Sardine, suicidio operoso

Sardine-con-Benetton-720x300Adesso i fan delle sardine, quelli che hanno accolto il fenomeno con la benevolenza emotiva di chi scollega il cervello, nel caso esista, sono tutti attoniti e fanno i pesci in barile, si chiedono per quale motivo il  capo branco  Mattia Santori e i suoi attendenti siano andati in pellegrinaggio da Benetton, si siano fatti ritrarre durante questi atti politici osceni in luogo pubblico e si siano persino esposti alla sulfurea stupidità da salotto di Oliviero Toscani il quale ha pensato bene di sottolineare che chissenefrega delle vittime del ponte. E’ come suicidarsi, buttandosi metaforicamente dal Morandi fisicamente crollato, ma simbolicamente ancora presente. Possibile che non lo abbiano compreso, che abbiano commesso un errore così clamoroso? Invece lo hanno capito benissimo, anzi lo hanno fatto apposta proprio per mettere fine a un movimento creato ad hoc per appoggiare il Pd nelle elezioni regionali e consentirgli di mantenere la roccaforte emiliana con tutto il suo apparato economico e la sua fetta di capitalismo di relazione. Per la verità tutto lo denunciava con chiarezza cristallina a chi non aveva la vista appannata: dalla nascita improvvisa delle sardine, impossibile senza un’organizzazione, dal fatto che i messaggi di convocazione partissero dalle email delle sedi piddine, dalla assoluta vacuità del discorso che si riduceva ad adunate piazzaiole senza costrutto e rivolte esclusivamente contro Salvini, dal servilismo del lobbista che faceva da guida  secondo cui la buona politica consisteva nell’ubbidire agli esperti: il lezzo di letame tecnocratico prendeva alla gola.

Persino la stessa stampa mainstream che metteva quotidianamente sull’altare le sardine come se fossero messaggeri del nuovo, non poteva evitare di ricostruire i fili che conducevano al burattinaio, ovvero Prodi, il Vaticano, Sant’Egidio, la Cei, gli ex vendoliani e persino l’arcivescovo di Bologna, insomma la sinistra da oratorio e da coop, che secondo un’inchiesta del L’Espresso stava dietro al fenomeno perché oltre agli interessi materiali da difendere, cercava anche un qualche generico megafono. Ma chi aveva qualche difetto di vista aveva bisogno di un faro, di un riflettore a punto per leggere i contorni delle cose: ed ecco la scampagnata con Benetton, uno spot che non lascia scampo nemmeno alle più vaghe buone intenzioni.

Si sa che una volta colpita una biglia è difficile prevederne tutte le dinamiche e in una situazione assolutamente magmatica come quella attuale, c’era anche la possibilità che pur nate dentro un quadro assolutamente strumentale e politicamente neutro, devoto al pensiero unico, alle sue etichette e parole d’ordine, alla fine le sardine o parti di esse potessero sviluppare direzioni autonome come già si era avuto sentore quando il gruppo romano voleva coinvolgere Casa Pound. Magari col tempo avrebbero potuto anche andare in lotta di collisione col creatore e comunque contribuire a movimentare uno stagno politico che non vuole e non sopporta increspature. Così, una volta ottenuto lo scopo per il quale la rappresentazione era nata, meglio terminare la commedia, vendere gli abiti di scena e alzare il sipario che nascondeva la vera costellazione di potere e di interessi che si nascondeva dietro i pesciolini per azzerare tutto:  di certo Benetton era l’immagine simbolo più efficace per questo scopo, una lama di coltello per trafiggere qualsiasi illusione. Anzi qualcuno ha visto in questo incontro con il magliaro autostradale  una sorta di suicidio operoso che mentre mette sotto sale le sardine allude a future alleanze e il fatto che la sia stato l’Espresso, di proprietà degli Agnelli, a mettere chiodi sulla bara potrebbe farlo pensare.

Tutto questo però ci parla della potenza assunta dal potere reale che è in grado di creare una rappresentazione, di mandarla in streaming per scopi generali o anche limitati e di fermare la trasmissione quando le conviene, riuscendo a coinvolgere le persone anche in presenza di contraddizioni, di vuotaggini e di palesi strumentalizzazioni. Il potere è diventato una specie di Netflix che produce serie televisive i evasione, sempre uguali ma con diverse ambientazioni. Non resta che prendere atto della fine delle Sardine, accontentarci per ora dei Bassifondi di Conte e aspettare la saga dei Draghi. Buona visione.

 

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