Archivi tag: Daspo urbano

Bucofilia mediterranea

50f24090-4229-11e8-8634-eb6027fc1288_Rievocatori del Gruppo storico romano-kYCH-U1110454889197N9B-1024x576@LaStampa.itAnna Lombroso per il Simplicissimus

Non so voi, ma io non mi sono scandalizzata per l’ipotesi, oggi fortemente ridimensionata, che militari dell’esercito siano impiegati per urgenti lavori stradali, che per opinionisti e forze politiche in disgrazia rappresentano una drammatica emergenza, almeno quanto il traffico a Palermo.

Ora si sa che le buche di Roma non sono un fenomeno recente, anche se certamente degenerato, in una città dove la manutenzione ordinaria è un lusso dimenticato anche per via delle cravatte che il racket europeo ha imposto con il consenso del nostro Parlamento. Sono l’effetto prevedibile di lavori “cattivi”, di decenni di  rattoppi e rabberci eseguiti con materiali “cattivi”, di una “cattiva” gestione di appalti e incarichi opachi all’insegna non del risparmio, comunque colpevole, ma dell’interesse di una cricca di imprese selezionate con criteri clientelari dalle amministrazioni che si sono susseguite.

Che ora, però, assume la forma di una sorprendente rivelazione per osservatori e commentatori da sempre contigui al ceto dirigente capitolino, colpiti nelle sospensioni delle loro smart e oltraggiati nella resa dei loro suv, tipo la Perina, ormai assunta in pianta stabile da tutte le possibili fazioni critiche – fermenti in quota rosa compresi – che si materializzano  secondo l’aria che tira, per via di una sua vis polemica tanto  corrosiva quanto facile all’oblio di passate correità e intrinsichezze che è lecito definire disonorevoli.  Dobbiamo a lei, ma non solo, le reprimende  per l’offesa mossa da una sindaca inetta e da un governo incompetente al nostro esercito, retrocesso dall’incarico di difendere le sacre sponde dalle invasioni barbariche, dal mandato di prestare la sua opera al fianco del guardiano del mondo per salvaguardare la nostra civiltà superiore, dal compito di vigilare sui delicati trasporti e commerci privati minacciati dalla pirateria di pescatori ostili, alla umiliante mansione di stradino.

Compito peraltro non nuovo, se da che mondo è mondo la principale attività svolta dai soldati nei rari tempi di pace –  quando non impegnati a razziare, saccheggiare, colonizzare (ma oggi si chiama esportazione di democrazia e rafforzamento istituzionale),  a morire, carne da macello,  in trincea per appagare i sogni criminali e megalomani di re travicelli, duci e generali, a scappare da steppe gelate con stivali di cartone sfondati, come successe quando a comandare c’era appunto una delle divinità del pantheon della opinionista in questione, è, per l’appunto, fare ammuina, in modo che stiano fuori dal contesto sociale,  occupati in azioni insensate, scavando fossati e poi riempiendoli possibilmente senza nessuna utilità, come robot o moti perpetui,  da addestrare all’ubbidienza  senza che protestino o si interroghino sulla natura dei comandi che ricevono, anche i più disumani. Ma anche da esibire.

E non solo il 2 giugno nella incongrua mascherata a fini dimostrativi che si ripete con una certo fasto mentre pare consigliato un pudico riserbo per quanto riguarda altre celebrazioni di pochi giorni antecedenti e in aperta contraddizione con quella Carta che proprio in quel giorno si dovrebbe festeggiare e che parla di ripudio della guerra. Perché da anni di utilizzi non solo muscolari ce ne sono stati, quando la guerra mossa al territorio e ai suoi abitanti registrava pesanti sconfitte con alluvioni, incendi, frane straripamenti e terremoti catastrofici, perché, come per le buche, abbandono criminale, trascuratezza colpevole, primato del malaffare, hanno alimentato le crisi  in modo da farle diventare emergenze da gestire appunto con poteri e corpi speciali, leggi e autorità “straordinarie”.

