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L’eterna giovinezza dei soldi

elsa Anna Lombroso per il Simplicissimus

Si sa che un certo pugile ha smesso di essere un negro quando è diventato Cassius Clay, l’invincibile.

Si sa che giovinetti efebici e sensibili diventati il bersaglio di lazzi e sberleffi sono passati dal dileggio all’adorazione all’atto di assunzione nell’empireo del fashion. E che uomini repellenti, sgraziati e rozzi hanno potuto intraprendere una carriera di sciupafemmine, appena con la pinguedine si è ingrassato anche il loro portafogli di titoli.

E infatti Berlusconi non sarà mai un vecchio da confinare nell’ospizio dove ha svolto il suo servizio sociale obbligatorio, non per gli effetti demiurgici di lifting, parrucchini e stimolanti delle funzioni vitali di organi di cui probabilmente non ricorda più la funzione, bensì per la sovrannaturale potenza di denaro e del potere che ne consegue.

Più o meno allo stesso modo accade che delle stupide mettano a frutto quell’istinto gregario che viene attribuito al loro sesso per farne una referenza indispensabile per un prestigioso curriculum, in qualità di zelanti esecutrici di disposizioni inique e criminali. Ne ho in mente proprio una che malgrado sia stata la kapò incaricata delle operazioni di macelleria, o forse proprio a motivo di ciò, viene interpellata e ha diritto di parola davanti a uditori estatici e ammirativi dell’audacia della sua faccia come il culo, per rivendicare l’opportunità, anzi la doverosa necessità delle azioni criminogene che ha condotto.

Non mi piace l’esercizio della pubblica umiliazione, spesso esercitata nei confronti di difetti fisici, di questi tempi esplosa per l’ignoranza riferita solo alla parte avversa di chi ha prodotto guasti irreparabili all’istruzione, o per non aver conseguito prestigiosi titoli di studio, dei quali altri “arrivati” in favore dell’establishment pare non abbiano bisogno grazie alla frequenza nell’università dell’ubbidienza al miglior offerente.

Però mi verrebbe voglia di incidere la colonna infame delle donne che hanno esultato per certe quote rosa governative,  di esporre al pubblico ludibrio il compiacimento per la promozione a importante dicastero di una ministra che pare abbia mostrato la determinazione nella difesa dal delitto di lesa maestà, soltanto di un brutto vestito, avendo dimenticato il mandato conferitole dalle lavoratrici della terra.

E ho la tentazione spesso di andare a disseppellire da Google, l’emozionato consenso  offerto alle lacrime di quella madonna del pianto. Quelle ostentate in mondovisione all’atto della condanna di un folto target di lavoratori a concludere la loro esistenza terrena in un limbo senza redenzione, né lavoratori né pensionati né cassintegrati  né assistiti, e tutti quanti  indifferenziatamente all’inferno della negazione dei loro contributi, delle loro quote di remunerazione accantonate, di quei diritti maturati da esigere, come è giusto, una volta raggiunta l’età nella quale si potrebbe meritare il riposo, il godersi piaceri rinviati, hobby, letture, passeggiate, bocce e perfino lo stare a consigliare e criticare gli stradini che fanno i lavori di manutenzione, attività  concessa solo a statisti irriducibili, presidenti emeriti che  si intromettono a tutela degli sciagurati e delle sciagurate iniziative che hanno promosso in piena vigenza.

Perché, per tornare a quanto detto,  c’è una bella differenza tra essere anziani e essere venerabili maestri,  tra essere rottami o invece vegliardi  dispensatori di saggezze mai sperimentate, ma suffragate da carriere immeritate, tanto che viene offerta una tribuna a Cincinnati mai arresi, a prescritti senza vergogna, a testimonial di accertati fallimenti personali e pubblici, redenti per le tempie candide, fatti salvi il ritinto Cacciari e la calvizie di Cirino Pomicino.

Infatti in questi giorni nessuno ha palpitato per i “vecchi” morti non per l’ultima pestilenza, ma per patologie suppostamente sottovalutate, trascurate o oltrepassate con la fretta e l’indifferenza riservate a chi non serve più, non fa profitto e può essere conferito senza rimpianti né rimorsi, a conferma che quelle del mercato sono state promosse a leggi naturali incontrastabili e incontrovertibili, e che la sanità pubblica non dà garanzie e dunque è preferibile, finchè si può, pagare per approvvigionarsi dei servizi privati.

