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La scuola va in Bianchi

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Draghi ieri ha firmato  il nuovo Dpcm del “nuovo corso” che prevede la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado nelle zone rosse o dove l’incidenza del virus è di 250 casi per 100mila abitanti, rilanciando l’ipotesi di un allungamento del calendario scolastico.

Subito Michela Marzano, filosofa impegnata secondo Wikipedia sul tema “del posto che occupa al giorno d’oggi l’essere umano in quanto essere carnale”, accademica- insegna alla Sorbona di Parigi dove vive abitualmente, saggista: ha vinto un Bancarella con libro” L’amore è tutto. È tutto ciò che so dell’amore”, parlamentare nella componente “riottosi in quota Pd”  per poi passare al gruppo misto Partito Socialista, Liberali per l’Italia,  e editorialista del Giornale Unico Gedi per Repubblica e la Stampa, si sporca le mani con la realtà invitando a non perdersi in chiacchiere.

La soluzione cui dobbiamo contribuire tutti c’è: vaccino per tutti, insegnanti, bidelli, alunni, genitori, e Dad, che è faticosa, non piace nemmeno a lei che non è una nativa digitale, ma che “stringe i denti” utilizzando Wooclap e Moodle, creando contenuti interattivi, usando Wooflash e Wiki, come si conviene a questa odierna resistenza retrocessa a resilienza.

Basta con le polemiche, scrive,  che “impediscono solo di trovare soluzioni adeguate nell’attesa che un giorno, forse ancora lontano, tutto si rimetta a posto… con l’atteggiamento di chi negando l’evidenza  non riesce più a distinguere tra ciò che vorrebbe e ciò che è”.

Io fossi al Sorbona toglierei l’incarico a una che all’ombra della Bastiglia e in prossimità di Place de la Concorde, sferruzza le sue lezioni di resa, professa il tradimento di una professione che dovrebbe aiutare a cercare dentro e fuori di sé il meglio e a realizzarlo, impartisce lezioni di un realismo ottuso e miope che non permette di immaginare visioni e pretendere azioni che perseguano il bene.

Ma d’altra è invece in quella accettazione e in quell’assoggettamento che consiste l’atto di fede della superiorità occidentale incarnata dall’Europa e decantata dai suoi profeti che concepiscono la rinuncia a sovranità, alla tutela dell’interesse generale, alla dignità di lavoratori e cittadini come una doverosa abdicazione in nome del progresso, dello sviluppo e della lotta al biasimevole populismo dei piagnoni, dei disfattisti, nel cui esercito vengono arruolati insieme a vecchi istrioni e spaventapasseri impagliati, eretici e dissenzienti parimenti oggetto di ridicolo e deplorazione.

Adesso poi, che è in carica il governo degli incappucciati che mescolano litanie e minacce, serve ancora di più il richiamo all’immediato, al contingente in modo da rimuovere la cognizione dei danni del passato, del recente torto subito, dell’impossibilità di proiettarsi in un futuro, visto che  gli approcci finora adottati si sono rivelati criminalmente inadeguati, nel metodo e nel merito, ma rispettavano  e seguivano una logica che è quella che ha accelerato l’avvento del mammasantissima che la cupola imperiale ha mandato per occuparci, rendendo necessario ristabilire il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni a forza di intimidazioni, ricatti, timori ancestrali e richiami al pragmatismo, in modo da perpetuarne obiettivi e modalità.  

Non a caso il governo di elevato profilo con un’alta concentrazione di tecnici cui fa da fiacco contrappeso la compagine dei debosciati maneggioni, ha collocato un economista alla guida del Ministero dell’Istruzione, a confermare la volontà di rispettare quelle indicazioni sotto forma di raccomandazioni che ci ha trasmesso l’Europa per dare forma a una “alfabetizzazione culturale” dei partner e dei loro sistemi pedagogici nazionali doverosamente impegnati a adoperarsi e contribuire all’affermazione, alla manutenzione del modello di sviluppo economico e sociale e alla traduzione nella quotidianità dello stile di vita e di benessere che propone.

