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La Morale delle beghine

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non ho mai approvato l’abitudine della prozia Enrichetta (poco amata dai  nipotini  perché invece del trenino e dei vestiti per Barbie un Natale regalò loro un libretto di risparmio subito emunto dai  genitori) che insigniva dello status di “povero” qualsiasi defunto celebre e non, in qualità di morto non più criticabile o soggetto a esecrazione, compreso il povero Benito. Non credo sia azzardato dire che strenna indesiderata e  pietas postuma sono ambedue manifestazioni di un vizio nazionale comune agli appartenenti a tutte le fedi e militanze, l’ipocrisia, quell’atteggiamento così potente da essersi trasformato nel tempo in ideologia imperiale, in mutazione globale del puritanesimo  dei padri pellegrini, quasi tutti peraltro sfuggiti alle maglie della giustizia dei paesi d’origine per varie malefatte. E che da qualche tempo a dimostrazione della sua influenza e energia maligna si è trasformato in ideologia, quella del politicamente corretto, che impedisce di abbattere idoli, di  violare templi, di infrangere tabù, di scoperchiare sepolcri imbiancati.

Forse da allora  io continuo a pensare che non esistono ragioni di opportunità – o opportunismo-  che tengano quando è sacrosanto anzi obbligatorio dire la verità anche in caso di strage terroristica dalle modalità sconcertanti e tanto più di morti discussi che si vorrebbe beatificare, smascherando pie  menzogne e convenzioni che di solito vengono imposte a chi non ha voce, non ha pulpiti, non ha censo per sostenere una causa, una ragione, un collegio di difesa in caso di querela per diffamazione. Se i sacrari e i sacelli vanno rispettati ancor  va rispettata la verità viva e vegeta che non deve aspettare il tempo più conveniente e appropriato  in ossequio alle scadenziario del bon ton: trigesimo, caduta a precipizio da titolo di testa a breve in cronaca, lettura di sgradito testamento.

Via via il politicamente corretto è diventato sempre più una melassa nauseabonda offerta in comoda confezione nel supermercato globale per dare luogo a una nuova morale facendo retrocedere la civilizzazione a bon ton l’umanità a pietas e la solidarietà a carità, imponendo obblighi di coscienza imposti per legittimare e applicare le regole dell’ordine sociale esistente,  che deve essere assorbito, sintetizzato dalle teste e digerito dalle pance di chi lo subisce.

Ma non è meno ripugnante l’esorbitante reazione uguale  e contraria, quella  smania di dissacrazione provocatrice e sgangherata a suon di sberleffi e derisione in poche battute su Twitter che ormai è diventato uso comune di chi pensa così di abbattere gli idola della sinistra radica chic, con tutta la tradizionale paccottiglia di critica alla pashmina, alle terrazze purché non siano a corredo dei superattici qualche alto prelato, di dileggio per la preghiera del vucumprà musulmano che stende il tappeto di preghiera  dietro agli ombrelloni, reo di non essere non l’ emiro del Qatar che si compra Milano e le squadre del cuore, di deplorazione per i congiuntivi sbagliati del ragazzino di Torre Spaccata che si sottrae al destino biologico di reietto di periferia.

A quelli del politicamente scorretto piacciono i  capra capra di Sgarbi, le contumelie trucide della nipotina del duce, le  volgarità sibilate a fior di labbroni della badante di Silvio, le istigazioni a delinquere vernacolari della Meloni. E soprattutto la burbanzosa tracotanza dei Giovanardi e dei salviniani che fanno ostensione come fosse una virtù dell’indole bestiale alla sopraffazione fino alla tortura, esibita perché non ci si vergogna di essere prepotenti,  biechi e cafoni, anzi ci si vanta di essere sinceri e popolari perché si interpreta e testimonia quel peggio che la civilizzazione aveva consigliato di tenere celato. Qualcosa che finisce per essere speculare all’ammissione politicamente corretta di Blair quando disse pubblicamente che certo qualche esagerazione cruenta,  qualche delitto, qualche strage necessaria era stata commessa nel corso della partecipazione della Gran Bretagna alle guerre umanitarie della Nato,  ma che la centenaria attitudine alla democrazia e alla libertà del Paese era dimostrata dal fatto di dirlo, dichiararlo, non nasconderlo.

