Dopo le elezioni in Brasile conclusasi con la fuga in Usa di Bolsonaro e quelle in Israele che prefigurano l’ingovernabilità del Paese arrivano a grandi passi le elezioni di medio termine dove si attende una sconfitta dei repubblicani. Meglio non dare per scontati i sondaggi che servono a influenzare l’opinione pubblica piuttosto che a darle voce, ma c’è la concreta ipotesi che i repubblicani si trovino in svantaggio sia al Congresso che in Senato. Questo è il prezzo che  Trump deve pagare per aver disatteso quasi tutte le sue promesse elettorali. Non ha posto fine alla guerra in Ucraina, ha scatenato una guerra del tutto inutile contro l’Iran, che ha portato a un significativo aumento dell’inflazione, si è arricchito con attività illecite di insider trading e giochi sulle criptovalute, si è circondato di persone apertamente corrotte. Se effettivamente Trump diventasse un presidente zoppo che cosa potrebbe succedere?

L’ipotesi di impeachment è probabilmente remota anche perché sarebbe comunque una sorta di boomerang politico e poi perché, al contrario di quanto molti pensino, una classe dirigente in crisi ha scelto consapevolmente Trump per svolgere il lavoro sporco in Medio Oriente. Gli sarà permesso di continuare, se non altro per fornire un capro espiatorio all’opinione pubblica quando il conflitto iraniano sarà uscito dalla fase acuta e lo scontro in Ucraina si sarà concluso con la visibile sconfitta della Nato. A questo punto Trump farebbe comodo a tutti. Ma di certo il narcisismo del presidente gli imporrà di fare qualcosa per riscattare in qualche modo la sua figura. Per recuperare credibilità, potrebbe tentare di porre fine alle due guerre – in Iran e Ucraina – in cui è direttamente coinvolto e in questo caso la prima pedina a cadere sarà il Segretario alla Difesa, sempre che il Senato non avvii una procedura di impeachment direttamente contro Hegseth. Nessuno verserà una lacrima per lui. Le due persone dietro la guerra in Iran sono Susie Wiles, capo dello staff di Trump (e fidata collaboratrice di Netanyahu), e Jared Kushner, referente del Mossad oltre che suo genero. Ci sono moltissime ragioni, tra cui la corruzione, per licenziarli entrambi, tuttavia il fatto che Netanyahu non abbia subito una sconfitta chiara  nelle elezioni israeliane, sarà un bel problema per la Casa Bianca. Per mettere fine alla guerra in Ucraina sarà invece necessario sbarazzarsi del direttore della Cia, Ratcliffe. È infatti la Cia e non il Pentagono, a gestire la situazione a Kiev, ma sarà difficile liberarsi di Ratcliffe che è fortemente sostenuto dal  “deep state”, che è fiduciario dell’industria delle armi e che infine è sostenuto dai democratici che vogliono continuare la guerra e fornire ad essa una sorta di copertura.

Tuttavia il  vero disastro per Trump inizierà solo dopo lo scoppio della bolla dell’intelligenza artificiale, che trascinerà i mercati verso il basso: il danno al benessere delle persone sarà enorme e lui potrà fare ben poco per impedirlo. Ma mancano ancora alcuni mesi a quel momento. Dopodiché, sarà il Segretario del Tesoro Bessent a essere licenziato. Poi ci sarebbe il capitolo Cina che Trump ha affrontato in maniera demenziale mettendosi in una posizione di scontro diretto con un Paese che ha sei volte il numero di ingegneri degli Stati Uniti e che li  sta surclassando in settori come l’intelligenza artificiale, la robotica, la cantieristica navale, l’energia solare, la lotta alla desertificazione, la costruzione di ferrovie e ponti. Che, per giunta – last but no least – sta conducendo una lotta alla povertà del tutto sconosciuta in Occidente e in America in particolare. Questo però sarà il compito del prossimo presidente: se davvero alle elezioni di metà mandato si realizzasse una sconfitta repubblicana, Trump sarebbe già storia, già in qualche modo un ex presidente e la palla passerebbe e Vance e a Rubio che probabilmente si scontreranno nel 2028.