E difatti basta un breve scorcio al curriculum per capire l’inevitabilità della scelta di Bianchi:   advisor in  progetti di ricerca per istituzioni europee ed internazionali, quali Commissione europea, UNIDO (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale), CEPAL, IDB-Interamerican Development Bank, UNESCO, con particolare interesse per lo sviluppo industriale e l’innovazione di cluster di  imprese, consulente per l’analisi e l’indirizzo di sistemi formativi e di ricerca, attivo sui temi dell’industria 4.0, e dell’intelligenza artificiale (è stato fino a ieri direttore scientifico dell’Ifab, la Fondazione Internazionale Big Data e Intelligenza Artificiale per lo Sviluppo Umano). Chi poi volesse approfondire può sempre munirsi dell’agile volumetto per i tipi del Mulino che il Ministro aveva tempestivamente pubblicato e intitolato Nello specchio della Scuola, sottotitolo Quale sviluppo per l’Italia, che disegna le sorti progressive del Paese in preparazione del grande reset incardinate sui tre valori fondamentali come enunciati nel noto discorso di insediamento a firma Draghi Giavazzi: istruzione, ambiente, digitalizzazione e nella feroce  e sbrigativa retorica neoliberista che lo ispira.

E difatti l’istruzione secondo Bianchi non deve essere al servizio di principi e finalità arcaiche e regressive, quelle legate alla crescita della persona, alla sua elevazione e redenzione da condizioni di ignoranza e sfruttamento, quelle capaci di rafforzare e realizzare talenti, vocazioni, aspirazioni dell’individuo,  quelle che esaltano non il valore pratico- professionale dell’apprendimento, bensì la qualità e la potenza sociale e morale dello studio che solo apparentemente sembra  “disinteressato”, perché in realtà “l’interesse era lo sviluppo interiore della personalità”.

La scuola deve invece contribuire a quella che possiamo sbrigativamente definire la ristrutturazione del sistema economico in crisi e tentato dal suicidio, puntando a replicare con profitto le disuguaglianze che reggono il suo edificio pericolante con la formazione di un ceto dirigente oligarchico chiuso, impermeabile all’infiltrazione di pensiero critico e impenetrabile e di un esercito globale di esecutori, variamente formati grazie a una alfabetizzazione elementare, a uno slang riferibile solo alla decrittazione di codici e algoritmi,  alla valorizzazione di specializzazioni talmente specifiche da ridursi  a un comando e a un gesto, come avviene già per i professionisti/soldati che premendo un tasto sganciano le loro bombe a migliaia di chilometri di distanza.

A quello devono gli  investimento, a tesaurizzare le scuole e gli alunni in modo da rendere le une  attrattive e gli altri appetibili sul mercato, sicché il diritto all’istruzione diventi il dovere di  generare profitto per altri, secondo regole e obiettivi cui non servono fabbriche, campi, miniere, se non nelle remote province, ma movimentatori di merci, addetti alla logistica, traghettatori e ripetitori di informazioni e funzionari al servizio della produzione e circolazione di dati.

Va dato atto che Bianchi arriva ultimo in un processo al quale hanno collaborato in forma bipartisan ma con un più robusto contributo della fronda riformista un buon numero di demolitori creativi:  ministri confessionali, come Mattarella, Russo Jervolino, Bianco, accademici come Luigi Berlinguer o Tullio De Mauro, faccendieri a mezzo servizio delle parificate  come la Gelmini, la Moratti, la Fedeli o l’Azzolina, comunque tutti consapevoli che gli ignoranti hanno le armi spuntate per ribellarsi, che il sapere rende e dunque chi possiede e vuole sempre di più, lo tiene per sé e lo nega a chi potrebbe emanciparsi grazie alla conoscenza, all’accesso e  alla “padronanza” dei mezzi di produzione, dunque al potere.

È per quello che ben oltre a quello che scriveva Gramsci: “…lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza”, la gestione della pandemia, dopo l’attuazione dei principi della Buona Scuola renziana,  concorre a rendere la scuola pubblica complicata, noiosa, frustrante, un peso e una pena da aggirare se si può e quando si può, preferendo istituti più dinamici, aperti, divertenti, gratificanti grazie al contributo di famiglie consapevoli del futuro dinastico della progenie, del suo destino di dirigenza ferocemente stupida e ottusamente crudele.

