento di Stato Usa sul riciclaggio di denaro e inizialmente era stata impostata proprio in questo senso prima cioè di essere trasformata nel grimaldello finale della reazione politica per scardinare le riforme di valenza sociale.  Cosa che per ora è stata sventata dalle gigantesche manifestazioni in favore di Lula, di cui l’informazione, quella paludata e ipocrita, quella che secondo il birignao giornalistico di direttorini e vicedirettorini azzimati, verifica l’informazione, non ha parlato. Ecco il risvolto delle strette di mano “storiche” cui assistiamo. Insomma siamo completamente disarmati di fronte  alle verità ufficiali, anzi  ne siamo vittime sacrificali: mi chiedo cosa mai sapremo sulla strage di Bruxelles se non la “verità ” dei servizi che diventerà la verità a tutti gli effetti.


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