Vale anche per la sicurezza, che si fa diventare emergenza per autorizzare la presenza “dissuasiva” delle tute mimetiche e dei mitra nelle piazze, nei porti, fuori dai cancelli delle fabbriche, nelle geografie che si vogliono percorse da tubi venefici, treni sferraglianti che bucano montagne e contaminano dolci e fertili pianure, a presidiare il cratere del sisma di tre anni fa, controllando molesti visitatori che potrebbero poi far circolare la cattiva novella di senzatetto sotto la neve. Dobbiamo a sindaci di tutto l’arco costituzionale di aver preparato quella deriva della sicurezza della quale si fa interprete finale il trucido all’Interno, ispirata all’ideale di militarizzazione delle città, coi Daspo urbani, i muri difensivi e offensivi, le panchine dedicate nel segno dell’emarginazione dei poveracci di ogni colore, la tutela del decoro in modo da spingere chi turba la vista dei bravi cittadini verso estreme periferie già così brutte da meritare ulteriori sconci,  con le continue richieste di “mandare l’esercito!” a sedare conflitti, mantenere l’ordine, intimorire gli antagonisti, respingere e impaurire anche chi è scappato da paure ben peggiori, condannato a provarle ancora.

Ecco, se invece di andare a esercitarsi nei poligono che il padrone ci fa allestire nelle nostre isole per testare le sue armi proibite, obbligandoci a fare da cavie e da primi bersagli alla mala parata, ecco, se invece di andar per mare a fare i vigilantes a nostre spese, se invece di fare i controllori delle patenti in nome di un incarico che doveva essere a termine, quello stabilito dall’operazione “Strade sicure”  che invece si perpetua per fare ostensione di potenza,  un po’ di soldati si prestassero per usi civili come in fondo dovrebbe essere chiamato a fare il Genio,  non ci sarebbe niente di male. Non si sarebbe niente di male a rendere, appunto le strade sicure a Roma, a Genova, a Milano, (dal 22 ottobre al 13 novembre scorsi sono stati 1.550 gli interventi di emergenza), la  vera capitale dove anche le buche sono “morali”  e si autodenunciano alle apposite centraline.

Ecco, non c’è niente di male. Che tanto l’ipotesi di un new deal di salvaguardia e risanamento del territorio che diventi anche una formidabile strategia di mobilitazione per l’occupazione è ormai ancora più utopistico e irrealistico del disarmo.

 

 

 

 

 

 


Ingiustizieri della notte

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Una legge troppo blanda: basta processare chi subisce un furto! tuona l’avvocata Bongiorno a proposito dei pistoleri in pigiama, nota per aver difeso nella sua smagliante carriera società multinazionali e importanti imprese italiane  in diversi settori produttivi (costruttori di auto, istituti bancari, produttori di energia, aziende farmaceutiche, realizzatori di grandi opere, case di moda, internet provider, New Slot e VLT, come recita la voce che le dedica Wikipedia), oltre a alcuni evasori di chiara fama, sportivi in odor di partite truccate e doping, facendoci sognare che dopo questo proclama prenda a difendere normali cittadini  dalla clientela eccellente che si rivolge a lei.

È in buona compagnia e non stupisce: ai tradizionali fan della giustizia faidate si sono ormai aggiunti gli usurpatori dell’aggettivo “democratico”  che, è bene ricordarlo, non si limitano a inseguire  la destra, avendola già ampiamente superata.

Macché, ormai sono diventati i testimonial di una interpretazione della sicurezza basata  sulla percezione – i furti in casa sono diminuiti, e pure gli assassinii, un’alta percentuale dei quali viene consumata tra le pareti domestiche, spesso da fortunati possessori di armi dichiarate – percezione bene alimentata dagli impresari del sospetto e della paura coi loro talkshow, le loro ricostruzioni raccapriccianti e perfino la loro idolatria per killer imprendibili che aumenta audience e tirature.

