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Archivi tag: Indignazione

Vesti anche tu la tua bambolotta

Sabina Ambrogi per Il Simplicissimus

 

Esclusivo su Repubblica.it

Vesti Belen e Ely con dei meravigliosi abiti da ritagliare per tante stupende occasioni!

Qui il kit dell’indignazione:

Partecipa all’evento: “Donne dove siete? Bah…chissà?”.

Manda la tua foto a Repubblica.it e ricorda di indignarti con la scritta : “Sono una donna e dico basta”.

Scendi in piazza il 13 e poi tutte a teatro a vedere la pièce di Concita De Gregorio.

Qui le donne che chiedono un minimo di coerenza

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Indigniamoci meno, battiamoci di più

Anna Lombroso per Il Simplicissimus

Lo so, sto per dare motivate ragioni di preoccupazione a chi mi conosce. Vorrei infatti consigliare il ricorso a una virtù che poco mi assomiglia, che addirittura in tempi pubblicamente più felici sollecitava il mio disappunto, la temperanza, che associavo all’indifferenza e all’accettazione.
Ma in questi giorni mi sento soffocare della camera a gas dell’indignazione.
Dopo anni di accondiscendenza o di regale distacco mi sento circondata da uno sdegno che gonfia lievita si propaga. All’inizio ero proprio soddisfatta. Poi non so perché ho cominciato a provare un certo sospettoso malumore.
Il troppo sdegno vociante è come il turpiloquio, comprensibile, legittimo, motivatissimo. Ma spesso inefficace se non come sfogo individuale, come sberleffo. E assomiglia troppo al malcostume di coloro che hanno imposto insieme allo sprezzo delle regole anche l’irrisione della buona educazione, l’offesa gridata e violenta al posto del dialogo, la sopraffazione in sostituzione del ragionare insieme.
L’eccesso di indignazione guarda alla realtà come a un pastone indifferenziato dove tutti sono ugualmente oggetto di condanna, tutti ugualmente colpevoli oppure, peggio ancora, tutti martiri appena magari per becero trasformismo da nemici passano alle nostre milizie. Come nel caso dell’esuberante militanza dell’antipolitica che appunto produce l’effetto paradossale di incrementare la disaffezione, il disprezzo per le istituzioni, l’agnosticismo accidioso nei confronti della partecipazione e infine della democrazia.
Lo sdegno professionale finisce spesso per assumere i toni dottorali e supponenti dell’esercizio corporativo, inefficace perché perde di vista l’universalità di certe lotte. Un caso per tutti, esemplare, il “se non ora quando” pubblicato oggi su repubblica a firma di Michela Marzano, una filosofa particolarmente attenta al posto che occupa al giorno d’oggi l’essere umano, in quanto essere carnale. E deve averle fatto ombra il primato del “corpo” perché il consumo dell’immagine femminile, dei corpi femminili, il loro uso come merce di cambio e strumento di corruzione è un aspetto forse tra i più odiosi di questo moderno dispotismo, che con lo stesso istinto alla sopraffazione e all’immorale utilizzo di corpi e coscienze ha indotto una generale tolleranza dell’illegalità, dell’egoismo e dell’arroganza, ha corrotto uomini e donne indicando come desiderabili modelli distorti di facile arricchimento e accumulazione effimera. Che ispira e alimenta sentimenti di paura e diffidenza nei confronti degli altri da sé e altra ne induce nei confronti di un futuro sempre più povero di bellezza, sapere e conoscenza. Creando un contesto sfavorevole alla tutela dei diritti e della dignità dei cittadini, donne o uomini che siano, ugualmente offesi dal primato dello sfruttamento, del cinismo e della prevaricazione.
L’indignazione troppo “estrema” confonde gli obiettivi ed anche gli strumenti. Personalmente amo molto l’applicazione in politica della creatività troppa poca ce n’è. E meglio ancora se biene adottata nell’esercizio della critica. Ma sono assolutamente ostile all’ipotesi di esprimere dissenso brandendo i mestoli, le pentole e i coperchi, compresi quelli trascurati dal diavolo. Questo regime le donne oltre che a letto le vuole in cucina espulse volenti o nolenti dal mondo produttivo o condannate a una perenne precarietà. Malgrado io sia una cuoca di un certo valore entusiasta delle uniche caratteristiche di genere che trovo accettabili, quelle dell’amore della cura e dell’accoglienza, in piazza ci vado più volentieri brandendo libri pc e tutto quello che contribuisce con il sapere e la competenza ad affrancare uomini e donne dalla servitù, dalla paura e dalla perdita di futuro.


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