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Arcuri, finché c’è virus c’è speranza

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non si fa in tempo a tirare un sospiro di sollievo che ti arriva un’altra bastonata. Così c’è da temere che in vena di commissariare l’indegno vertice della Regione Lombardia il grande timoniere collochi al suo posto un ammiraglio o altro generale, purché non della Guardia di Finanza, che anche coi competenti è meglio non esagerare.

Resta da immaginare che prestigioso incarico si troverà per il reprobo e i suoi cari, in veste di boiardi o boia che dir si voglia, se Domenica Arcuri cui sono stati riservati gli encomi d’obbligo, resta in sella inviolabile,  inalienabile e anche un bel po’ incazzato per la rimozione ingiustificata, in Invitalia,  l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del Ministero dell’Economia, e candidato non smentito per Cassa Depositi e Prestiti, le due major dell’assistenza a chi ha a spese di chi non ha.

Non si può certo dire che sia stato catapultato dalle stelle alle stalle, il Wolf “risolvo problemi” di Conte, che conserva la facoltà di eseguire il mandato- lo chiede l’Europa- di dare rinnovato vigore alla vocazione di uno stato espropriato di sovranità a elargire investimenti pubblici per sostenere le imprese, accuratamente selezionate secondo i criteri della distruzione creativa che prepara il grande reset. Affondando quindi i piccoli navigli, favorendo megalomani concentrazioni e dando pane per i denti di multinazionali bulimiche che ormai fanno affari autoriproducendosi con la circolazione di dati, così da non aver bisogno di dipendenti molesti visto che noi stessi contribuiamo al loro business, da utenti, clienti e informatori.

Tanto più che resterà nel contesto- quello dei brand della pandeconomia- nel quale ha fatto valere le sue qualità di manager, se verranno confermati i fatti dai quali hanno preso le mosse alcune procure a proposito della fornitura di mascherine e sul ruolo di broker come tal Benotti, le cui conversazioni con il Commissario,  che le ha smentite facendo intendere che si trattasse di uno stalker, sedotto dal suo ineguagliabile carisma,  in numero di oltre 1000 fanno sospettare mallevadorie e traffici opachi quantificabili in 70 milioni.

E non abbandonerà nemmeno l’altro business, quello che gli è costato lacrime dopo che ha versato il sangue dell’abnegazione continuamente rivendicata.

E d’altra parte mica è colpa sua se, dopo aver promesso vaccinazioni eque e solidali, universali e pure leggiadre, da eseguire in aggraziati padiglioni a forma di fiore, siamo precipitati nell’abisso del rischio, dopo Romania,Grecia, Polonia, Portogallo, oltre a Norvegia, Svezia, Finlandia, Slovacchia, Slovenia e Lituania, le grandi case, con le quali aveva trattato con piglio e arroganza padronale in veste di campione dell’Europa, sono venute meno all’impegno, ancorchè minacciate  di azione penale dal burbanzoso indignato.

Vedrete che supererà lo   smacco di vedere infrangersi il suo sogno davanti all’ipotesi che la salvezza venga concessa in caserma a cura di dimessi militari. che aver addirittura stanziato sibaritiche risorse  per rifornire il personale della somministrazione di apposito outfit da esibire nelle primule del costo di circa 400 mila ciascuna, quando dalla poltrona di Invitalia per la quale ha diritto a una remunerazione eccessiva perfino per gli standard indulgenti della Corte dei Conti, potrà dedicarsi alle trattative già intraprese per favorire l’ascesa monopolistica nazionale del vaccino di  Reithera sul quale ha investito   81 milioni di euro, acquisendo  una partecipazione al capitale  dell’azienda accreditata come fiore all’occhiello della ricerca  patria.  

In realtà non occorre il giornalismo investigativo per scoprire che quella che la stampa ha definito la innovativa società medicale romana e che ha conquistato il grosso della filiera di sperimentazione e produzione sul suolo italiano anche grazie ai  finanziamenti ricevuti dalla Regione Lazio, è in realtà controllata al 100% da Keires AG (società svizzera di diritto privato). Accaparrati i quattrini di Invitalia, Reithera  ha dichiarato di voler impiegare 69,3 milioni di euro nelle attività di ricerca e sviluppo per la validazione e produzione del vaccino anti-Covid allo scopo di raggiungere una capacità produttiva di 100 milioni di dosiall’anno, investendo il resto nell’ampliamento dello stabilimento di Castel Romano.  