E infatti come dice perfino Serra, ex poliziotto e ex prefetto di ferro,  corrono dietro non tanto ai loro competitor in felpa, ma a quella massa magmatica e trasversale ormai persuasa dell’obbligatorietà di abiurare a diritti e libertà in cambio di un presunto “quieto vivere” arroccata dentro a case fortificate, con il revolver sul comodino e il cagnaccio alla catena, in città dove per legge chi attenta all’ordine costituito o turba il decoro può essere conferito in remote periferie o in quelle moderne discariche realizzate per ricevere altri da noi, indesiderati, reietti, diseredati e perciò rischiosi e infidi. E convinta che ci si deve difendere da loro, mentre è giusto anzi doveroso esporsi inermi a altri malfattori, consegnarsi a proverbiali corruttori, feroci banchieri, crudeli manager e “risanatori” aziendali, ma pure compagnie elettriche e della telefonia, baroni della medicina obiettori in ospedale e laici in clinica, e ministri  che decidono quando ci possiamo permettere un cancro al seno, premier che atterrano Alitalia  che tanto loro volano in air force one, gente che ci ha tolto il nostro salario differito, amministratori che compiono quotidiani vandalismi contro paesaggio e monumenti e così via, proprio quelli che ci hanno davvero portato via tutto, mica solo la catenina della Cresima o l’orologio della laurea: lavoro, garanzie, dignità, diritto di voto, informazione trasparente, partecipazione, speranza.

Mette i brividi questa concezione di sicurezza che dalla reazione a atti predatori sconfina nella “prevenzione”, facendo prevedere che si  possano adottare i nuovi imperativi autorizzati e praticati per i sospetti di terrorismo anche ai ladri d’appartamento e a chi attenta ai beni, quel poco che resta dalla grande razzia, in modo da far sentire qualcuno troppo espropriato ancora proprietario di cose, oggetti, prodotti, ma anche  di una donna, pure quella roba sua e della quale va tutelato il possesso, come sentiamo dire nelle interviste al popolo delle bifamiliari del pingue Nord costretto a sopportare la intollerabile pressione straniera. Proprio come successe gli americani dopo  l’11 settembre o dopo le lettere all’antrace, grazie alle quali venne legittimata l’opportunità della guerra contro l’Afghanistan, ci vogliono convincere che un po’ di balordi stiano mettendo in pericolo il nostro stile di vita, il nostro modello esistenziale e la nostra civiltà superiore, convertendoci in giustizieri della notte, perché si sa che in un periodo storico nel quale idee e ideali hanno perso valore e credibilità, sono solo inganno e paura di nemici fantasma a sorreggere i troni del potere. E alla politica che non sa più vendere sogni, non resta che somministrarci la promessa di proteggerci dagli incubi, a cominciare da quelli confezionati ad arte nella fabbrica dell’intimidazione e del ricatto.

Mette i brividi anche questa concezione di insicurezza, che non contempla – e ci mancherebbe – quella economica e sociale, incrementata dall’ideologia della mobilità che ratifica una generalizzata precarietà e incertezza, nemmeno quella ambientale che miete più vittime di guerre dichiarate, del terrorismo, della criminalità, meno che mai quella sanitaria, sviluppata dal degrado  e dall’esaurimento del Welfare

Mette i brividi infine la trasformazione della sicurezza in diritto fondamentale  per garantire il quale tocca rinunciare ad altri, se più crescono le richieste di ordine e controllo sociale, più si restringono  le libertà, se la guerra al terrore comunque si configuri nella narrazione pubblica,  priva di risorse la lotta  ai problemi e alle crisi che generano insicurezza, vulnerabilità, timore in un contesto  che ha perso la capacità di generare appartenenza, socialità, solidarietà, lasciandoci nudi, soli, sgomenti, intimoriti e sempre più poveri. Illusi di poter sparare a ladri piccoli piccoli, che quelli grandi sono loro il plotone di esecuzione.


I poveri sono matti … da legare

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Il “servizio straordinario di prevenzione e controllo” svolto da 300 agenti di Polizia nella stazione Centrale di Milano  ordinato congiuntamente da prefetto e questore e che ha ricevuto il plauso bipartisan della Lega e del Pd ben rappresentato dal capogruppo a Palazzo Marino e dall’assessore comunale alla sicurezza che si augurano non sia un’azione isolata, è stata definita dall’autorevole stampa locale un “blitz antidegrado”.

Spetta invece alla sindaca Raggi il “merito” di aver firmato le prescrizioni anti “rovistaggio” che faranno parte del nuovo regolamento per la polizia municipale in ottemperanza delle competenze in materia di sicurezza attribuite ai primi cittadini dal decreto Minniti. E che introducono sanzioni per quelli che vengono sorpresi a frugare nei cassonetti dell’immondizia, attuando un proposito dell’ex sindaco Alemanno che era stato costretto a ritirare un’ordinanza in materia per le proteste di associazioni umanitarie.