Eh sì, quelli erano solo dei vecchi, mica Camilleri, Kirk Douglas e nemmeno la Lachrimosa di cui sopra, che pur appartenendo ormai a un pubblico a rischio, ne nega l’affiliazione, credendosi non a torto, come succede alle quote del privilegio ereditato, pagato o conquistato a forza di dire si,  esente e con tutta probabilità immortale.

E infatti proprio a lei, Elsa Fornero, in perfetta consonanza con un’altra esponente dei quel genere che sarebbe dotato di superiore e specifica indole all’accoglienza, alla cura, alla sensibile solidarietà femminea,  Madame Lagarde, dobbiamo la pensosa constatazione che gli anziani sono un peso troppo gravoso per i bilanci pubblici, per la società tutta e in particolare per i giovani, compresi quelli i cui Erasmus sono pagati da nonni, o i mantenuti da mamme e da babbi non inquisiti o sotto osservazione per reati bancari.

D’altra parte le due gemelle siamesi di pensiero separate alla nascita grazie, c’è da ritenere alla riuscita asportazione di cervello e cuore, sono le portavoce di una ideologia che ha favorito la rottura dei patti generazionali, incolpando chi ci ha preceduto di approfittare di “leggi e privilegi che si scaricano sulle giovani leve”, di avere goduto dissipatamente di un benessere immeritato, di aver scialacquato beni e risorse, anche quelle ambientali – colpa questa dalla quale, anche grazie a fanciulline più o meno innocenti e inconsapevoli,  sono esentate industrie e governi, di aver vissuto al di sopra delle possibilità. Dimenticando che si deve a loro, alle loro tasse, ai loro contributi che ci siano musei e scuole, la cui distruzione viene alimentata proprio per far scordare che si tratta di “roba nostra”,  che si devono a loro la Resistenza, e poi il boom, lo Statuto dei Lavoratori, l’articolo 18, il diritto di sciopero, quello alla scuola obbligatori, a quelle conquiste che grazie a chi è venuto prima e le aveva in prestito, sembravano inalienabili, mentre siamo noi, noi generazioni correnti che ce le siamo fatte scippare in cambio   di qualche illusione in prestito.

Tutto congiura, Renzi che a  40 anni suonato o Di Maio a 33, età in cui mio papà era comandante partigiano, Pertini al confino e Gramsci morto, sono promettenti ragazzini, mentre un operaio dell’Ilva  o dipendente dell’Alitalia è un rottame obsoleto, immeritevole di essere “salvato” per la sua indolenza che non gli fa comprendere le magnifiche sorti e progressive della dinamica precarietà, della generosa mobilità.

E se Isabelle Huppert o Fanny Ardant si lagnano perché gli sceneggiatori non premiano la loro esperienza con parti adatte alla loro bellezza matura, ci sono centinaia di commesse espulse perché la perdita dell’avvenenza combinata con la presa di coscienza le rende incompatibili alle vendite, e centinaia di   uomini che in assenza di investimenti in formazione sono messi alla porta perché non si adattano alla grande occasione offerta dallo  storm work, magari in assenza di fibra e banda larga, come succede in quasi tutto il Mezzogiorno.

Per amor di verità ci sarebbe da essere grati al Grande Sternuto, che pone fine al ricorso all’eufemismo del politicamente corretto, quello degli audiolesi al posto di sordi,  del non vedente al posto di cieco, di esuberante al posto di licenziato.

Adesso vecchio non è una parola pericolosa o riprovevole. Per le merci usurate e da buttar via non occorre cercare perifrasi pietose, anzi pare sia venuto il tempo, grazie ai buoni uffici dei comandi sovranazionali, già sperimentati presso i nostri vicini e che invece dovrebbero funzionare da test e trailer, di accogliere con sollievo una selezione “naturale” un po’ più accelerata,

 

 

 