Ecco spiegato perché dinamici marpioni restano inamovibili al loro posto, quando corrispondono alle esigenze combinate di sviluppare un comparto che si presenta promettente dal punto di vista economico, sociale e perfino morale, da quando la missione della politica consiste nella salvaguardia della salute come unico diritto e nell’investimento nel mercato della produzione dei farmaci come unico motore di competizione e profitto, e di ridurre poteri e sovranità della Stato all’obbligo di entrare direttamente nel capitale aziendale delle imprese, secondo la consuetudine che vuole le perdite a carico della collettività e i profitti a beneficio dei privati.

Insomma per i nostri Arcuri a ogni latitudine, finché c’è virus – c’è speranza.

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Vaccinazione Generale

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Draghi non è abbastanza onnipotente, checché ne dicano i giornali, da poter riesumare il Generale De Lorenzo,  in ausilio al  suo Piano Solo. Anche il nome si adatta bene, visto che il Presidente del Consiglio  dimostra di voler  navigare in solitario nel mare burrascoso, prendendo decisioni, nominando i suoi sottotenenti di vascello e assoldando gli scagnozzi con lo staffile per farci vogare con maggiore spirito di corpo.

E difatti dopo aver scelto come capo della Protezione Civile un ingegnere  – già testato e molto apprezzato da Bertolaso creativo inventore dell’uniforme del Dipartimento- che vanta però anche una esperienza giovanile nel Sisde oggi Aisi, agenzia informazioni e sicurezza interna, tornata sotto l’egida di Franco Gabrielli che ne fu il primo direttore, ha deciso la sostituzione di Domenico Arcuri nel ruolo  di commissario straordinario per l’emergenza Covid, con  Francesco Paolo Figliuolo, un alpino, Generale di Corpo d’Armata.  

Del Generale molto effigiato col suo un ricco medagliere,  sappiamo che è originario di Potenza, che ha conseguito tre lauree: in Scienze Politiche presso l’Università di Salerno, in Scienze Strategiche e relativo Master di 2° livello presso l’Università di Torino e in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Trieste,  che è Capo Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore della Difesa, e dal 7 novembre 2018 Comandante Logistico dell’Esercito. E che in  ambito internazionale è stato Comandante del Contingente nazionale in Afghanistan, nell’ambito dell’operazione Isaf e   Comandante delle Forze Nato in Kosovo.

Il primo commento del neo incaricato di gestire il piano per la campagna vaccinale per arrivare a almeno 600 mila dosi al giorno, come raccomandato dal Presidente del Consiglio nel suo discorso di insediamento  «Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private», è stato  «Metterò tutto me stesso e tutto l’impegno possibile per fronteggiare questa pandemia. Lavorerò per la nostra Patria e i nostri connazionali».

Era ormai qualche mese che non sentivamo più echeggiare i richiami all’amor patrio dei primi tempi, o il Silenzio che aveva accompagnato virtualmente le immagini dell’operazione Fidelium  di un anno fa, quando 100 uomini e 50 veicoli vennero impiegati per aiutare la Prefettura di Bergamo nel trasporto dei  feretri, a bordo dei camion, nemmeno gli inni, gli squilli di tromba e quei toni marziali che avevano accompagnato l’arrivo sul sacro suolo dei primi convogli recanti la salvezza in fiale, da mantenere rigorosamente, si diceva allora, a temperature polari e cui sarebbero seguite, si diceva allora, altre dotazioni fino a garantire l’incolumità per tutti, compresi gli inutili.

