Quando nel lontano 1979 l’Ayatollah Khomeini prese il potere in Iran cominciò a definire gli Stati Uniti e l’Occidente in generale come il Grande Satana. A noi faceva ridere perché evocava i cosiddetti secoli bui, sembrava ingenuo, intollerante, fondamentalista e facilmente ignoravamo che Usa e Gran Bretagna avevano fin dal primo conflitto mondiale eliminato qualsiasi possibilità di democrazia, finendo per imporre una sorta di monarchia assolutista, la quale tra l’altro – su suggerimento di Londra – cambiò il nome del Paese da Persia a Iran per troncare i rapporti col passato. Arresti e torture si susseguivano incessanti da decenni mentre dalle parrucchiere si accumulavano rotocalchi sulle mogli e sulle ex dello Scià.

Però Khomeini non sbagliava: dopo aver consumato gli anni da bere ed esserne usciti ubriachi e intontiti, dopo aver constatato di essere stati derubati mentre eravamo in stato di ebrezza, forse quella definizione non pare poi così ingenua nemmeno a noi. Lo ha dovuto constatare anche il neo presidente iraniano Masoud Pezeshkian, un chirurgo eletto a sorpresa dopo la morte del presidente Raisi in un incidente, il quale fa parte di quella classe “internazionale” attirata come i moscerini della frutta dal globalismo e dalle brochure stampate a Washington e con l’esaltazione dell’America oligarchica, spacciata come terra di libertà. Ovviamente sono immaginazioni, anche se conosco abbastanza bene i miei polli: fatto sta che il chirurgo Pezeshkian, fidandosi incondizionatamente dell’Occidente ha creduto alla balla Usa secondo cui se l’Iran si fosse trattenuto dal lanciare missili di rappresaglia contro Israele, Netanyahu avrebbe fermato il massacro dei palestinesi, avrebbe approvato il raggiungimento di un cessate il fuoco e perfino che sarebbero state poste le basi per uno stato palestinese.

Invece proprio il cessate il fuoco promesso era una trappola mortale. Secondo il ministro degli esteri libanese, Nasrallah, il capo politico di Hezbollah, aveva accettato di dichiarare un cessate il fuoco e stava incontrando un generale iraniano per discutere della questione, quando entrambi sono stati assassinati dagli israeliani. Insomma una trappola per stanarli. Inoltre i funzionari statunitensi hanno detto ai media di aver coordinato la proposta di cessate il fuoco con Israele e di essere rimasti “frustrati” perché Netanyahu l’aveva respinta. Ma gli Usa non hanno esercitato alcuna pressione reale su Israele affinché accettasse il cessate il fuoco. Lo stesso giorno in cui Netanyahu l’ha respinta, Israele ha annunciato di essersi assicurato altri 8,7 miliardi di dollari in aiuti militari da Washington.

Per fortuna Pezeshkian ha riconosciuto di essere stato ingannato e di avere ritardato per mesi la risposta militare iraniana all’assassinio del capo di Hamas, Haniyeh avvenuta a luglio, fidandosi delle rassicurazioni e delle promesse americane, rivelatesi poi completamente false. Forse voleva a tutti i costi crederci, forse ha compreso che ormai l’Ayatollah Ali Khamenei, aveva perso la pazienza. Magari ora anche Pezeshkian pensa che non era del tutto sbagliato parlare di Grande Satana. Non è mai troppo tardi, nemmeno per quelli che credono che tutti i missili iraniani sono stati abbattuti o avevano creduto che la Russia avesse finito missili e munizioni già dopo un mese di guerra. Del resto, come appare nell’immagine a sinistra, sulle basi israeliane colpite sono apparse nuvole elettroniche che impediscono di valutare i danni.