Non c’è proprio più ritegno, se perfino quelle che ritenevo delle illustri sconosciute  finché non ho avuto la ventura di scorrere le loro biografie in rete, hanno licenza di esprimersi senza remore, con inossidabile faccia di bronzo e certe di ottenere quel premio che davvero li appaga, quei pochi istanti di notorietà sotto forma di followers e tweet, purché si parli di loro sia pure male, come sosteneva qualcuno che però ha pagato cara la sua indole alla provocazione e che oggi si prederebbe come minimo del pervertito.

A una che leggo essere una scrittrice, in qualità o di candidata a un premio, con buoni auspici  per i pretendenti agli Ig- Nobel o per essere in via di raccogliere i suoi articoli su Repubblica in uno di quei fortunati instant book, e che ha criticato il coraggioso adolescente che ha tenuto testa ai fascisti, per qualche inflessione vernacolare e per una colluttazione con la consecutio, ha risposto qualcuno che le ha rammentato  che Pasolini che ha frequentato quelle aspre periferie non avrebbe ripreso le licenze al nostro idioma dell’intrepido ragazzino. Apriti cielo ecco subito una sacerdotessa della spietatezza icastica e ruvida, senza peli sulla lingua che, no, scrive, sarebbe stato troppo impegnato a ingropparselo.

Anche la seconda interlocutrice, (nomen omen? Guia sarebbe un nome di origine spagnola e significherebbe che la Madonna è la sua guida), si apprende dalla rete, è   “una prolifica autrice di libri di narrativa e saggistica”,   che ha goduto finalmente dei riflettori della cronaca per essere sfuggita alle maglie della giustizia grazie all’assoluzione per il reato  di  furto “di segreti e immagini di personaggi dello spettacolo attraverso presunti accessi abusivi nei loro account di posta elettronica”.

In occasione dell’ancora oscura morte di Pasolini, le prime avvisaglie della correttezza politica avevano fatto dichiarare spericolatamente a qualcuno che l’omicidio di un uomo di cultura era più infame e colpevole di quello di un uomo qualunque. Ma è certamente più spregevole e vile per conquistarsi quei pochi secondi di notorietà su Twitter, uccidere due volte l’uomo di cultura assassinato per via delle sue inclinazioni e dei suoi comportamenti, facendo coincidere, come piace alla scorrettezza più furfantesca e codarda, omosessualità e pedofilia, purché non si parli di alti prelati, quelli si inviolabili.

Se loro rimproverano ai comunisti di non aver mangiato i bambini giusti, a noi spetta biasimarli per non aver realizzato qualche gulag nostrano dove confinare certi intellettuali.

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Le mani pulite del colonialismo

-721381_w650h366Non siate affamati, come diceva un mitico ragazzo del garage noto per non aver scritto in vita sua nemmeno una riga di codice, ma abbastanza levantino da riuscire a vendere a prezzo doppio rispetto alla concorrenza strumenti basati su un sistema operativo libero e gratuito. No, non siate affamati per affamare gli altri, siate invece curiosi, non vi fermate alle apparenze, alle blandizie e alle persuasione di un sistema feroce ed elusivo. Questa storia comincia con un sapone, uno di quei saponi neri africani di cui si dicono meraviglie: uno di questi distribuito in esclusiva e con un proprio marchio da un’azienda  inglese e prodotto in Ghana, presenta tutta la panoplia dell’acchiappacitrullismo contemporaneo: naturale, vegano, con un aspetto grezzo appositamente ricercato per asseverare la sua lontananza dall’ industria, cosa che tanto piace alle cattive coscienze dei desideranti benestanti e nascondendo il fatto di essere un potente esfoliante che per certe situazioni dermatologiche piuttosto diffuse può essere gravemente controindicato.

Ma una scritta su tutte le altre mi ha colpito e cioè il fatto che sia anche ethically sourced: la cosa non può che rafforzare ulteriormente la propensione all’acquisto sebbene non significhi proprio nulla, sia perché l’espressione può avere almeno una decina di accezioni differenti ed è facilmente usato come specchietto per le allodole dalle multinazionali, sia perché quasi sempre significa sfruttamento delle persone. Un esempio potrebbe essere Starbucks che dichiara nel breviario delle sue buone intenzioni da sepolcro imbiancato:  “Oggi, il 99 percento del caffè Starbucks è di origine etnica (?). Starbucks ha una responsabilità verso le persone che producono il nostro caffè e il terreno su cui cresce”. La retorica che sfrutta vacuamente l’ambientalismo salottiero fa il paio con il “naturalismo” da caffetteria, peccato però che siano proprio queste multinazionali ad aver fatto crollare i prezzi del caffè dell’80% e ridotto in miseria milioni di piccoli agricoltori “etnici”, una parola che è divenuta il razzismo politicamente corretto del XXI° secolo. 