Ci  ha pensato Draghi, il nostro uom fatale,  a restituire alla narrazione i toni epici che merita, trovando immediata risposta nel riconfermato Ministro Guerini e nel  nuovo capo di Stato Maggiore, Serino, che ha raccolto il testimone del suo predecessore dando il via alle vaccinazioni degli italiani a cura dell’Esercito:   a Milano, 1.300 persone al giorno, presso il Centro ospedaliero militare, e intenzionato a mettere a disposizione del Paese uomini e risorse, dai 900, tra medici e infermieri in divisa, già impegnati nell’emergenza sanitaria, ai 140 drive through (i punti di prelievo mobile) utilizzati in tutta Italia per effettuare i tamponi alla popolazione e che da ora potrebbero essere trasformati in centri per l’immunizzazione dal Covid.

Ma la guerra mica si può fare solo con le siringhe, proprio mentre Senato e Camera votavano la fiducia al Governo Draghi, il ministro riconfermato partecipava al Consiglio Nord Atlantico, che doveva votare l’ulteriore aumento della spesa militare da parte degli Alleati europei, che peraltro  l’avevano già accresciuta di 190 miliardi di dollari rispetto al 2014.

Non occorreva nemmeno la riconferma dell’atto di fede nell’Europa e del patto di sangue con gli Usa tornati più forti e belligeranti grazia a Biden, per bocca di Draghi al vertice dei capi di Stato e di governo, che subito Guerini ha voluto esagerare  garantendo l’impegno dell’Italia ad aumentare gli “investimenti” per la pace da 26 a 36 miliardi di euro annui, aggiungendo agli stanziamenti della Difesa quelli destinati a fini militari dal Ministero dello sviluppo economico: 30 miliardi più 25 richiesti dal Recovery Fund e destinando  almeno il 20% della spesa militare all’acquisto di nuovi armamenti. Impegno subito sancito nei giorni successivi con la firma di un nuovo accordo stipulato tra 13 paesi Nato più la Finlandia, lo  Air Battle Decisive Munition,  che prescrive l’acquisizione  per i partner di una dotazione di “missili, razzi e bombe”,  decisiva per il successo in  combattimenti aerei.

D’altra parte il messaggio è che la lotta alla peste è una battaglia per la sicurezza che ha già impegnato durante i momenti cruciali 70.000 agenti delle varie forze di polizia schierati sul territorio per controllare il rispetto delle norme emanate dai DPCM la cui inadempienza bolla  gli italiani e le italiane come potenziali criminale, e per il ripristino della legalità, sicché il sospettato che resta a praticare l’affarismo opaco a norma di legge nell’ente statale, viene sospeso dalle mansioni di faccendiere dell’emergenza delegate a un militare, in veste di braccio armato dell’ordine economico.

E difatti in nome della crociata, santa e sanitaria abbiamo permesso l’instaurazione di uno stato di guerra con tanto di leggi marziali, presidio dei confini anche interni, coprifuoco, esigendo anche l’obbligatorietà delle cure, tra Tso per i dissidenti e vaccinazione obbligatoria, e la deportazione quotidiana su mezzi a rischio di contagio di lavoratori e operai obbligati dal bisogno a recarsi ugualmente ai lavori forzati per produrre e bombe a mano o biscotti senza olio di palma da recare nelle case dove altri connazionali erano sequestrati in nome della salute, dopo che era già stato avviato l’olocausto degli anziani e dei vulnerabili e si metteva mano al sacrificio dei malati del “prima” cui negare assistenza e cure.

E tanto per completare il quadro, l’informazione ai cittadini veniva erogata grazie a bollettini dal fronte, messaggi a reti unificate e giornali unici, per propagandare i valori della paura e della sottomissione promosse a virtù civile.

Si vede che ha cominciato a farsi strada anche nei ceti superiori il timore che non bastasse il culto della scienza combinato con la persuasione morale in favore del senso di responsabilità, l’adesione al vaccino come dimostrazione di coesione sociale e senso di appartenenza in contrasto con l’ignoranza populista, forse a causa dell’annessione alla compagine governativa  dei pericolosi beceri dei quali nobili padri della patria tornano a riconoscere i meriti civici, come quando dichiaravano di trattarsi di costole della sinistra.

Serviva qualcosa di più muscolare per prevenire prevedibili e inesorabili moti di piazza e assalti ai forni, che potrebbero ostacolare il grande reset, quel dopo disuguale ma digitale e dunque  sanificato e asettico, che non vuole le smargiassate di Bava Beccaris e non ha bisogno di Tambroni che tanto ogni forma di dissenso è stata integrata, corrotta, comprata o zittita.