Non basta essere Spartaco

io-sono-spartacoPochi giorni fa è morto in età biblica Kirk Douglas, attore in grande spolvero quando vidi i miei primi film ed è stato inevitabile che sulla stampa americana “liberal” e poi su quella europea cosiddetta progressista comparisse l’epitaffio sul ruolo del’attore nella battaglia contro il maccartismo e il suo anticomunismo psichiatrico, riuscendo persino a far lavorare uno degli autori messi sulla lista nera, ovvero Dalton Trumbo. Tutto assolutamente vero, in qualche modo simboleggiato dal ruolo più famoso interpretato dall’attore, ovvero quello di Spartaco, ma allo stesso tempo dannatamente falso, frutto di una pervicace e sfacciata ipocrisia generale, che ricorda quella stagione come una parentesi dolorosa, drammatica, ma per fortuna chiusasi definitivamente. Invece si trattò solo dell’accesso febbrile iniziale di una malattia divenuta poi endemica: ossia il controllo dell’industria della comunicazione come arma per la conservazione della supremazia e per l’affermazione dell’egemonia culturale e del’agenda capitalista. Un carattere mai venuto meno e anzi divenuto più intenso e più subdolo, più nascosto eppure più pervasivo proprio con la dissoluzione dell’Urss e l’ampliamento delle major hollywoodiane alla televisione e alla comunicazione su ogni media. Eliminato il nemico esterno, bisognava anche conquistare le coscienze. La battaglia di molti personaggi del cinema di allora contro il maccartismo è anzi in seguito servita come paravento di libertà.

Tuttavia la realtà descritta in parecchi libri densi di documentazione, praticamente tutta l’industria della comunicazione made in Usa ha un supporto diretto dalle agenzie governative, se non direttamente dal Pentagono e dai servizi sotto forma di consulenze tecniche, prestito di attrezzature, personale, accesso ai siti, formazione, mezzi, finanziamenti trasversali, pressioni diplomatiche per posizionarsi su altri mercati e condizionarli o stroncarli. Un solo soggetto fa  tanti come l’Us Army è intervenuto in via diretta e dimostrabile in circa 900 film e 1200 produzioni televisive. Ma anche laddove non vi sono interventi diretti è pacifico che produttori, autori, attori sono ben consci che le loro carriere e i loro conti in banca  dipendono dal fatto che non venga contestato il nucleo di interventismo, eccezionalismo, iper capitalismo che costituisce il nucleo dell’ideologia americana. Anche le produzioni che si presentano come critiche non intaccano mai il cuore della costruzione, ma solo la sua corteccia: si tratta di errori, di deviazioni individualistiche, di avidità personali che deformano un insieme di per sé perfetto ed esposto semmai alle minacce da ogni dove: di qui una forma di “imperialismo fatalista,” umbratile  e depressivo nel quale i fondamenti della politica americana non fanno mai parte del problema, ma sono l’unica soluzione.  Così come il modo d’essere liberista con la sua antropologia diventa il metro di paragone universale: la propaganda e le forme di controllo sociale più efficaci e meno identificabili sono quelle implicite che si insinuano nella coscienza in modo inconsapevole e senza l’intervento degli anticorpi critici. Così accade che ci sono molti progressisti che non si rendono conto di quanto stiano servendo la causa del potere. Una forma di storia globale ultra-rudimentale, modelli di comportamento, orientamenti, stili di vita e cultura standardizzata si impongono attraverso la ripetizione frattale di una immensa mole di di produzioni tra film, film TV, serie e documentari.

Insomma alla fine la lotta di Hollywood contro il maccartismo si è ritorta contro se stessa ed è diventato il maggiore alibi per ostentare una libertà che di fatto non esiste perché andare davvero controcorrente non significa finire in galera o davanti a una commissione d’inchiesta, ma semplicemente rimanere ai margini, non trovare soldi per produrre qualcosa o se per caso i finanziamenti vengono da fuori essere boicottati sia nelle sale che dai gestori dello streaming. Per esempio Redacted (2007) di Brian De Palma, un film che narrava la storia vera di una strage e stupro di gruppo compito da soldati americani in Iraq è stato proiettato solo in 15 cinema in tutti gli Usa e solo in pochissimi altri in tutto l’occidente, non è presente su alcuna piattaforma  e si trova solo su dvd. Insomma lo Spartaco di Hollywood, come anche il suo stampo di duemila anni prima ha finito per accentuare il dominio anziché sconfiggerlo.


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