Ma torniamo a noi: una piccola e semplice ricerca ci mostra come in Ghana il lavoro minorile ( dai 5 ai 14 anni) sia enormemente diffuso e coinvolge ufficialmente il 41% dei dei bambini, ma di fatto la loro quasi totalità: si va dallo sfruttamento nelle miniere d’oro dove gli avvelenamenti da mercurio e i ferimenti sono all’ordine del giorno, alle coltivazioni cacao e a tutte le altre attività agricole e di raccolta che appunto convergono nel nostro sapone etico. Il tutto ovviamente per risparmiare visto che gli adulti in agricoltura possono arrivare a pretendere anche 2 dollari al giorno nella loro avidità: dunque i bambini sono chiamati a gonfiare le tasche degli sfruttatori occidentali visto che sono quasi gratis. Non dubito che il sapone nero appartenga proprio a quest’ultima sorgente etica, ovvero quella del capitalismo. Tutto questo è anche possibile perché si è costretti a leggere narrazioni indecorose, come quella ad esempio prodotta dall’Espresso nella primavera scorsa in cui si esalta il Ghana come un’economia vincente. che cresce del 8 e passa per cento l’anno, (grazie all’oro dei bambini) mentre la borsa di Accra “inanella record”, che esiste “una salutare alternanza tra i due partiti maggioritari” (che poi sono pressoché identici), dove cristiani e musulmani vivono in pace. Come si concili questa scellerata celebrazione borsistica con il fatto che la metà dei giovani, tra quelli che non emigrano altrove e sono almeno una decina di migliaia l’anno (su una popolazione inferiore ai 10 milioni) e priva di lavoro perché costerebbero troppo, con la presenza più grande discarica di prodotti tecnologici e di metalli pesanti al mondo, con il fatto che l’acqua manca perché su consiglio della Banca mondiale è stata affidata a multinazionali private che servono solo chi se la può permettere e per gli altri i pozzi, che manca anche l’elettricità visto che quella prodotta in abbondanza viene o venduta ai paesi vicini o usata principalmente per le industrie dell’alluminio occidentali. Questo viene considerato dal settimanale un modello per il futuro sviluppo africano, appunto un modello di perfetto sfruttamento dentro il quale le oligarchie tribali sguazzano. E’ ben noto che il Ghana ha passato circa 120  milioni in oro all’ente spaziale giapponese perché producesse e mandasse in orbita un satellite chiamato Ghana -sat 1 il quale è destinato a monitore l’ambiente costiero messo a rischio dalle stesse multinazionali. Ma per lavarsi le mani c’è sempre un ottimo sapone che pulisce a fondo tutto salvo l’ipocrisia.

Siate curiosi e vi passerà la fame.


Il buon Natale di Pinocchio

aFQCwUieX0ynfklJcYSTZgqdW4jVi auguro buon Natale e lo faccio di cuore, ma del resto che altro potrei dire? Il crescere impetuoso dei canali di comunicazione fa paradossalmente diminuire la quantità e la qualità delle cose da dire: i tabù posti dal potere, la grammatica del politicamente corretto, la miseria controllata del discorso pubblico tendono a diminuire costantemente ciò che si può dire in pubblico. E non si tratta tanto di costrizioni esterne, quanto piuttosto la struttura della società che tende a far coincidere introiezione e proiezione al punto da poter essere presi in giro dal potere attraverso un intermediario che ben conosciamo: noi stessi. Per esempio negli ultimi mesi siamo stati bombardati da annunci sul cambiamento della privacy di questo o di quel portale e da articoli idioti che ci spiegavano quanto la premurosa Ue stesse salvaguardando la nostra privacy. La cosa che è cambiata è solo che i ladri di informazione adesso sono tenuti a dirlo: noi che siamo buoni e giusti ti profiliamo in maniera da poterti seppellire di pubblicità, di venderti la droga grazie alla quale sarai un buon cittadino della ex democrazia. Sei libero di negarci questi possibilità, ma in questo caso non puoi accedere ai servizi o alle informazioni che diamo.