E dire che il Covid era stato definito un nemico invisibile altrimenti con tutte questo affannarsi finivano per contrastarlo con un’atomica, indifferenti come sono a eventuali effetti collaterali, che, come sempre succede nelle guerre, sono fatali e incontrastabili, e a volte anche profittevoli in forma di soluzione finale che fa piazza pulita di improduttivi, parassiti, marginali,  che non intendono collaborare alla distruzione creativa pensata per il nostro domani.

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Esperto di macerie

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Wikiquote trabocca di massime sulla storia che non insegna nulla. Varrebbero anche per l’esperienza in modo da dare risposta agli interrogativi sull’ostinazione insensata che spinge qualche sventato a sposarsi due o tre volte, qualche ghiottone a mangiarsi la peperonata la sera pur conoscendone gli effetti gastrici, qualche sconsiderato a rivotare per il Pd.

Che l’esperienza non sia buona maestra lo dimostra la fiducia che si ripone nei competenti che confermano di non farne buon uso, o, peggio, di impiegarla per fini personali, e che hanno costellato la loro carriera di fallimenti inettitudine previsionale, basando il loro giudizio e la loro lettura dei fenomeni sul sapere accumulato più che sulla realtà che li circonda, restii come sono ad ammettere che possa esserci qualcosa che sfugge al loro sapiente e occhiuto controllo (ne ho scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2021/02/14/i-competenti-e-se-fossero-stupidi/).

C’è da immaginare che la loro fama inattaccabile e il loro credito si debbano alla potenza incrollabile  esercitata dalla loro lobby e spiega il successo di produttori di fiaschi a ripetizione e di documentati insuccessi che resistono alla verifica dell’efficacia e del passaggio di un accadimento dalla cronaca alla storia.

E forse spiegherebbe la decisione del presidente del consiglio che interpreta la discontinuità a modo suo e in forma intermittente, tanto da sostituire il capo della protezione civile, il dottore commercialista prestato alle emergenze Borrelli, con quello che c’era prima, Fabrizio Curcio, dimissionario nel 2017 per motivi personali dopo due anni alla guida del Dipartimento.  

Il suo curriculum racconta che è laureato in Ingegneria e che per molti anni aveva lavorato come funzionario per i Vigili del Fuoco,. Ci racconta in un quadretto agiografico il sole 24Ore che da funzionario dei Vigili del fuoco coordina le operazioni durante il Giubileo del 2000 a Roma e affronta il terremoto di Umbria e Marche nel 1997.

Che dopo un’esperienza al Sisde (oggi Aisi, agenzia informazioni e sicurezza interna) – del quale c’è da temere farà tesoro – approda alla Protezione civile con Guido Bertolaso, crescendo  di ruolo e responsabilità quando Franco Gabrielli lo sostituisce. E dove “fa i conti con il sisma de L’Aquila (2009), in Emilia Romagna (2012) e con  il naufragio della Costa Concordia all’Isola del Giglio nel gennaio 2012“, meritandosi la promozione a Capo nel 2015  dove è impegnato “con le nuove emergenze, il terremoto del centro Italia del 2016 e 2017 innanzitutto”. 

Dopo le dimissioni dalla Protezione Civile, è stato incaricato di un progetto di ricerca per risolvere il problema dei roghi di rifiuti per poi essere nominato  capo del dipartimento Casa Italia, per lavorare a un progetto di messa in sicurezza del paese contro i disastri naturali.

Di lui si dice che sia “affabile ma riservato, infaticabile e determinato”, e che non rinunci alle “caratteristiche tipiche dell’ingegnere: la ricerca della soluzione e i mezzi per raggiungerla, l’organizzazione del lavoro e del gruppo, una certa serietà costante e necessaria a tenere sempre alta l’attenzione sul problema. E in più, ma indispensabile in Protezione civile, il senso del coinvolgimento del gruppo, della squadra, della partecipazione di ogni risorsa e competenza per riconoscere lo scenario e intervenire al meglio e al più presto”.  E come perla del suo curriculum una certa intraprendenza dimostrata dalla tempestiva e ardita decisione  di svegliare nel cuore della notte, circa le 4:00 del 24 agosto 2016,  l’allora presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per dargli la notizia del terremoto. 