Non occorre guardare troppo indietro nel tempo a quando si abbattevano casupole vergognose, o si proibiva l’ostensione di lenzuola rammendate in occasione delle visite del Fuhrer, nemmeno più recentemente al repulisti di favelas e bidonville  necessario a restituire decoro a capitali ospitanti grandi eventi sportivi, per chiamare queste operazioni col loro nome: pulizia etniche, intimidazioni, repressioni solo apparentemente incruente, grazie a una forma di razzismo mai dichiaratamente ammessa e ispirata dall’intento di rimuovere soggetti affetti dal più ignominioso dei mali e dalla più esecrabile delle colpe, la povertà. Che pare vada punita con pene esemplari, intanto perché meritate per via di accidia, indolenza, pigrizia, insomma  a causa di vizi e difetti forse genetici attribuiti da antropologie di ieri e di oggi a svariate popolazioni. Poi perché offendono la vista e minacciano il buon nome e l’immagine di un paese che vuole compiere il suo destino di albergone a cielo aperto, di parco tematico al servizio di turisti e acquirenti. Sicché è obbligatorio abituare indigeni e ospiti molesti o a rendersi invisibili, con il conferimento in squallide periferie, lager di accoglienza, luoghi di disperata marginalità. Oppure a prodigarsi come prestatori d’opera preferibilmente volontari o prezzolati a suon di “buoni” in veste di comparse e figuranti, di portabagagli e ciceroni, perfino nei panni di gladiatori ormai legittimati dal Tar, per mettere in scena l’opera buffa o tragica di un paese retrocesso a merce di pronto consumo, all’outlet di se stesso.

Sia proprio maledetta quella nazione che condanna la povertà come fosse un vizio sconveniente e riprovevole. Maledetti quei governi che dopo averla prodotta, dopo aver sviluppato e fatto crescere insuperabili disuguaglianze, crea sempre nuove e più crudeli differenze, in modo che tutti si sentano minacciati e espropriati da chi è in un gradino ancora più sotto, visto come un pericolo, un attentato, un vulnus a uno stile di vita nel quale l’unico diritto conservato o meglio l’obbligo incoercibile è quello a “consumare”.

Si duole la sindaca Raggi che ha già dimostrato di volersi allineare a quel modello di sicurezza urbana che tanto piace ai sindaci Pd, Nardella in testa, proclamando l’intenzione di esercitare un pugno di ferro contro  ambulanti e pure contro gli occupanti delle case più  lesivo di bon ton e immagine degli affiliati a Mafia Capitale, per lo scarso numero dei suoi vigili urbani, che dovrebbero essere investiti dei nuovi compiti di tutela del decoro e del look della città.   Si duole di non poter fare un po’ d’ordine il più con il ripristino di antiche norme e il ripescaggio di reati mai abbastanza obsoleti. C’è da aspettarsi che i nuovi podestà o i perpetui sceriffi ricorrano a sanzioni per il pascolo abusivo e la raccolta di legna di legna nei boschi, o per la  spigolatura delle messi residuate dai raccolti, reati peraltro già previsti dal codice penale e che appartengono alla tipologia evidente dei crimini dei poveracci, immigrati, barboni,  vucumprà, accattoni, lavavetri colpevoli di respirare, vivere, sperare.

E dire che avevamo sperato che rompesse col passato e non col futuro. Invece bisognerà ricordarle che non basta innalzare il vessillo del reddito di cittadinanza se si ammaina la bandiera del diritto di essere cittadini.

 

 

 

 

 


Sicurezza in città? ribollita western

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

A volte ci capita ancora di interrogarci su quali motivazioni suggeriscano misure governative, presentate come interventi giuridici o amministrativi indilazionabili e resi necessari da caratteristiche d’urgenza, per lo più indecifrabili per noi comuni mortali benché siano accreditati come azioni promosse nel nostro interesse e per il nostro bene.

Adesso è la volta di un decreto per la sicurezza urbana che attribuisce poteri speciali ai sindaci, dei quali viene ampliato l’ambito di intervento, a detta di Alfano,  per fronteggiare forme d’incuria e degrado del territorio, attraverso nuovi strumenti normativi.