Insomma è come legalizzare il furto e dire che da oggi in poi i  topi di appartamento possono legittimamente operare, purché ottengano preventivamente il vostro consenso. e finché si tratta dei soliti imbonitori che vi promettono di farvi dimagrire in due giorni o che vi salvano dall’artrite potete evitarli, ma questo non è possibile se volete aprire un account di posta, scaricare o usare un programma che vi serve, accedere a un cloud o a un sito di dati: dovete per forza dire ai ladri di accomodarsi e loro saranno entusiasti di avervi fregato in perfetta correttezza. Si tratta in fondo di un pagamento in natura e non in denaro contante: per entrare alla festa dovete accettare la mano morta. Del resto anche i criteri di verità e di realtà stanno diventando così assurdamente automatici e stupidi da poter essere affidati a degli algoritmi. Probabilmente molti di voi avranno letto dell’ultima idiozia appoggiata e sovvenzionata dall’Ue, quell’Ask Pinocchio, celebrato dai decerebrati, che si propone di combattere le fake news attraverso una specie di intelligenza artificiale: basta immettere una notizia e il programma vi dirà se la cosa è vera o lascia adito a dubbi. quindi non c’è nemmeno bisogno di pensare, cosa che peraltro ai chi fa informazione oggi riesce piuttosto facile, è il programma darà il suo responso.

Cosa si deve dire di fronte a questa tempesta di idiozia, così miserabile da accomodarsi  nelle più viete banalità modaiole,  pensando che di fronte alla parola algoritmo uno cada in estasi mistica e si arrenda alla necessità.  Ma sapete anche 5x 5= 30 è un’algoritmo e bisognerebbe capire quali siano i criteri di verità che sottendono all’operazione, visto che di queste cose se ne discute da tremila anni. In realtà l’operazione è di per se scoperta ed evidente: è vero ciò che dice il maistream, anche se come abbiamo visto in tante occasioni e anche nei giorni scorsi (vedi qui ) esso è la prima forma di invenzione e manipolazione. Fate qualunque prova e potrete vedere che ogni assurda fantasia se ossequia la narrazione del potere viene considerata valida, mentre ogni notizia seria che confligge con essa diventa “bufalosa”. il risultato del resto è scontato scontato perché il motore di Ask Pinocchio, si basa su un motore chiamato DS4biz, in libera vendita, orientato al marketing  ed è focalizzato sulla ricerca di anomalie: se 90 dicono una cosa e 10 un ‘altra ecco che quei dieci possono essere considerati in errore. Insomma un sistema che è stato proposto per essere applicato ai social per normalizzarli. alla fine una filiazione degli umori e del cretinismo contemporaneo . Quel Pinocchio dovrebbe per primo cancellare se stesso se avesse una qualche dignità e conoscesse se stesso, sapesse di essere in realtà il gatto e la volpe.

Dunque che cosa posso dire se non Buon Natale?


I Bontonnari

ipoAnna Lombroso per il Simplicissimus

Non può non suscitare ribrezzo la fisiologica e prevedibile evoluzione del celodurismo che si accanisce su disperati titolati al riconoscimento dello stato di rifugiati maturato grazie a empie imprese coloniali, ruberie, alleanze con dittatori locali speculari e empatici, naturale progressione di misure e atti che vanno dall’introduzione del reato di immigrazione illegale della Bossi-Fini, ai Centri/galera della Turco, dalla “cooperazione” africana di Renzi pro-Eni e malfattori indigeni, alla ripulsa irridente dei corridoi umanitari, fino alla unanimemente apprezzata linea anche quella “dura” sui rimpatri forzati, sull’estensione del sistema della detenzione amministrativa, sulla proposta di riforma del processo civile per la trattazione dei ricorsi in materia di protezione internazionale,  con  l’eliminazione del grado di appello per chi ha ricevuto un diniego dell’asilo in primo grado, sacrificando così in maniera evidente i diritti delle persone vulnerabili all’esigenza di alleggerire il carico dei Tribunali e dei centri di accoglienza, facendo in sostanza ricadere sui richiedenti asilo le disfunzioni di un sistema amministrativo e la sofferenza del sistema giudiziario, non solo in materia di rifugiati.

Si vede proprio che il nostro processo di civilizzazione colloca in cima ai nostri valori “umani” il bon ton che ci fa vergognare – ed è doveroso- del ripugnante Salvini, così becero, così villano, così estraneo al nostro consorzio di compiti benpensanti  e passare sotto silenzio altri tipi di sopraffazione se perpetrata da qualcuno, molti, a noi più affini per educazione, buone letture, appartenenza a circoli e consorterie accettati e sintonizzati su standard europei.

