Non c’è nulla da fare, la confusione cognitiva e l’adeguamento alla menzogna, sono più forti di qualsiasi evidenza. Così la stampa occidentale continua ad accreditare le false vittorie di Kiev anche quando si tratta palesemente di bugie: forse pensano che parlando di vittoria la vittoria arrivi davvero. Da due anni è sempre la stessa storia: il governo ucraino afferma qualcosa e i media occidentali lo stampano come se fosse realmente accaduto, poi quando tutto viene smentito la notizia sparisce semplicemente dalle pagine, così come dovrebbero sparire – spero fra non molto – editori e giornalisti che si prestano a questo gioco.

I giorni scorsi sono stati particolarmente ricchi di vittorie per il regime di Kiev e per la Nato che lo gestisce come una marionetta, soprattutto perché c’erano da nascondere gli sfondamenti delle truppe russe in varie parti del fronte e le altissime perdite ucraine sia in uomini che in mezzi nella difesa di Chasov Yar. Il clou è stata la supposta distruzione di sei aerei da guerra, di tipo non ben specificato, all’aeroporto di Morozovsk, in seguito a un massiccio attacco di droni. La parte russa ha confermato gli attacchi con nugoli di droni – 44 per la precisione – il cui tipo sarà accertato dai detriti, ma ha anche asserito che l’assalto non ha provocato danni significativi: 26 droni sono stati intercettati dai sistemi missilistici di difesa aerea Pantsir-S1 e 18, altri sono finiti fuori obiettivo. Sulla base dei video circolati online, è evidente che i droni volavano a un’altitudine estremamente bassa, aumentando il livello di furtività, ma sono stati lo stesso intercettati. I detriti hanno colpito alcuni edifici provocando solo modesti danni estetici e anche la sottostazione elettrica provocando una breve interruzione di energia elettrica. L’assenza di danni significativi, come del resto appare dalle foto satellitari, due delle quali in apertura del post, è stata confermata persino dall’Isw, Institute for the Study of War, una pubblicazione antirussa e di fatto l’ennesima mascheratura della Cia.

Nessun media maistream però ha riferito che ieri la resistenza filo-russa di Odessa ha effettuato un’operazione di sabotaggio, a seguito sono state distrutte le strutture delle forze armate ucraine nel villaggio di Avangard. Anzi il fatto stesso che possa esistere una resistenza filo-russa è un’eresia di cui non si deve parlare perché costituisce una confutazione di tutto il castello di carte narrative messe insieme negli ultimi due anni.

Purtroppo la valanga di notizie false e di affermazioni su presunti successi ucraini sono una delle ragioni principali per cui i più ottusi nel pubblico occidentale credono ancora che l’Ucraina possa vincere la guerra. Ma invece di un nuovo approccio, si continua con il vecchio schema: la Nato riflette su come aiutare l’Ucraina senza provocare una guerra aperta con la Russia e non riesce, alla fine, a fornire il tipo di assistenza necessaria per invertire il corso del conflitto. Un altro modello consolidato e certamente efficace è la ripetizione del linguaggio binario moralistico. L’Occidente “non può lasciare che la Russia vinca”. L’ordine basato sulle regole” potrebbe venire meno. Poi c’è la nuova teoria del domino: se l’Ucraina cade, le orde russe si riverseranno più a ovest. La personalizzazione del conflitto su un uomo malvagio, Vladimir Putin, rappresenta una lotta manichea tra il bene e il male, la democrazia e l’autoritarismo, la civiltà e l’oscurità. Una tesi francamente infantile e ridicola che può essere presa come misura del QI: se ci credi, bè condoglianze al neurone. Abbiamo tutti sentito l’obiezione secondo cui semplicemente non ci si può fidare di Putin e che egli non vuole altro che la completa eliminazione dell’Ucraina come Stato indipendente: però è proprio la cieca continuazione del disfunzionale Piano A dell’Occidente che minaccia in termini reali l’esistenza dell’Ucraina. Siamo dominati da un’atmosfera di menzogna simile a quella che regnava nella Germania nazista quando Goebbels annunciava un giorno sì e l’altro pure che Stalingrado era stata catturata e che c’erano solo scaramucce per le strade.

Le élite politiche cercano di districarsi tra la continuazione della retorica vittoriosa che sta ormai marcendo per scadenza dei termini e la realtà. Balbettano e incespicano, ma non sono in grado di uscire dal labirinto in cui si sono cacciati e in cui ci hanno cacciato: solo un cambio di regime potrà favorire il ritorno alla sanità mentale e al realismo.