Insomma sarebbero le referenze giuste per consegnargli la delicata materia della vaccinazione di massa, ragionevolmente ridotta alla “priorità alla prima dose” come risposta ai ritardi e alle insufficienze nelle consegne delle fiale, seppure meno efficace, come pare abbia suggerito quel professor Giuseppe Remuzzi, farmacologo di fama internazionale e direttore dell’Istituto Mario Negri, che verrebbe chiamato a svolgere un’attività di consulenza di alto profilo- come tutti i ministri e i sottosegretari in forza all’Esecutivo, a fianco di Draghi che ha avocato a sé ogni decisione strategica.

E per via dell’indole misurata e sobria, Curcio avrà il compito di mostrare il mutamento di rotta necessario a far dimenticare le acrobazie creative e spregiudicate del commissario straordinario. Che non è stato certamente il solo a trasformare il virus in un business declinato su vari brand della pandeconomia delle emergenze, a guardare i numeri dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza  su venti laboratori campione del malaffare: Milano, Roma, Napoli, Torino, Bari, Reggio Calabria, Prato, Messina, Trani, e che riguardano affidamenti di comuni, Asl e Regioni, con il posizionamento di avanguardia del Pirellone che un anno fa  tramite la sua  centrale acquisti (Aria spa) a corto di dispositivi di protezione per medici e sanitari comprava qualsiasi cosa con procedure di emergenza e senza farsi troppe domande e con una spesa sostenuta di 430 milioni di euro. Cui hanno fatto seguito innumerevoli casi che riguardano mascherine d’oro, vaccini di princisbecco, test molecolari, strutture ospedaliere provvisorie, per un bilancio di almeno due miliardi.

E allora siamo maligni a chiederci legittimamente se possa essere affidabile in qualità di vigilante e coordinatore di una crisi la stessa autorità che con medesime funzioni ha visto passare davanti ai suoi occhi, anche senza parteciparne, i traffici opachi consumati sui morti e i senzatetto dell’Aquila, il regime poliziesco instaurato per la detenzione, il confinamento e la deportazione gestiti in vigenza di Bertolaso, gli investimenti immobiliari del Cavaliere in New Town che non cancellavano la  vergogna dell’abbandono di una popolazione? E che poi era al vertice nel governo dell’emergenza nel cratere del sisma del Centro Italia, un posto diventato simbolo di un martirio che continua grazie allo sprezzante disinteresse delle autorità, che hanno smesso anche la celebrazione dei riti del compianto e le visite pastorali in favore di telecamere altrimenti spente.

E vi pare che “faccia curriculum” la sine cura successiva alle dimissioni, quell’incarico nel Dipartimento Casa Italia che sta alla sicurezza antisismica come il Jobs Act sta al lavoro e all’occupazione avendo lo stesso patron e che in attesa pure quello dei miracolistici fondi del Recovery ripete gli annunci del lancio di prodigiose iniziative in numero di 10 “per sensibilizzare i territori ad intervenire sulla messa in sicurezza antisismica di edifici pubblici esistenti, ai quali saranno applicate soluzioni innovative, che consentano di assicurare in modo esemplare la sicurezza degli edifici e l’adeguamento in termini di efficientamento energetico”, mentre intanto a distanza di quasi 5 anni la gente delle Marche, del Lazio, dell’Umbria patisce l’oltraggio di essere senza casa, senza lavoro, senza dignità.

E quando contemporaneamente a tanti buoni propositi che trovano un ulteriore incoraggiamento nelle magnifiche sorti e progressive della rivoluzione  digitale, si licenziano provvedimenti di “semplificazione” che favoriscono la gestione opaca di appalti, che disincentivano la vigilanza sulla sicurezza e la qualità dei lavori, che autorizzano abusi e illeciti.

C’è da mettere una mano sul fuoco sull’integrità di certi manager e sul disinteresse di certi decisori che hanno accumulato tanto da non dover rubare, ma consiglio di non sfidare le fiamme quando vengono prescelti dai loro affini o superiori per custodire le nostre vite.


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