Se c’è un bastone che tiene dritte le bambole di pezza che fanno opinione da noi  deve proprio essere l’ipocrisia che fa stendere sulla nave dell’infamia il red carpet al passaggio delle star e starlette dell’ordine pubblico secondo Minniti, del salvataggio delle banche criminali e dei loro protettori, dell’astensione da ogni critica e da ogni richiesta di doveroso risarcimento da parte dei responsabili e correi di una strage, del richiamo ai principi di uno stato di diritto gridato da chi ha cancellato Stato e diritti .  E che sdogana l’accusa di razzismo contro altri colori, altre religioni, altri usi, altre cucine secondo una gerarchia molto apprezzata che situa in posizione più accettabile  l’intolleranza contro i poveri, anche residenti e provvisti di regolare cittadinanza, colpevoli di aver ceduto ai loro ricatti quindi già preventivamente destinati a condizioni di inferiorità, che racconta e  propaganda i suoi valori umanitari appoggiando avventurismo imperialista e predone e favorendo l’import  di mano d’opera  competitiva rispetto ai viziati connazionali.

Ormai parlare di questo è audace, ormai per avvicinarsi alla verità occorre prima esibire credenziali e attestati per non essere immediatamente assimilati alla fetida consorteria 5stelle e Lega, visto che la realpolitik è stata doverosamente convertita alla pratica quotidiana di pesare sulla bilancia non più  il “meno peggio”, ma quello vestito meglio, quello che ha più dimestichezza con la consecutio magari solo per “fortuna”, quello che assomiglia di più a Macron, quello che possiede un maggior know-how di sfrontatezza e navigazione in acque governative.  Così si accolgono come soluzioni benedette, è il caso di dirlo, la pietas e l’accoglienza che perpetuerà esenzioni dall’Imu e altri  beati privilegi,  ci si compiace della resipiscenza di concessionari e costruttori cui non basta la riconferma della gestione della manutenzione e propongono “nuove infrastrutture” per immortalare profitti, ci si delizia del dinamismo ardimentoso dei magistrati che indagano il barbaro e allo stesso modo della riflessiva cautela di quelli di Genova.

Altrimenti si deve scegliere il silenzio, come è successo dove invece sarebbe giusto gridare e dove la politica/spettacolo del dolore non si è recata anche se non sarebbe stata fischiata perché quelli che sono stati zitti   in ricordo delle 299 vittime del sisma che due anni fa esatti devastato mezzo Appennino tra il Lazio, le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo e di paesi che non ci sono più, non si aspettano nulla né da quelli di prima, che li hanno abituati allo scherno dell’abbandono né da quelli di oggi che sfilano con il lumicino “in forma privata” o che fanno un po’ di esercizio di feroce qualunquismo – Renzi docet – riproponendo i vecchi slogan della semplificazione contro le pastoie della burocrazia.

Perché ad Amatrice devono essere consegnate ancora 300 casette e il centro per chi arriva da Roma, è completamente spianato: dell’hotel Roma non c’è neanche più il basamento, al posto del convento delle suore hanno messo un enorme macchinario che tritura pietre e cemento, dove c’era l’ospedale c’è solo un gran buco. Perché quelle che ci sono  piene di disfunzioni e non sono compatibili con territorio e condizioni climatiche. Perché  nonostante le tre ordinanze che prevedevano la riqualificazione o costruzione di 235 edifici scolastici nelle zone terremotate,  ne sono state “individuate”  21 scuole individuate e  ricostruite solo tre. Perché a confermare la morte di centri abitati da Sant’Angelo a Saletta fino a San Lorenzo a Flaiano c’è la chiusura di strade ancora ingombre di macerie (ne ho parlato qui: https://ilsimplicissimus2.com/2018/07/19/castelluccio-il-deltaplano-caduto/).  Perché i rimasti, – gli sfollati sono più di 50mila, nelle quattro regioni del cratere- hanno dovuto affiggere manifesti davanti alle loro rovine: no selfie.  Perché in due anni è stato rimosso meno del 50% delle macerie pubbliche : su un totale stimato di 2.667.000 tonnellate di macerie pubbliche ne risultano rimosse 1.077.037 tonnellate (il 40%), di cui il 12% in Abruzzo, il 43% nelle Marche, il 39% nel Lazio e il 72% in Umbria. Perché i fondi destinati dallo Stato alle aree terremotate ammontano a 250 milioni di euro, di cui 190 milioni per gli edifici pubblici, poca cosa per salvare il cuore del Paese, quando per salvare il portafogli di pochi (da Montepaschi a Etruria fino ai due istituti veneti) sono serviti 31 miliardi.

Sono passati due anni, due commissari, tre governi. Ma non è ancora passata ‘a nuttata.

 


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