Se avevate dei dubbi, se nutrivate qualche sospetto, originato dall’ennesimo impiego gergale dell’inglese acchiappacitrulli, ci pensa a chiarire tutto il sostituto sindaco d’Italia, quel Nardella scelto accuratamente come opportuna fotocopia vivente dall’allevamento del giglio magico per garantire continuità alle politiche di oltraggio del premier, con quella spocchia sfrontata che sconfina in una grulla ingenuità, a conferma che ci ritengono  sprovveduti, scemiscemi, balordi e creduloni.

Arresti in differita, Daspo urbani, più poteri d’ordinanza  per “rafforzare il contrasto a condotte lesive del decoro urbano”, ampliamento dell’uso della videosorveglianza  “per il suo  grande effetto deterrente e dunque di prevenzione dei reati”, dovranno servire, per sua ammissione a limitare “la disponibilità delle città a ospitare cortei” in virtù della proibizione a  sfilare e manifestare in fragili centri storici, inviolati invece, si direbbe, da metropolitane, pavimentazioni azzardate, concessioni per convention e cene a amici e famigli, sopraelevazioni ardite, licenze arbitrarie. E anche a dotare i sindaci, ormai esplicitamente promossi al rango di sceriffi, di strumenti per una accoglienza oculata e lungimirante dei profughi, che, si sa, nulla manomette il decoro urbano più della presenza di neri, gialli, beige, a stazionare e bighellonare in giardini e aree pubbliche, guardando a panchine proibite in nome della tutela del bon ton e dell’eleganza, come si addice ai salotti d’Italia.

Ci avevano già preparati a questo le performance bipartisan di amministratori della lega ma anche del Pd, con i bus à la manière dell’Alabama, sedili “dedicati”, steccati, muretti discreti ma dall’elevato potere simbolico, con l’intenzione manifesta di accogliere e interpretare il malumore osceno delle maggioranze silenziose, autorizzate a gridare le ragioni del razzismo, della xenofobia, della domanda di pugno di ferro, della richiesta che regni l’ordine, quello della rinuncia volontaria a diritti e responsabilità, in cambio di una fittizia sicurezza, quella che riduce prerogative, oscura l’opposizione, nega aspettative, affoga la speranza nella neghittosa censura della visione del futuro.

I cittadini a  dire del Nardella, sono più “disposti a rinunciare ad una quota di privacy, in cambio di una quota ben maggiore di legalità e sicurezza”. E probabilmente più inclini a respingere tutto quello che potrebbe essere percepito come problema, come fattore “inquinante”, come pericolo, come minaccia, in periferie già degradate con un duplice effetto, risparmiare i benpensanti di serie A dallo spettacolo inverecondo di disperazione, miseria, emarginazione (i sindaci potranno accanirsi con particolare efficienza non contro abusi, speculazioni, affitti di pochi euro dedicati a un target privilegiato, criminalità il cui brand va dalla gestione dei rifiuti allo sfruttamento di merce umana, bensì contro mendicanti molesti, accattoni pervicaci, rom manolesta) e al tempo stesso contribuire allo sfacelo tramite guerre di poveri contro più poveri, in modo che le crisi diventino emergenza, così da autorizzare poteri speciali, repressione, leggi eccezionali e commissari straordinari, individuati per lo più nei sindaci stessi o in prefetti contigui.

Pare che alla maggioranza dei sindaci il provvedimento piaccia molto. E non stupisce, in fondo è il trend del momento innalzare muri, stendere fili spinati, proibire, marchiare anche con la forza: è il modo anche “amministrativo” di consolidare le disuguaglianze, di ripristinare differenze feudali, di stabilire discrezionali superiorità. Di rafforzare sospetto, diffidenza, paura, in modo da legittimare discriminazione e emarginazione. Di incrementare procedure di controllo sociale, invadenza, ingerenza indebite. C’è da aspettarsi che prestigiose agenzie di comunicazione si occupino del design per nuove stelle gialle, per contrassegni appropriati per mettere preventivamente in guardia la brava gente sui rischi di indesiderabili, intendendo così stranieri, diversi, oppositori, critici, matti, malati, ribelli. Insomma, noi.

 

 

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: